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Benevento, 09-03-2026 11:54 ____
Escludendo i 7,3 milioni del piano, la Societa' sta sottraendo tale cifra al controllo sulla qualita' tecnica
E' la creazione di una "zona d'ombra", una somma enorme che viaggia su un binario parallelo, protetta dall'opacita', che i cittadini pagheranno "a scatola chiusa", afferma Pompeo Nuzzolo a proposito dei costi del Servizio Idrico Integrato
Redazione
  

Pompeo Nuzzolo (foto), già segretario comunale, interviene a proposito dei costi del Servizio Idrico Integrato.
"Gentile direttore - scrive - che il servizio idrico, cioè l'acqua, sia gestita dal pubblico o da una società mista (pubblico-privato) non ha importanza per me, purché siano rispettate le norme in materia. 
Le cifre esposte in questo intervento, tuttavia, sono riferite all'anno 2018 in cui il costo del servizio di 13.705.479 è stato diviso con ì 276.479 abitanti della provincia per determinare il costo unitario del servizio.
Questo numero, peraltro, non risulta dalle statistiche dell'Istat sulla popolazione residente.
Dalla consultazione del sito (https://demo.istat.it/app/?i=RBD&l=it), infatti, risulta una popolazione a fine 2018 di 275.384 unità.
L'unità di costo unitario del servizio è risultato in 50 euro ad utente e quindi viene da chiedersi perché sia stata compiuta tale operazione?
Gli aumenti tariffari autorizzati da Arera ed applicati dal gennaio del 2026 non saranno spalmati su tutti gli abitanti del Sannio, ma solo quelli che hanno un contratto con Gesesa.
I residenti nel Sannio al di là dell’evidenziata discrepanza, non sono tutti utenti di Gesesa, per cui i non utenti pagheranno ad altri gestori mentre gli utenti di Gesesa verseranno una somma che non compete a loro, cioè gli aumenti autorizzati da "Arera", su un calcolo di base inficiato dal numero di abitanti del sanno in luogo di quello degli utenti effettivi.
Gli utenti effettivi sono 110.300, come riportato dal sito di Gesesa, più i nuovi o meno se sono diminuiti i residenti, verseranno gli aumenti determinati per tuti i residenti del Sannio,mentre la  rimanente popolazione versera il dovuto al proprio concessionario, Alto Calore o altri gestori.
Gli effetti di questo errore non finiscono qui.
Il fatto che nessuno abbia mosso rilievi su un dato così palesemente distorto (dividere i costi per l'intera provincia invece che per gli utenti reali) dimostra come la "furbizia" tecnica riesca a saturare lo spazio del controllo, rendendolo cieco.
La tabella che mette a confronto il costo unitario dell’Alto Calore con quello della Gesesa è passata in silenzio, pur essendo il punto di partenza della scelta tra la società in-house e società mista. Il costo unitario dell’alto calore è risultato superiore al costo unitario di 50 ma inferiore rispetto al costo unitario della gesesa se diviso dai reali utenti.
La politica e i progettisti del Piano Economico e Finanziario (Pef) sanno che chiunque legge il Pef, spesso si ferma alla coerenza formale del documento.
Se il Pef dice "50 euro", il lettore, o i soggetti tenuti a leggere, non sempre vanno a verificare sul sito della società se gli utenti sono 110.300 o 276.470.
L'autorevolezza dell'Ente Idrico Campano (Eic) e l'avallo della Regione fungono poi da "patente di verità" che inibisce il dubbio.
Se la tariffa include una richiesta di versamento che non corrisponde a un servizio immediato o a un investimento reale quel versamento rischia di trasformarsi in una tassa occulta senza alcun potere impositivo.
La tariffa, invece, dovrebbe essere un corrispettivo: io pago perché tu mi dai l'acqua e manuntieni le reti più l'utile.
La singolare situazione è la seguente.
Gli aumenti tariffari sono calcolati sull’intera popolazione e non sugli utenti, per cui i comuni appartenenti all'Alto Calore pagheranno il servizio con gli aumenti propri assegnati da Arera e, contemporaneamente, gli utenti del Sannio pagano e pagheranno gli aumenti per tutti i comuni del Sannio, compresi quelli che hanno il servizio dall’Alto Calore o da altri soggetti.
C'è un’altra voce che è di dubbia applicazione così da giungere, almeno si spera, come "ultima critica".
La società partecipante alla gara, nella fase di pubblicazione del bando, ha inviato all'Eic regionale la seguente richiesta: "In merito al quesito del 6 maggio relativo al valore di subentro di Gesesa pari a 7.389.358 euro, si conferma che tale importo non deve essere considerato nel programma degli interventi (o Piano d'Ambito), in quanto rappresenta una posta economica di natura diversa rispetto agli investimenti strutturali".
E' chiaro che la somma indicata è nel subentro, ma essendo di natura diversa, non si sa quale sia “la cosa” da fare, considerato che non rientra in investimenti strutturali. Questa comunicazione della Società all'Eic è la conferma definitiva di quanto analizzato: La natura dei 7.389.358 euro di Gesesa viene ufficialmente slegata dagli investimenti reali per essere trasformata in una partita puramente finanziaria.
Separare il valore di subentro dal "Programma degli Interventi" (o Piano d'Ambito) ha implicazioni gravissime per i Comuni e per lo Stato di Diritto.
La "Posta Economica di Natura Diversa" è un'ammissione di errore.
Dichiarare che quell'importo ha una "natura diversa rispetto agli investimenti strutturali" significa ammettere che quei soldi non servono a comprare o riparare tubi.
Se non è un investimento strutturale, che cos'è? E' un onere finanziario? L'artifizio, quale sarebbe, se fosse nel Piano d'Ambito dovrebbe essere giustificato da opere fisiche.
Estraendolo, diventa una "tassa d’ingresso" che il nuovo gestore paga al vecchio e che poi recupererà in tariffa dai cittadini, senza che  quella somma finisca in manutenzione.
Il Piano d'Ambito è lo strumento con cui l'Eic controlla che la tariffa sia proporzionata al servizio.
Forse è compito anche di Arera.
Escludendo i 7,3 milioni da questo piano, la Società sta sottraendo quella cifra al controllo sulla qualità tecnica.
E' la creazione di una "zona d'ombra", una somma enorme che viaggia su un binario parallelo, protetta dall'opacità, che i cittadini pagheranno "a scatola chiusa".
Sarebbe opportuno che i Comuni chiedessero formalmente all'Eic se è o non è un investimento strutturale, e per quale norma di legge questa "posta economica" può essere caricata sulla tariffa degli utenti.
Non voglio trasmettere solo informazioni, ma sollecitare a partecipare, chiedendo, quando arriva la bolletta, notizie sulla determinazione dell’importo.
Bisognerebbe comunicare questi errori agli organi pubblici: Eic provinciale e regionale ed anche ad Arera, presidente della Regione, alla Corte dei Conti, all'Autorità Nazionale Anti Corruzione (Anac) e a chi si crede soggetto più opportuno.
Solo su questo c'è molto da approfondire ed informare ma c'è bisogno che venga conosciuto l’errore,al fine di far intervenire non solo le Istituzioni, ma di mettere i comuni in condizione di fare delle scelte con le comunità amministrate con informazioni adeguate".

comunicato n.176594




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