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Benevento, 08-02-2024 21:35 ____
Sul tema "Mogli contro mariti" si e' svolto il "Certamen theologicum 2024" voluto dall'arcivescovo Felice Accrocca in un affollatissimo centro La Pace
Celebrato con grande ilarita' il Carnevale aperto dal trio fra' Gianluca Manganelli, chitarra, fra' Angelo Canfora, voce e Michelina Botticella, fisarmonica. Particolarmente divertevole la interpretazione del Giudizio Universale, con volti della Diocesi e delle Istituzioni, aggiunti agli originali di Michelangelo, commentati con ironia dal vicario monsignor Franco Iampietro
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Un grande successo di pubblico, ma anche di interesse e partecipazione, ha caratterizzato il momento, essenzialmente celebrativo del Carnevale, "Certamen theologicum 2024" sul tema "Gaudium meum, maritum meum", in pratica la gioia per il mio marito, evento voluto dall'arcivescovo monsignor Felice Accrocca ed alla cui riuscita hanno partecipato in tanti.
Non c'è stata pubblicità, non una locandina e non un avviso dell'evento e tuttavia l'Auditorium del Centro "La Pace" si è dimostrato insufficiente ad accogliere tutti i partecipanti giunti anche da Latina, due pullman con un centinaio di persone, città del Lazio in cui l'arcivescovo ha fatto il parroco prima di essere eletto dal papa a presule dell'arcidiocesi beneventana.
L'arcivescovo Accrocca, dirà a fine manifestazione, che non è peccato divertirsi anche perché non è corretto dare della Fede e dell'appartenenza alla Chiesa solo una rappresentazione penitenziale e di costrizione perché così non è.
E dunque, pur essendo stato un lungo momento di preghiera, il tutto si è svolto nel clima del carnevale e dunque dello scherzo e della ilarità.
E' inutile quindi sottolineare, ma non facciamo male a ribadirlo, che il racconto che facciamo dell'evento, deve essere inteso sempre con riferimento ad una serata scherzosa ed in cui nulla è stato preso sul serio tranne ovviamente il momento finale della preghiera.
Il pubblico è stato accolto all'ingresso da due gendarmi dell'antica Roma ma anche da una cortese signora che ha offerto un vassoio di frittelle appena cotte.
Sul palco don Massimo Borreca, originario di Pannarano ma parroco a San Giorgio del Sannio, che ha presentato gli ospiti fissi del palco, un nutrito gruppo di anziani e teologi: Daniela, 95 anni, Carolina, 93 anni, Fernanda e Giovanni Mastrogiovanni, 96 anni assieme ai coniugi Leonetti, genitori di don Pasquale.
L'incontro di oggi, ha detto un divertito e divertente don Massimo, che ha giurato di essere a dieta ma anche questo è stato preso come uno scherzo di carnevale, è basato sui "difetti" di coppia.
L'incontro con i fedeli è stato organizzato in modo scherzoso e con l'intento di procedere poi a fine serata alla raccolta di fondi per l'Albania dove ci sono progetti in atto da parte della Diocesi di Benevento.
Tema di quest'anno è stato: "Mogli contro mariti" (anche se poi ci sarà pure un marito contro la moglie...).
Il primo racconto è stato fatto da Annamaria Micco a cui ha fatto seguito Palma Micheli che ha strapazzato il marito Salvatore, 52 anni di matrimonio, stasera in veste di soldato romano.
A questo punto hanno conquistato il palco e l'attenzione di tutto il pubblico presente, arcivescovo in testa, padre Gianluca Manganelli, parroco del Sacro Cuore e padre Angelo Canfora, cappellano dell'Ospedale "Rummo".
Il primo ha suonato la chitarra mentre il secondo si è dimostrato valente cantante di arie essenzialmente della canzone classica napoletana.
A loro si è poi aggiunta una valente fisarmonicista, Michelina Botticella.
Dopo "Cu'mme", proposta da Roberto Murolo e Mia Martini, padre Angelo ha intonato "Rose Rosse" di Massimo Ranieri per poi arrivare a "'O sarracino" di Renato Carosone, titolo che è stato però cambiato da padre Angelo in "'U cappuccino" che tutte 'e femmene fa confessa...
Al termine della brillante esibizione la battuta di padre Angelo è stata: Dopo di stasera se ce ne cacciano dai cappuccini (ordine di appartenenza sia di padre Gianluca che di padre Angelo) ce ne andiamo sotto la metropolitana di Napoli e facciamo la questua con il piattino...
Il gruppo si è congedato con "'O surdato 'nnammurato" e con Michelina Botticella che ha interpretato "Rosamunda".
A questo punto si è passati da uno spettacolo molto coinvolgente ad un racconto degno delle migliori narratrici.
Si è trattato di Mena Martini (che è pensionata del Comune ma è anche regista ed autrice di testi di spettacolo teatrali che propone annualmente con la sua compagnia di attori dilettanti), che ha "malmenato" il suo consorte Rosario De Nigris, ovviamente presente in sala, nel racconto del loro matrimonio, avvenuto nel 1980, ricordando gli esordi infelici.
Il primo impatto non fu dei migliori, ha raccontato Martini.
Quando gli dissi che ero del Rione Libertà lui mi disse: Ah...!
Allora gli chiesi la sua provenienza e mi rispose che veniva dal Rione Pietà ed allora io al suo Ah...! per il rione Libertà, aggiunsi Ah, Ah...! pensavo in realtà che fossi dei Parioli o del Vomero...
Cominciò male anche perché lui era democristiano e teneva aperta la sezione intitolata alla memoria del suo amico Raffaele Delcogliano trucidato dalle Brigate Rosse e dalla camorra (e qui è scattato l'applauso affettuoso del pubblico all'indirizzo del martire).
Martini, nel ricordare che è la donna che sceglie l'uomo che la sceglierà, ha ricordato che il loro viaggio di nozze si tenne nell'Unione Sovietica e che la loro unione fu caratterizzata da trent'anni di fotografie fatte dal marito con la sua macchinetta a cui teneva molto.
Poi la battuta di Mena Martini è stata che per un pezzo di salsiccia le donne sono costrette a portarsi a casa tutto il maiale. Io la salsiccia l'ho avuta ma non il maiale.
E qui Mena Martini è tornata moglie amorevole ed affettuosa ed ha concluso dicendo che in tutto quello che aveva raccontato c'era solo un fondo di verità, il resto era romanzato.
Una battuta è stata concessa anche al marito Rosario il quale ha sottolineato che a casa sua è da 37 anni che si fa solo teatro... alludendo all'attività di volontariato della moglie.
A seguire c'è stato l'intervento di Monica Boscaino che ha ironizzato sulla samaritana del Vangelo e che non ha potuto parlare contro il marito, in sala anche con la mamma...
Rispondendo sempre con ironia a Mena Martini ha quindi detto che lei a casa non ha portato la salsiccia ma la sugna, ma anche quella serve...
Gino De Stasio è stato divertentissimo nella sua relazione in qualità di marito ma anche di cassamortaro, come lo ha definito l'arcivescovo a proposito della sua professione.
Relatore anche io stasera?
Uno scherzo da prete... anche se entrambi, sia io che loro (i preti), portiamo la gente all'altro mondo.
Per gli amici sono Mortimer, ha detto De Stasio, ed ho una moglie ma quattro suoceri.
Il tempo del mio intervento deve essere breve, ha proseguito, anche perché i clienti si raffreddano e qualcuno di essi si irrigidisce.
Cercano la pace e noi gliela diamo.
Io mi occupo del Tfr, del trattamento di fine rapporto, ma con la vita.
Poi rivolto a tutti gli anziani seduti sul palco ha detto loro: Io ho famiglia... non dipende dalla vostra volontà ma basta arrivare ad 80/82 anni... voi addirittura state a 95, 96 anni...
A seguire c'è stato l'intervento di fra Pio Capuano da Morcone che ha fatto vivere le sue barzellette sul ritornello di "Vecchio devi morire..." e poi ha detto: Approfittate, perché se morite dalle risate qui c'è già il cassamortaro...
L'ultima barzelletta fra' Pio l'ha dedicata a Silvio Berlusconi e sul fatto che nessuno lo volesse né in Paradiso, né in Purgatorio e né all'Inferno. Una vicenda assurda da cui Berluscoini ne esce vincente con un guizzo d'intelligenza.
Una esilarante gag l'hanno poi proposta Renata e Pasqualino, quest'ultimo amante del vino e che ha intonato "Lu maritiello" con vorrei coprir la tua bocca di baci.
A questo punto sembrava ultimata la fase dello scherzo e della ilarità visto che era stato annunciato il commento di monsignor Franco Iampietro, vicario generale della Diocesi, all'affresco del "Giudizio universale" di Michelangelo.
Ed invece è stato un commento esilarante e divertente al grande dipinto della Cappella Sistina su cui, mani abili con il computer, quelle di don Renato Trapani, hanno modificato una parte dei tantissimi personaggi in esso rappresentati dando così la possibilità dello sberleffo da parte di mons. Iampietro che ha esordito sottolineando come la spettacolo di stasera avesse una scenografia di fondo che il Festival di Sanremo non ha.
L'allusione è stata ovviamente a tutti gli anziani ultranovantenni seduti sul palco.
Poi ha spiegato perché i sacerdoti salutano diversamente i fedeli all'inizio della Messa a seconda delle stagioni.
In inverno carissimi fratelli e sorelle; in estate fratelli e sorelle, in primavera ed autunno cari fratelli e sorelle solo perché è più caro il riscaldamento.
Per gli amici io sono Ernandez, ha detto ancora mons. Iampietro nella sua veste, poco conosciuta in verità, di piacevole intrattenitore, e vengo dalla Andalusia del Fortore.
A questo punto è cominciato il viaggio alla scoperta di Michelangelo e così, quel poco di dignità che ancora mi era rimasta, stasera la lascio qua, ai vostri piedi, ha detto il vicario.
Fosse stato a Benevento, questo dipinto di Michelangelo, la Soprintendenza lo avrebbe fatto dipingere di bianco per riportarlo al colore della parete.
Non ci credete?
Guardate la Basilica di San Bartolomeo (di cui mons. Iampietro è rettore). La Soprintendenza è capace di farlo.
E quindi è arrivato il momento della descrizione del dipinto dove è riportata la chiesa di Benevento e nella scena della Madonna che guarda il figlio sembra come se Gesù dicesse, sempre a proposito della chiesa beneventana: Meglio il Golgota (il monte su cui fu crocifisso) e la mamma che gli risponde: Figlio mio come hai ragione...
Nel dipinto compare anche il volto dell'economo della diocesi con accanto san Bartolomeo spellato vivo.
In alto c'è poi la scea del vescoco Accrocca con monsignor Iampietro, che in un colpo solo descrive la diocesi che sembra abbattere la Croce di Cristo con tutti i suoi fedeli e qui si nota l'impegno sia del vescovo che del suo vicario.
Non è chiaro se lo sforzo sia teso a sostenere o abbattere più velocemente quella Croce.
Poi ci sono i fedeli dell'Unità Pastorale del Centro Storico che invece scappano ed è rappresentato anche l'ufficio tecnico diocesano diretto da don Sergio Rossetti, anch'egli rappresentato.
Ci sono poi anche figure con il capo coperto.
Sono turisti che escono dal Museo Diocesano. Sono col capo coperto perché nessuno aveva detto loro che anche dentro occorreva l'ombrello (il riferimento scherzoso è alla pozzanghera d'acqua ritrovata nel Museo subito dopo la sua inaugurazione).
Poi ci sono anche altre due figure disposte su delle nuvolette.
Si tratta dl rettore della Cattedrale, don Ambramo Martignetti, descritto come il patriarca Noè e del sindaco Mastella con tanto di fascia tricolore.
In questa scenetta il sindaco è intento a chiedere a Noè se quando c'è stato il diluvio universale avessero chiuso le scuole.
No, ha risposto Noè ed il sindaco di rimando: E come mai?
Perché eravamo gente seria, la risposta di Noè.
La pena del giudizio universale, ha ancora detto monsignor Impietro, viene comminata a tutta la Chiesa di Benevento, una pena uguale per tutti.
E quindi per espiare, prima che finisca l'inverno, i fedeli dovranno andare in Cattedrale senza cappotti, sciarpe o cappellini e lì saranno obbligati ad ascoltare le omelie degli ultimi due vescovi. Ecco perché la pena è eterna.
A questo punto il vicario generale ha detto che se dopo stasera verrò degradato a vice parroco di Chianchetelle, ora sapete il perché.
Chiudiamola qua, ha detto infine il vicario, anche perché il vescovo deve rientrare in Curia dove ha un rapporto con San Remo...
A questo punto c'è stata la testimonianza, meno ilare ma profondamente rispettosa dell'unione matrimoniale, di Maria Melillo e Soccorso Leonetti, sposi da 57 anni, anni difficili ma che nonostante tutto sono stati vissuti nella Fede e nella Messa domenicale a cui non sono mai mancati mentre la sera, ha detto una emoziotata Maria, insegnavo la preghiera ai miei figli assieme al rispetto per il prossimo.
La vita si affronta nel bene e nel male con l'aiuto del Signore. Oggi, ha concluso Maria Melillo, mamma di don Pasquale Leonetti, abbiamo 23 nipoti e 12 pronipoti.
Ci siamo sempre amati io e mio marito e ci amiamo ancora.
La parola è quindi passata a don Antonio Malfi, giovane sacerdote, che ha parlato della missione della Diocesi beneventana in Albania, una esperienza di servizio che è portata avanti dalla Chiesa beneventana da 8 anni.
Per questa missione è stata organizzata una raccolta di fondi.
Quindi l'arcivescovo a tutti i relatori ha consegnato un "Oscar" ed una coppa invece alla famiglia Leonetti.
Il fatto di sorridere, ha concluso monsignor Accrocca, è importante. Abbiamo sempre dato alla Fede un tono di tristezza ma non è così anche perché ogni tempo ha la sua vitalità.
Il momento di preghiera è stato sottolineato dalla esibizione all'organo di Daniela Polito.
Poi, completata la lunga ma gradevole manifestazione, si è passati alla cena composta da pietanze miste portate dagli stessi commensali.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

comunicato n.162178



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