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Benevento, 06-07-2024 17:09 ____
Francesco Maria Rubano riapre una vecchia e mai risolta questione. Quella dei Consorzi Rifiuti e dei lavoratori abbandonati a se stessi
Il parlamentare di Forza Italia ha presentato una interrogazione con la quale chiede allo Stato di ottemperare alla decisione della Corte Europea dei Diritti dell'Uomo
Redazione
  

Il parlamentare di Forza Italia, Francesco Maria Rubano (foto), ha presentato una interrogazione al presidente del Consiglio dei ministri, al ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali ed al ministro per la Pubblica amministrazione sulla vicenda, mai risolta, dei Consorzi dei Rifiuti e quindi degli ex dipendenti loro appartenuti.
"La Legge regionale della Campania numero 10/1993 e successivamente il Decreto Legge numero 61/2007 - scrive Rubano - hanno istituito i Consorzi per lo smaltimento dei rifiuti, con l'obbligo per i Comuni campani di avvalersi, in via esclusiva, di questi per lo svolgimento del servizio di raccolta differenziata.
La Legge regionale aveva suddiviso l'intero territorio regionale in 18 Consorzi di bacino (enti pubblici), con lo scopo di gestire e razionalizzare l’attività di raccolta differenziata.
Nel corso dell'emergenza rifiuti degli anni 1994-2009, i Consorzi di bacino vennero configurati come consorzi obbligatori per la gestione e il coordinamento della raccolta differenziata, ai quali i Comuni avevano l'obbligo di aderire, pagando la "quota consortile".
Tuttavia, l'intero sistema dei Consorzi si rivelò fallimentare.
Essi rappresentavano uno strumento di moltiplicazione dei costi ed offrivano un servizio di gestione dei rifiuti non efficace.
I Comuni continuavano ad affidare il servizio di raccolta rifiuti a terzi, impiegando personale diverso rispetto a quello dei Consorzi, con grave pregiudizio di questi ultimi.
Nel 2010 i Consorzi dichiararono la crisi di liquidità e sospesero i rapporti di lavoro in essere.
Successivamente vennero messi in liquidazione e i lavoratori lasciati senza garanzie sullo stipendio o su qualunque altra forma di sostegno al reddito.
Alla sospensione, i 18 Consorzi, a livello regionale, avevano circa 3.000 lavoratori a tempo indeterminato.
Alcuni vennero riassorbiti da altri enti, molti rimasero disoccupati.
Nello specifico, 72 dipendenti a tempo indeterminato dei Consorzi intercomunali per lo smaltimento dei rifiuti nella provincia di Benevento (Bn1, Bn2 e Bn3) presentarono un ricorso contro i datori di lavoro per l'accertamento dell'illegittimità del provvedimento di sospensione dell'attività lavorativa, l'immediata reintegra, oltre al pagamento di tutte le retribuzioni non corrisposte.
Nel 2011, il Tribunale di Benevento accolse le domande cautelari, confermando anche nel successivo giudizio di merito, il ripristino del rapporto di lavoro e la condanna al pagamento di tutte le differenze retributive alla data della sospensione dell'attività.
Tale decisione venne confermata dalla Corte d’appello di Napoli e dalla Corte di Cassazione.
Ciononostante, i soggetti liquidatori dei Consorzi Bn1, Bn2 e Bn3 non hanno adempiuto all'obbligo di reintegra e, quindi non hanno pagato le relative retribuzioni.
Nel 2015 questi lavoratori hanno nuovamente adito l'autorità giudiziaria, con procedimenti monitori per il pagamento delle retribuzioni mai corrisposte.
I soggetti liquidatori avviarono le procedure di licenziamento dei lavoratori, atto dichiarato illegittimo nei tre gradi di giudizio, con ulteriore condanna al risarcimento danni e reintegra, ancora una volta non eseguita.
Molte delle azioni esecutive intraprese anche dinanzi al Tar non hanno avuto esito positivo per la dichiarata impignorabilità dei crediti del consorzio.
Negli altri casi di accoglimento, il giudizio di ottemperanza non ha avuto esito positivo per la mancanza di beni sui quali sodisfare i crediti.
Nel 2018-2019, il Consiglio di Stato affermò reiteratamente l’inapplicabilità del giudizio di ottemperanza per l’esecuzione di condanne ottenute in sede civile nei confronti dei consorzi.
Nel 2021, i lavoratori degli ex Consorzi intercomunali Bn1, Bn2 e Bn3 si rivolsero alla Corte Europea dei Diritti dell'Uomo (Cedu).
Il 20 ottobre 2022 la Corte con decisione numero 39637/21, ha accolto la dichiarazione unilaterale del Governo italiano con la quale si impegnava a corrispondere un risarcimento relativo "all'equo processo" e a garantire l'applicazione di tutte le sentenze emesse dai tribunali nazionali entro 90 giorni.
Il credito, riconosciuto nelle competenti sedi nazionali ed europee, maturato dai 72 lavoratori da quasi un decennio ammonta a circa 13 milioni di euro.
Tuttavia, questi non hanno ottenuto alcunché".
Rubano, quindi, ha chiesto "se e quali misure il Governo, per quanto di competenza, intenda adottare per risolvere tempestivamente la vicenda descritta in premessa, ottemperando ad obblighi assunti di fronte alla Cedu".

comunicato n.164929



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