Permettimi adesso che sei andato via da questa piccola ma grande citta', di esprimerti, con tutto il mio cuore, che provo un senso di solitudine
Ambner De Iapinis, gia' amministratore della citta', scrive una la lettera aperta ad un amico che e' andato via. Il riferimento e' a monsignor Felice Accrocca
Redazione
Ambner De Iapinis (foto), già amministratore della città, ha affidato al nostro giornale la lettera aperta ad un amico che è andato via.
Il riferimento è ovviamente a monsignor Felice Accrocca.
"Mi permetto di darti del "tu" - scrive De Iapinis - un tu confidenziale e dettato dal cuore.
Permettimi, mio caro amico, adesso che sei andato via da questa piccola, ma grande città, di esprimerti, con tutto il mio cuore, che provo un senso di profonda solitudine, distaccata, ma profonda.
Abbiamo, se mi si consente, condiviso un breve, ma intenso cammino incrociato.
Iniziò quando tu invitasti la città a non voltarsi dall'altra parte, sugli episodi atroci dei bombardamenti a Benevento del 1943 ed avere il coraggio di urlare la verità agli americani, che distrussero la città di Benevento, la nostra città.
Era il quasi lontano '43 del secolo scorso, senza preavviso e ad armistizio avvenuto.
Armistizio "truffa" dichiarato da Badoglio, perché senza condizioni a favore dell'Italia, unicamente per permettere al re di fuggire, disertando il suo onore di italiano e di re.
Distrussero Benevento senza preavviso e/o giustificazione alcuna, spargendo dolore e rabbia, cancellando centinaia di famiglie dalla faccia della terra, senza motivo e con una noncuranza, allora come oggi, dei valori umani, come oggi si sta facendo in Palestina e in altri teatri di guerra.
Bambini e gente civile massacrata in nome di un imperialismo denutrito di ogni morale civiltà.
Barbari e barbarie e una coscienza degna solo dei non degni.
Mi hai incoraggiato a fare quello che non era stato fatto doverosamente in ottant'anni e cioè far istituzionalizzare, primi in Italia, il giorno del ricordo di quei massacri di civili innocenti.
Altri non hanno osato, perché parlare dell'America e degli americani era tabù, per paura (battaglia vinta).
Mi sei stato vicino anche durante lo sciopero della fame, che mi sconsigliasti perché rischioso per la mia incolumità, ma che feci comunque per denunciare le barbarie delle guerre impunite e i massacri dei bambini, vittime delle atrocità.
Agli inizi, ricordo, non ti condividevo, ma uno strano destino ci ha incrociati.
L'altro giorno, nel salutarti, mi hai sussurrato: "Vienimi a trovare ad Assisi, ti aspetto".
Bene, non so se ci rivedremo più, ma sappi che rimarrai nei miei ricordi e nel mio cuore.
Si apre per te, spero, un cammino che ti porterà lontano.
Benevento, "città amara", forse non l'hai capita fino in fondo, come forse nessuno è stato in grado di capirla, ma dobbiamo amarla come si ama una madre, anche nelle sue contraddizioni.
Il mio vuole essere un ultimo abbraccio da lontano, ma vicino col cuore".
comunicato n.176960
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