Non c'e' bisogno di attendere gli esiti del diritto penale per esprimere quello che e' gia' sentenza sul piano politico
Parlo della responsabilita' che attiene a chi compie le scelte ed a chi non riesce poi ad effettuare i necessari controlli. Questa vicenda puo' segnare in maniera significativa una sorta di accelerazione del lento declino della citta', commenta Pasquale Viespoli la vicenda giudiziaria su cui si indaga, che ha travolto Gennaro Santamaria
Nostro servizio
La vicenda dell'arresto di Gennaro Santamaria in flagranza di reato mentre intascava l'anticipo di una corposa mazzetta richiesta ad un professionista per portare a compimento delle pratiche edilizie al Comune di Benevento, non è smaltita, tutt'altro.
Le notizie che lentamente trapelano, tratte da atti ufficiali, portano a pensare che la vicenda non sia circoscritta al solo dirigente arrestato quale soggetto malevolo di tutta la vicenda.
Potrebbe deflagrare e raggiungere anche altri presunti autori utili allo scopo.
Vedremo.
Comunque sia, questa vicenda è certamente, secondo il nostro punto di osservazione, la più esplosiva e la più dirompente da un punto di vista politico, che abbia investito i dieci anni di gestione del Comune capoluogo sotto le insegne del sindaco Mastella.
L'analisi è così fatta anche da Pasquale Viespoli (foto) che oltre ad essere stato senatore della Repubblica e sottosegretario di Stato, è stato anche per due consiliature, sindaco di Benevento.
Non c'è bisogno di far ricorso al diritto penale, ci ha detto Viespoli, per essere contro l'Amministrazione Mastella, né c'è bisogno di far ricorso al diritto penale per costruire l'alternativa all'Amministrazione Mastella, ma non c'è neanche bisogno di far ricorso al diritto penale per definire le responsabilità di ordine politico ed istituzionale che attengono alla figura del sindaco per scelte che egli compie ed ha compiuto.
Nella fattispecie il problema è che questo dirigente è stato ritenuto necessario ai fini della organizzazione evidentemente della macchina comunale.
E' stato fatto ricorso all'esterno ad una professionalità, non presente nei ruoli del Comune, per definire un assetto di carattere organizzativo e politico.
Questa scelta, ha proseguito Viespoli, è stata e non poteva che essere di carattere fiduciario e mi pare anche evidente che non è arbitrario né superficiale e né frettoloso affermare che quella scelta fiduciaria si è rivelata sbagliata.
E' stata data fiducia ad una persona che non la meritava.
Ancora, né c'è bisogno del diritto penale per ricordare la necessità di operare in termini di attenzione e di controllo e questo a maggior ragione verso chi svolge ruoli importanti, delicati e di carattere fiduciario.
Nella fattispecie non è azzardato neanche affermare che quel controllo, nella migliore delle ipotesi, non c'è stato e non si è verificato.
Quindi non c'è bisogno di attendere il diritto penale per esprimere quello che è già sentenza sul piano politico e cioè la responsabilità che attiene a chi compie le scelte ed a chi non riesce ad effettuare i necessari controlli. Tutto il resto non è noia, parafrasando Califano, è peggio, perché segna una sorta di decadimento del costume e dello stile della politica e delle istituzioni.
Siamo in presenza di un degrado morale diffuso, generalizzato, rispetto ad una vicenda che dovrebbe richiamare tutti al senso di responsabilità; tutti alla rigorosità, tutti all'onestà intellettuale prima ancora che a tutto il resto, perché questa vicenda può segnare in maniera significativa una sorta di accelerazione del lento declino della città.
La cosa peggiore secondo me è il tentativo di rabberciare una sorta di paravento delle responsabilità di fronte ad un tentativo maldestro di non tenere conto della realtà e si pensa a minimizzare, di circoscrivere, di perimetrare, di banalizzare il tutto in una sorta di balbettio tra ventriloqui quasi come se ci fosse il tentativo di utilizzare una unica voce, visto che, tranne le dovute eccezioni, l'informazione in città è oramai ridotta ad una unica voce, appunto ed a più megafoni.
Ma questo non serve, conclude Viespoli, ad esorcizzare il rapporto che prima o poi ci sarà con la gente e la città peraltro in una fase cruciale di disamministrazione pubblica e quindi di ruolo e di funzione di una città che non è governata.
comunicato n.177360
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