Peppino De Lorenzo ricorda Esterina Marsiglia ed il giorno in cui l'abbandono' sul ciglio di una strada tra cumuli di neve per colpa di un... cavallo
Quando torno' in albergo si limito' solo a dirmi "Chest nun aviva fa. Tre femmine anziane e quatt criature miez a via...". Che rabbia. Io spaventato terribilmente da quella monta che non volevo fare mentre con mio figlio Giovanni, molto piccolo, quell'animale si dimostro' oltremodo pacifico
Nostro servizio
E' di un altro personaggio che, questa domenica, scrive Peppino De Lorenzo.
Si tratta di Esterina Marsiglia (nella foto di apertura) spentasi, qualche settimana fa, quasi centenaria.
Rappresentava uno degli ultimi anelli della società che, qui a Benevento, 150 anni fa, dette vita alla nota fabbrica produttrice di quei piccoli strumenti di legno che si accendono sfregando l'estremità su una superficie ruvida e che, ancora oggi, ci accompagnano nella vita quotidiana: I fiammiferi.
E non desta affatto meraviglia che Peppino De Lorenzo, avendo avuto, negli anni, rapporti con tanti beneventani, anche in questa circostanza, non manchi di descrivere, con dovizia di particolari, il suo ricordo personale che serba dell'estinta.
"L'esistenza, con i suoi crolli e le immancabili risalite, talvolta appare davvero strana permettendoci di vivere esperienze, fors'anche semplicissime, è vero, ma che, in ultimo, ci accompagnano finché la vita duri.
Si potrebbe e non a torto, definire una mia autentica stramberia giovanile quella che, tanti anni fa, più di 40, condivisi con la cara ed indimenticabile Esterina Marsiglia, da poco spentasi.
Eppure, quella stramberia, definiamola così, ci ha accompagnato, sempre viva e presente, ininterrotamente, fino al giorno del suo funerale, qualche settimana fa, costituendo una nota, nella sua semplicità che, quasi per incanto, ha permesso ad alcuni presenti di smarrire, nel ricordo, fors'anche per un solo attimo, la solennità che, di solito, accompagna ogni funerale.
Il padre dell'estinta, nel 1880, dette vita ad una industria che, rinnovandola, poi, con costanza, la fortificò nella produzione di quel particolare prodotto che è il fiammifero.
Dal fondatore, in seguito, per decenni, ad amministrare la società provvide il figlio, Vincenzo, fratello di Esterina (nella prima foto in basso) che, con saggezza, ha permesso l'estendersi dell'industria fino a quando, nel 1980, l'intesa con Giuseppe De Nigris, titolare di un'altra attività fiammiferaia del territorio sannita, decretò la fusione.
L'attuale fabbrica, "Sirfa", allo stato, è ubicata nella zona industriale di contrada Olivola proseguendo così la sua originaria attività.
Un altro nipote del fondatore dell'originaria industria è il noto attore, re della macchietta, Vittorio Marsiglia che ha saputo percorrere una splendida carriera artistica (nella seconda foto in basso, Vittorio Marsiglia).
Ebbi la piacevole ventura di conoscere la signora Esterina quando la figlia Maria Rosaria sposò Claudio Pasquarella che, con il fratello Franco, fu mio amico di gioventù.
Tra noi tutti si cimentò un legame intenso e la signora Esterina mi ha sempre voluto bene, veramente bene.
Di carattere brillante, viva nell'eloquio, era piacevole stare con lei. Sempre curata nell'abbigliamento, con gioielli che si facevano notare.
Era coniugata con Attilio Carretti, apprezzato funzionario del Genio Civile, nonché valente costruttore.
Nel 1983, la nascita della secondogenita di Maria Rosaria, Melania, che mia moglie portò alla fonte battesimale (nella terza foto in basso, il giorno del battesimo, da sinistra, mia moglie Bice, Maria Rosaria, la signora Esterina).
Tutti insieme, per anni, avemmo l'abitudine di trascorre, nel periodo invernale, una settimana a Roccaraso. Giorni, quelli, indimenticabili.
E fu qui che si verificò la mia stramberia, cui innanzi ho fatto cenno.
Una mattina si decise di andare a visitare un maneggio localizzato ad alcuni chilometri da Roccaraso.
Giunti lì, i bambini furono ben lieti di fare una piacevole escursione, ognuno su di un cavallo.
Io, da subito, mi rifiutai categoricamente e in ultimo, fu proprio la signora Esterina ad insistere che vi partecipassi.
Fu tale l'insistenza che, anche se controvoglia, mi convinsi.
Mentre gli altri cavalli, tranquillamente in fila, percorrevano il percorso tracciato, quello a me destinato si sbizzarrì.
Questi animali, è ben noto che percepiscono, quasi istintivamente, l'umore del passeggero che trasportano.
Più urlavo, chiedendo soccorso, più il cavallo si contorceva.
Imploravo aiuto con tutto me stesso invocando, cadendo nel ridicolo, l'intervento immediato di una scala che mi permettesse una discesa agevole.
Quando l'impresa, dopo un pò di tempo, ebbe fine, è ovvio che i presenti, la signora Esterina in primis, ridevano a più non posso.
Qui, la mia stramberia, quale reazione, anche perchè mio figlio Giovanni, allora fanciullo, da subito, montò sullo stesso cavallo che con lui si dimostrò oltremodo pacifico (nella quarta foto in basso, Giovanni a cavallo).
Fu così che mi misi in macchina e, da solo, feci ritorno in albergo.
Poiché i presenti erano venuti in auto con me, in ultimo, si trovarono sul ciglio della strada tra cumuli di neve.
Furono costretti a fare ritorno ricorrendo all'autostop.
Quando la signora Esterina ritornò in albergo, non mi degnò neanche di uno sguardo sedendosi in poltrona con la borsa accanto (nella quinta foto in basso).
Si limitò solo a dirmi: Chest nun aviva fa. Tre femmine anziane e quatt criature miez a via.
Solo dopo alcune ore di ostinato silenzio, poi, con l'intervento del marito, don Attilio, uomo tranquillo, la pace fu fatta (nella sesta foto in basso, don Attilio e la signora Esterina seduti in una delle poltrone dell'albergo).
Da quel giorno, la signora Esterina, mi ha sempre ripetuto: In quella circostanza, non hai corrisposto il bene che ti ho sempre voluto. Mi lasciasti sul ciglio della strada circondata da cumuli di neve.
Quella vicenda non l'ho mai dimenticata. Dolce è il ricordo che serberò sempre della signora Esterina (nella settima foto in basso, una confezione di fiammiferi, frutto di una tiratura straordinaria, con la riproduzione dei monumenti di Benevento; nell'ottava, uno scatolo, anch'esso commemorativo, doni, questi ultimi, della signora Esterina).
Quella mia stramberia, giorni fa, è stata ricordata da alcuni presenti al funerale.
Ricordi indimenticabili, frutto di un affetto immenso che va oltre la vita.
Non so, cara signora Esterina, se un giorno avrò la gioia di incontrarla, ancora una volta.
La speranza, in questi sogni, anche per uno scettico come me, è sempre l'ultima a morire.
Se in un luogo più bello e tranquillo di quello terreno insieme incontreremo un cavallo, sarò io stesso a salirci, spontaneamente, forte dell'affetto che, in terra, ho condiviso con lei.
comunicato n.176870
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