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Benevento, 05-04-2026 09:26 ____
Reparata entrava in tante case della citta'. Aveva la sua abitazione in uno dei vicoletti che fiancheggiano piazza Santa Maria
Era la materassaia. Tutti la conoscevano e ad essa facevano ricorso. Era molto simpatica, bassa di statura, con i capelli neri avvolti dietro la nuca, sempre disponibile al colloquio. Animo' la mia infanzia e la prima giovinezza, ricorda Peppino De Lorenzo
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Questa domenica, Peppino De Lorenzo ricorda un altro personaggio dell'epoca  che, oggi, i giovani non conoscono. Nello specifico, si tratta della materassaia che entrava in tante case della città.
"Reparata il suo nome. Aveva l'abitazione in uno dei vicoletti che fiancheggiano piazza Santa Maria.
Era molto simpatica, bassa di statura, con i capelli neri avvolti dietro la nuca, sempre disponibile al colloquio.
Animò la mia infanzia e la prima giovinezza.
Negli anni Sessanta e Settanta, Reparata era, qui da noi, il simbolo della materassaia che tutti conoscevano ed alla quale facevano ricorso.
Questo mestiere, come tanti, è scomparso ed i giovani d'oggi non conoscono neanche di cosa si trattasse.
Le macchine industriali hanno assorbito anche questa semplice, ma simbolica attività.
Un tempo, infatti, era d'uso avere a letto due materassi, quello sottostante, che poggiava alla rete per intenderci, generalmente, di crine, quello sopra, invece, di lana, così come di lana erano composti anche i cuscini.
Con l'uso quotidiano ed il trascorrere dei mesi, la lana si infeltriva e, per questo, doveva essere "cardata".
In sostanza, lavata, asciugata e districata (foto di apertura, la lavorazione).
Il tutto dopo avere scucito da un lato, con molta delicatezza, la federa contenitrice al fine di potere prendere tutto il contenuto interno da lavorare.
Una volta attivata la procedura, il materasso doveva essere ricomposto, con la ricucitura dei bordi che si realizzava con l'uso di lunghi aghi, denominati saccurav che Reparata manovrava con estrema destrezza.
Di solito, onde osservare la procedura che, lo ammetto ancora oggi, attirava, io mi ponevo accanto a lei custodendo i fiocchetti che servivano per ricucire i bordi e la parte centrale che davo a Reparata uno per volta.
In questo modo, il materasso riprendeva la sua originaria sofficità.
L'arrivo in casa, segnatamente nei periodi estivi, della materassaia, per noi fanciulli era una festa e spesso, in base al numero dei materassi da cardare, l'operazione si protraeva per diversi giorni.
Le stanze erano in subbuglio e la polvere prodotta la faceva da padrone.
Spesso Reparata rimaneva anche a pranzo con noi al fine di evitare di sciupare tempo ed ultimare più presto il lavoro.
La festa, definiamola così, era ancora maggiore quando si trattava di preparare i materassi per il letto di una sposa.
In quella circostanza si assisteva ad un vero e proprio rito.
Condizione inevitabile e da rispettare era l'usanza che alla sposa fosse addebbitata la spesa e, principalmente, nelle nostre zone ciò costituiva auspicio di buon augurio. Diversamente, nella credenza popolare, ci si imbatteva nel malaugurio.
Ricordo che anche mia madre, donna di un tempo, quando furono preparati i materassi per il mio letto di nozze, fu rigida nel rispetto di questa usanza.
Quindi, il mio ricordo di Reparata, malgrado gli anni trascorsi, è rimasto vivo e presente in me.
La gioia del suo arrivo in casa aveva inizio da diverse settimane prima.
Oggi, si va nel negozio e la scelta è varia.
In questo modo, il calore umano della materassaia è svanito nel nulla.
Se qualche erede di Reparata leggerà queste povere righe, sarebbe bello incontrarlo ricordando insieme a lui il ruolo insostituibile che la congiunta ha avuto nella storia degli artigiani del nostro territorio".

comunicato n.177185




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