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Benevento, 18-03-2026 18:44 ____
Un impegno convinto e responsabile per lo sviluppo della comunita' locale e dei territori
L'invito ad una partecipazione consapevole e coraggiosa da parte dell'arcivescovo monsignor Felice Accrocca
Redazione
  

In occasione della presentazione, nell'Auditorium del Museo del Sannio, del libro "La città del pensaci tu", di Nico De Vincentiis, alla presenza di una folta rappresentanza di cittadini impegnati in ambito culturale, politico e sociale, l'arcivescovo, monsignor Felice Accrocca (foto), ha colto l'occasione per ribadire l'urgenza di un impegno convinto e responsabile per lo sviluppo della comunità locale e dei territori.
"Una città, un territorio - ha detto - sono patrimonio collettivo, una parte di mondo, della nostra storia e delle nostre vite individuali, in cui sperimentare la capacità di servizio, di dedizione e di impegno responsabile, e soprattutto di partecipazione.
Quest'ultima componente di azione sociale è quella maggiormente in crisi nel panorama delle nostre comunità.
Ci si ferma spesso ai convegni-passerella che non contribuiscono certo a formare una degna classe dirigente.
Inoltre certe dinamiche, ormai consolidate anche da leggi elettorali, allontanano gli eletti dal territorio e dalle fatiche e problematiche di abitanti e cittadini.
In realtà, il confronto non è più da tempo il luogo della politica. E ce ne accorgiamo da due sintomi paralleli: Una classe dirigente mediocre e una società civile impreparata e scarsamente propensa a spendere la sua presenza e le sue energie su terreni scivolosi preferendo mantenersi a distanza di sicurezza.
Tutto ciò mentre la frammentazione favorisce solo piccole attese e piccoli interessi, non declina un quadro di condivisione in una "città-condominio" dove l'interesse di parte prevale sul bene di tutti, e dove la delega sancisce un disinteresse profondo per la sorte comune.
Il potere come servizio?
La crisi globale si riflette sulle storie locali e sulle comunità più piccole che vedono amplificarsi i disagi esistenziali. Il mondo si avvicina ma noi a volte sembriamo allontanarci.
Anche le sfide più grandi entrano nelle nostre case ponendo questioni decisive per il futuro dell'umanità, ma spesso le trattiamo, da cittadini o amministratori, come se non ci appartenessero.
La politica continua a distribuire senza progettare seriamente, la logica dei finanziamenti a pioggia silenzia le vere pulsioni di una comunità che si affida alle mance e non persegue percorsi programmatici per un futuro diverso e inclusivo.
L'Arcidiocesi beneventana porta il suo contributo per ricentrare l'annoso problema delle Aree Interne proponendosi come apripista con la creazione del Forum e divenendo laboratorio pastorale nazionale sui temi specifici.
L'immagine, evocata da Papa Francesco, del pastore che avverte l'odore delle sue pecore è calzante: la pastorale non è se non contaminata dal suo stesso campo di missione.
Il nostro impegno di quasi otto anni ha favorito una migliore interpretazione della strategia nazionale delle Aree Interne e una riduzione di distanze tra Governo nazionale, territori e politiche locali.
Sono state coinvolte le popolazioni interessate, gli amministratori, gli studiosi, gli scienziati, gli analisti, i giovani e il mondo scolastico.
Ma in generale il dialogo resta difficile, la società è troppo frammentata e servirebbero un dibattito più vivace e una partecipazione reale sulle grandi idee per la città a partire dal considerare l'identità come accoglienza delle diversità di ogni tipo.
Lo sforzo di chi governa, amministra o semplicemente sente il peso di una crescente responsabilità civile, è fare crescere il desiderio di partecipazione e di coinvolgimento in programmi di promozione umana.
Abbiamo il dovere di ricominciare a parlare alla testa delle persone e non più alla pancia, incoraggiare l’impegno dei credenti a formare idee e sviluppare cammini.
Le strutture di peccato.
Un impegno urgente dei cristiani è contribuire ad abbattere le strutture di peccato e contrastare le ingiustizie ovunque esse si annidino.
E' necessario riflettere sulla dimensione sociale del peccato, spesso frutto di una scorretta declinazione del senso di comunità.
Lo dico con forza: E' immorale abbassare il livello culturale delle persone! E ai credenti ripeto di non disdegnare l'impegno civile per il bene comune.
Serve una progettualità seria e più legata alle vocazioni territoriali, specie nelle piccole realtà dove magari basterebbe poco per ridare fiducia agli abitanti costretti oggi ad abbandonare il loro paese mentre nuove lobby pensano per tutti con il solo scopo di avvantaggiare i pochi e finendo inevitabilmente per creare nuovi conflitti e violenze.
C'è bisogno di formazione alla partecipazione e al dialogo, chi governa dovrebbe formare i cittadini a contestarlo, invece si rifiuta il confronto, o lo si rende solo di facciata.
Il mio appello si rivolge alle persone di buona volontà e con spirito di servizio, possano diventare nuova classe dirigente puntando e valorizzando il bene comune che non sembra purtroppo più materia intercettata dalle nostre antenne.
Ai cattolici di questa città, meravigliosa e incompiuta, dico di non fare mancare il loro contributo per rinnovare la politica.
Che gli operatori sinceri e virtuosi riaccendano il desiderio di partecipazione e preparino una sana e responsabile discendenza".

comunicato n.176804




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