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Benevento, 26-04-2024 20:17 ____
Far vedere le cose come sono e' certamente l'epigrafe che potrebbe essere assegnata allo storico Carmelo Lepore
E per noi crolla un mito. A Benevento al contrario di quanto si e' sempre detto, San Francesco non c'e' mai stato ed e' posticipata anche la costruzione del convento di piazza Dogana. La storia della citta' al convegno "Benevento nel Medioevo" per presentare i due volumi curati da Francesco Bove e Riccardo Valli. Siparietto tra Mastella e monsignor Accrocca
Nostro servizio
  

A Palazzo Paolo V è stata presentata la raccolta di saggi di storia medievale in memoria del professore Carmelo Lepore, "Benevento nel Medioevo" due volumi a cura di Francesco Bove e Riccardo Valli, Rubettino editore.
Molto interessanti le relazioni ma c'è stato anche il crollo di un mito per la città di Benevento.
E' stato detto autorevolmente che essa non ha mai avuto, almeno non ci sono prove documentali, la visita di San Francesco cosa di cui in verità eravamo oramai certi e di cui menavamo vanto.
Se ne era parlato ed affermato per il chiostro di San Francesco a piazza Dogana ma anche per il presepio che sarebbe rappresentato in una parte di pulvino del chiostro di Santa Sofia proprio su ispirazione di San Francesco.
Il convegno, condotto da Francesco Lepore, figlio di Carmelo, anch'egli storico e grande cultore della lingua latina, è stato introdotto dai saluti del sindaco Clemente Mastella che ha sottolineato come sia stato fatto emergere ciò che era carsico, nascosto e questo grazie ai due autori Valli e Bove.
Con Lepore torna un po' di nostalgia anche della mia giovinezza, ha proseguito Mastella. Egli era legato a Lepore anche dall'appartenenza allo stesso partito politico, la Democrazia Cristiana. Una bella epoca quella che abbiamo vissuto, ha detto il sindaco con nostalgia.
I longobardi li abbiamo immaginati sempre come dei barbari ma non è così ed erano anche persone scaltre ed intelligenti visto che riuscirono a fregare anche i carolingi.
Mastella ha avuto poi parole di affetto per Franco Bove, uno dei due curatori dei volumi, che è stato suo compagno di banco a scuola e già all'epoca, dai disegni che faceva, si capiva che non sarebbe mai divenuto un filosofo come lui.
Poi, a proposito dei luoghi museali cittadini, ha messo su un siparietto con l'arcivescovo Accrocca.
Spesso il nostro vescovo dimentica, ha detto Mastella, ma i soldi per dotare il Museo Diocesano di quell'ingresso li ha messi il Comune di Benevento (in verità il Comune ha compiuto la scelta di come investire quei soldi che gli sono però derivati dai Pics e quindi da fondi in conto capitale ndr) e ne usufruisce la Chiesa.
In realtà ne usufruisce la cittadinanza, ha subito replicato monsignor Accrocca.
Un siparietto tutto sul filo dell'ironia ma che forse qualche motivo, se è nato, pure ce l'ha o lo dovrebbe avere.
Mastella ricordando il passato ha poi citato la preside Collarile di appartenenza politica liberale.
Feci il professore nel suo Istituto e quando fu il momento le chiesi il voto per me. Lei mi rispose: Che mi fai fare... Metterò solo il tuo nome ma non la croce sullo Scudo Crociato...
A prendere la parola dopo Mastella è stata quindi l'assessore alla Cultura, Antonella Tartaglia Polcini che ha voluto unirsi alle parole ed alla attenta ricostruzione fatta della figura del preside Lepore, un uomo di grande fascino, rigore e comportamento.
Quelli presentati qui stasera, ha proseguito l'assessore, sono due volumi di grande forza evocativa ed è di grande autenticità prospettica anche la proposta che viene fatta dell'enclave pontificia di cui Benevento era parte.
La nostra città è in pratica un polo di attrazione di studi storiografici ed è un momento di grande importanza quello che ci viene offerto oggi, ha proseguito Tartaglia Polcini.
Delinea, è vero, la nostra città nel Medioevo ma riporta anche una città da rileggere nella sua storia plurimillenaria ha concluso l'assessore.
Dopo di lei è intervenuto l'arcivescovo Felice Accrocca, stimato storico, a livello nazionale, del francescanesimo, il quale ha confermato la sua stima per Carmelo Lepore a livello personale oltre che come studioso della chiesa beneventana nel Medioevo.
Lepore è stato uno studioso che ha dato credito solo al dato storico.
Nulla ha concesso alla propria fantasia ed al proprio arbitrio sottolineando peraltro ciò che non sta né in cielo e né in terra e dividendo abilmente l'oro dall'ottone, la realtà dalla favola.
Spesso il ruolo dello storico è anche quello di togliere, più che di aggiungere e nell'opera di restauro poco ci si preoccupa se cadono le "certezze". Buttare a terra le strutture significa anche costruire perché si va e si riprende dal terreno solido.
Quindi l'affondo di mons. Accrocca: Lepore ha scritto che la presenza a Benevento di San Francesco è solo una favola e ci ha ragione, ha detto il vesovo.
Era questo un dato assodato, cresciuto e sostenuto forse per dare lustro alla città, ma Lepore ha detto che sono solo stupidaggini e così è anche perché di ogni dato esaminato viene divisa la farina dalla crusca.
Lepore fa anche delle sue ipotesi ma sempre a ragion veduta e dopo tanto lavoro sulle sudate carte e questo gli consente di riportare anche particolari che sono sfuggiti addirittura a Stefano Borgia, lo scrittore del XVIII secolo, autore dei tre volumi su "Memorie istoriche della pontificia città di Benevento".
Dunque lo storico restituisce, per quanto possibile, ogni cosa ai fatti così come si sono svolti. Insomma il suo è il ruolo del poliziotto che si basa solo sulle prove concrete.
Mons. Accrocca ha concluso auspicando che gli altri lavori di Lepore, ancora nel cassetto, possano vedere presto la luce e tra questi certamente la vicenda degli ebrei a Benevento.
Francesco Lepore ha confermato che vi è un lavoro del papà Carmelo proprio sugli ebrei a Benevento dal X secolo al 1578. In un periodo, come quello che stiamo vivendo, in cui avanza prepotentemente e nuovamente l'antisemitismo, ha detto Lepore, è quanto mai utile ritornare su questo tema.
La parola è quindi passata ad Emanuela Prinzivalli, ordinario di Storia del Cristianesimo all'Università di Roma "La Sapienza", la quale ha esordito dicendo che quella di stasera è una doppia celebrazione, quella di una città e di chi ha saputo indagarla.
Ha quindi ricordato che Carmelo Lepore era nato nel 1939 a San Giorgio del Sannio ed il padre calzolaio lo aveva educato ai valori democratici.
L'Università la frequentò senza pesare sul bilancio familiare lavorando come segretario. Nel 1963 strinse un'amicizia eterna con mons. Laureato Maio ed avviò una ricerca documentaria per accrescere la coscienza civile della città.
Siamo di fronte ad una storia straordinaria di Benevento che ci fa capire anche quanto essa abbia influito sull'intero Paese.
La cosiddetta Longobardia Minore (che si differenzia, anche per la notevole, superiore durata, da quella Maggiore con capitale a Pavia ndr), è una storia di indipendenza.
Arechi II fu un re longobardo coltissimo e la sua opera è messa in luce con merito da Lepore che prosegue lo studio della storia di Benevento sotto i vari pontefici e con gli Statuti dl 1203 che stanno a significare proprio questo, la voglia di indipendenza.
Far vedere le cose come sono è certamente l'epigrafe che potrebbe essere assegnata a Lepore, ha proseguito Prinzivalli che ha concluso il suo lungo intervento analizzando la storia della Chiesa beneventana e gli Statuti che Lepore ci affida anche nella traduzione in italiano.
A questo punto a prendere la parola è stato uno dei due curatori dei volumi, Franco Bove, architetto, che ha sottolineato come fosse doveroso riproporre i saggi di Lepore a 10 anni dalla sua morte.
Ora da pubblicare sono gli Statuti del XV secolo anche per capire l'evoluzione che c'è stata da quelli del 1203.
Bove ha anche sottlineato la scoperta nel centro storico, a proposito del quartiere ebraico, di una vasca per tintori con ancora un pozzo da cui attingere l'acqua necessaria.
Questo anche per far capire che Benevento che ospitava gli ebrei non era affatto antisemita e per questo ritrovamento bisognerebbe fare qualcosa di simile al Museo Diocesano.
Due cose importanti si devono a Lepore, ha ancora detto Bove.
La prima è quella di aver liberato la storiografia beneventana da quelle che erano le influenze post-unitarie anticlericali. Poi di aver continuato l'opera di un illustre studioso, Franco Bartoloni, morto preocemente e che non aveva potuto analizzare tutte le fonti.
Lepore studiando i fondi pergamenacei della Biblioteca Capitolare, il fondo Sofiano, con sistematicità e rigore, è riuscito a dimostrare che, appunto, sia l'Alto Medioevo longobardo che la fase successiva, quella dell'enclave pontificia, segnano una crescita della città e non come si credeva di una sua diminuzione di ruolo e di importanza e che poi studiando gli Statuti del 1203 ha dimostrato che questa era molto simile, Benevento, ai comuni liberi del nord.
Questa è una importante acquisizione.
Riguardo poi la mancata certezza sulla presenza di San Francesco a Benevento, Bove ci ha detto che Lepore ha semplicemente liberato la leggenda visto che non c'è traccia documentaria di questa presenza ed ha posticipato la costruzione del convento di piazza Dogana precisando alcune date dimostrando che lo sviluppo della città dopo la fine del governo longobardo è uno sviluppo progressivo e non fatto da momenti straordinari ed esaltanti in cui entrano anche i monasteri prima ed i conventi poi.
lI primo dei due volumi contiene quattro saggi di Lepore, tre introvabili ed il quarto è addirittura inedito, le carte di Santa Maria di Porta Summa utile agli studenti perché contiene, tradotti, documenti inediti.
Il secondo volume contiene sei saggi di amici di Lepore, quello di Riccardo Valli che è molto raffinato in quanto è la traduzione e l'analisi di un testo agiografico; quello di Giovanni Atraldi sulle Istituzioni; quello di Franco Bove sull'urbanistica; quello di Italo Iasiello che guarda a posteriori quello che era il modo di giudicare il passato da parte degli intellettuali settecenteschi; quello di Maurizio Cimminio che riguarda la storia dell'arte soprattutto nel convento della chiesa di San Francesco e poi quello del figlio di Carmelo Lepore, Francesco, che è sul culto di Santa Maria.
A chiudere il convegno è stato Riccardo Valli il quale ha voluto ringraziare tutti coloro con cui ci sono stati rapporti fecondi soprattutto nel periodo dell'uscita della rivista "Studi Beneventani". Conservo per loro gratitudine ed affetto.
Francesco Lepore ha concluso i lavori chiedendo al sindaco di valutare la intitolazione di una strada a Carmelo Lepore. Mastella ha risposto che lo farà la prossima settimana in Giunta.
Ringrazio tutti, ha detto Lepore, ma personalmente mio padre, deceduto il 29 settembre, anche perché se oggi commento in latino i fatti quotidiani in una rubrica su un quotidiano, è per un lascito di cultura fattomi da mio padre.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

comunicato n.163657



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