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Benevento, 08-02-2024 14:27 ____
Il mondo agricolo rischia di essere fuorviato dagli eccessi di spettacolarizzazione alla Sanremo
Ma anche dalle subdole speculazioni di personaggi del secolo scorso che ricercano la notorieta' dietro il rombo ed il fumo dei trattori. Se l'Unione Europea e' diventata una potenza mondiale, lo si deve soprattutto a quello che avvenne nel 1957 con il Trattato di Roma, quando gli Stati fondatori capirono che il primo settore da integrare fosse appunto l'agricoltura. Negli anni '80, le spese per questo comparto raggiungevano il 60% del bilancio comunitario...
di Roberto Costanzo
  

Prima o poi si spegneranno il rumore e il fumo dei trattori agricoli che, anche nel Sannio, per diversi giorni hanno scosso l’attenzione dei cittadini ed un po' anche delle istituzioni.
Ma quella rivolta degli agricoltori contro chi è diretta?
Solo verso le istituzioni di Bruxelles e verso il Governo di Roma?
E perché?
Solo contro l'alto prezzo del gasolio o per il largo uso di pesticidi?
Oppure si vuole contestare altri soggetti ed altri procedimenti e politiche europei e nazionali.
Da qualche parte si è parlato anche di un attacco rivolto ad una certa "pianificazione dall'alto" che avrebbe messo in crisi "l'intermediazione delle organizzazioni agricole"; eppure in Italia, tra Salvini e il ministro Lollobrigida, vi è una corsa ad accarezzare le Confederazioni di rappresentanza, che a volte sembrano piuttosto interessate a quelle carezze.
Ma il mondo agricolo rischia pure di essere fuorviato dagli eccessi di spettacolarizzazione alla Sanremo e dalle subdole speculazioni di personaggi del secolo scorso che ricercano la notorietà dietro il rombo ed il fumo dei trattori.
Soprattutto in una provincia largamente agricola come il Sannio, vi è un'insoddisfazione verso questo nuovo modo di essere e di agire della Politica Agricola Comune (Pac) e non solo a causa dell'insostenibile prezzo del gasolio ma soprattutto in conseguenza degli atteggiamenti e dimenticanze di chi opera a Bruxelles ed anche a Roma; indubbiamente vi sono anche altri destinatari della rivolta dei trattori.
Si ha l'impressione che l'Unione Europea (Ue) mostri sempre meno interesse per il settore agricolo, il quale da qualcuno verrebbe visto non più come trainer ma come peso e freno dell'economia e della generale integrazione del continente.
Non vi sono dubbi che settant’anni fa l’agricoltura fu il settore economico trainante dell’integrazione europea. Oggi, con il rumore e il fumo di quei trattori forse si vuole lanciare un messaggio ai padri fondatori dell’Unità europea - Adenauer, De Gasperi, Schuman - affinché vengano a verificare se l’Europa di oggi è quella che immaginarono e progettarono loro settantacinque anni fa…
Se l'Unione Europea è diventata una potenza mondiale, lo si deve soprattutto a quello che avvenne nel 1957 con il Trattato di Roma (nella foto in basso il manifesto originale dell'evento), quando gli Stati fondatori, Francia, Germania, Italia, Belgio, Lussemburgo e Olanda, capirono che il primo settore da integrare fosse appunto l’agricoltura.
Non possiamo dimenticare che, ancora negli anni '80, le spese per l'agricoltura raggiungevano il 60% del bilancio comunitario; tuttavia non può sfuggire che in quel modo i Paesi europei raggiunsero l'autonomia alimentare, e la Cee poteva donare milioni di tonnellate di prodotti agricoli, soprattutto grano, ai Paesi sottosviluppati dell'Africa. Ed il grano europeo fu uno strumento di trattative internazionali che, tra l’altro, fece abbassare i toni bellici dell'Urss.
Oggi è mutato il peso politico del settore agricolo, tuttavia non è possibile accettare una certa filosofia iperecologista che vorrebbe farci pensare che l'agricoltura non tutela ma inquina l'ambiente.
Partendo da questo assurdo concetto, si arriva a pensare che la carne artificiale sia più buona della bistecca della marchigiana sannita Igp.
Quanti di noi sanno che il Sannio segna un primato tra le province italiane in cui non esistono "stalle senza terre", cioè allevamenti di bestiame alimentati soltanto con mangimi artificiali.
Il Sannio agricolo rappresenta un settore produttivo non solo legato alla storia della Pac, ma anche proiettato verso il futuro di un'Europa agroambientale in cui ambiente e agricoltura sono figli uno dell'altro.
La nostra olivicoltura, come la nostra viticoltura, così pure la zootecnia, hanno fatto segnare vari successi all'agricoltura sannita sia in campo produttivo che in quello qualitativo: questo lo dobbiamo anche agli indirizzi ed ai sostegni della politica agricola europea; però sul piano del reddito aziendale, e cioè in quanto ai prezzi alla produzione, vi sono pochi, pochissimi ricavi. Ma non è solo questo che giustifica la protesta degli agricoltori.
Un errore dell'Ue di oggi è l'atteggiamento ostile all'uso delle tecnologie e dei fitofarmaci nella produzione agroalimentare, senza preoccuparsi più di tanto dei prodotti alimentari importati dai Paesi extra-europei, in cui la chimica è il principale strumento produttivo degli alimenti.
La necessità di un equilibrio tra esigenze dell'ambiente naturale, espansione delle tecnologie e interessi del mercato era avvertita e sostenuta già nel secolo scorso.
Mi viene in mente una conferenza sul tema "La vocazione del territorio nel cambiamento", svoltasi il 19 marzo 1988, nella Curia vescovile di Cerreto Sannita, cui intervenni anch'io con una relazione in cui tra l'altro dissi: "Coltivare la terra non solo per renderla produttiva e ricavarne frutti e fonte di occupazione e di reddito, ma anche per rispettarne la vocazione e la fruizione ambientale".
La rivolta dei trattori vorrebbe dirci anche che chi coltiva il terreno agrario è il primo tutore del paesaggio e dell'ambiente, secondo gli insegnamenti biblici, che nella Genesi ci dicono, appunto: "Poi il Signore Iddio prese l’uomo e lo pose nel Giardino dell’Eden perché lo coltivasse e lo custodisse".
Per custodire la terra bisogna coltivarla.

                                                               

comunicato n.162168



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