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Benevento, 07-03-2026 20:26 ____
La grande musica strumentale italiana e Ottorino Respighi. Un concerto, nato per l'esecuzione di una grande orchestra, diretto da Riccardo Zamuner
L'arrangiamento di Filippo Zigante ha fatto si' che l'esperimento potesse essere eseguito da soli archi ed e' stato interessantissimo ascoltarlo. Il preludio e' stato affidato ad Ernesto Fabiani, direttore del Dipartimento Demm di Unisannio che ha lanciato l'allarme sull'uso sconsiderato dell'intelligenza artificiale che si e' insinuata anche nella giustizia civile sostituendo in pratica il giudice
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Un momento importante nel cartellone della Stagione Concertistica dell'Accademia di Santa Sofia di cui sono direttori artistici Filippo Zigante e Marcella Parziale, è stato il concerto dell'Orchestra da Camera "Accademia di Santa Sofia" diretta da Riccardo Zamuner (nella prima foto in basso e nelle altre), violino solista.
Il tema trattato dai musicisti non è stato di facile interpretazione: "La grande musica stumentale italiana: Ottorino Respighi".
Si, è proprio così, ci ha risposto Zamuner in una breve chiacchierata prima che lo spettacolo avesse inizio. Peraltro Respighi non è un autore molto conosciuto e quindi neanche molto suonato.
Stasera faremo proprio un concerto di questo autore per violino solista ed orchestra.
In realtà, ha proseguito il violinista, questo concerto è stato scritto per una orchestra sinfonica molto grande ma per stasera il maestro Zigante, direttore artistico, ha arrangiato questo concerto per soli archi e quindi è veramente interessantisimo ascoltarlo perché si riuscirà a sentire ed a cogliere tutte queste sfumature che danno solitamente i fiati con gli archi.
Quello di stasera sarà effettivamente un esperimento che peraltro abbiamo visto già interpretato a Roma ed a Napoli dove ha avuto un grande successo.
Siamo dunque felici di questa interpretazione.
Nella seconda parte poi concluderemo con antiche arie e danze che è proprio un capolavoro per orchestra d'archi. Una serata, dunque, dedidicata a Respighi che valuteremo nelle diverse forme sia in un organico molto grande, che cameristico.
Uscendo un attimo dal contesto di stasera, abbiamo detto a Zamuner, la musica intesa anche come bellezza, può aiutarci ad affrontare i momenti difficili?
Sicuramente sì, ci ha risposto senza esitazione.
La musica da sempre è stata un rifugio per ogni tipo di situazione difficile.
Adesso stiamo vivendo una situazione terribile e quindi pensiamo e speriamo che questi momenti musicali possano essere dei rifugi per tutti noi, sia per il pubblico che per noi musicisti che ci esibiamo per allontanarci per un po' da questo mondo e da questa realtà che è particolare e strana.
E' un modo per ritornare ad un rapporto con l'arte. L'amore per la musica è in definitiva qualcosa che può fare solo bene.
Per chiudere questa breve chiacchierata, abbiamo detto al maestro, diamo anche all'Accademia di Santa Sofia il giusto merito di questa rassegna che oramai si accinge, quanto all'Orchestra da Camera, a celebrere il suo decennale.
E' vero, ci ha risposto Zamuner, si tratta di una stagione fantastica che spazia certamente dall'Orchestra da Camera ma che giunge anche al Teatro ed alla musica pop per non parlare dell'operetta.
Benevento oramai è una realtà musicale importante e per celebarare il decennale l'esecuzione di quest'oggi verrà registrata per poi formare un cd con questo concerto gregoriano che sarà pubblicato a fine anno, quando cadrà il compleanno dell'Orchestra da Camera. Sarà trasmesso l'evento anche alla rivista specialistica Amadeus.
Sin qui Riccardo Zamuner.
Ed ecco i nomi dei componenti dell'orchestra.
Violini I: Daniele Sabatini, Saveria Mastromatteo, Stella Canocchi e Niccolò Laiso; Violini II: Maria Teresa De Sanio, Teresa Giordano, Chiara Civale ed Elena Emilanova; Viole: Francesco Solombrino e Martina Iacò; Violoncelli: Danilo Squitieri ed Alfredo Pirone ed infine Contrabasso: Gianluigi Pennino.
Ad aprire lo spettacolo della serata è stato il saluto di Maria Buonaguro, presidente di "Amici dell'Accademia" e la presentazione di Marcella Parziale, direttore artistico (nella nona foto in basso) 
Prima che il concerto avesse inizio, Ernesto Fabiani (nella seconda foto in basso e nelle altre), direttore del Dipartimento Demm di Unisannio e docente di Procedura Civile al corso di laurea in Giurisprudenza, ha trattato un tema di grande attualità: "La giustizia civile nell'era dell'intelligenza artificiale".
Con il professore, uno degli elementi di punta del nostro Ateneo, abbiamo affrontato proprio il tema oggetto del suo intervento che affronta un argomento che oramai ci pone interrogativi costanti e cioè fino a quando possiamo consentire all'intelligenza artificiale di agire praticamente sostituendoci anche senza "permesso".
Può l'intelligenza artificiale insinuarsi addirittura nella gestione della giustizia, nella fattispecie nella giustizia civile?
Purtroppo si è già insinuata nella giustizia civile, ci ha risposto Fabiani con decisione, nella forme della cosiddetta giustizia predittiva (che utilizza algoritmi e intelligenza artificiale per analizzare vasti database di giurisprudenza e precedenti ndr).
Nessuno aveva, nel mondo della giustizia, richiesto la giustizia predittiva ma questi strumenti di intelligenza artificiale si stanno insinuando in ogni settore della nostra vita e noi dobbiamo studiarli, attenzionarli e rivendicare la centralità degli esperti di dominio, nel caso in specie, degli studiosi della giustizia civile.
Perché c'è questa idea diffusa, ha proseguito Fabiani, che questa intelligenza artificiale possa fare tutto indipendentemente dal settore nel cui ambito viene calata.
E questo è il più grande errore che si possa fare.
Immaginare di creare un giudice robot, come si sta immaginando di fare senza neanche attenzionare quella che è l'attività del giudice, è una follia.
Noi stiamo immaginando in qualche modo che l'intelligenza artificiale possa fare l'attività del medico, del giudice, senza sapere esattamente cosa fa il medico, cosa fa il giudice e così via.
Ed è questo il messaggio che cercherò di mandare stasera al pubblico dell'Accademia.
Non intelligenza artificiale ma intelligenza aumentata.
Ho iniziato a studiare questi temi tre o quattro anni fa come reazione ad un libro dove si ipotizzava proprio che un algoritmo potesse sostituire il giudice nell'attività prima di interpretazione della norma e poi di decisione della controversia.
Diciamo che il progresso non si può fermare, abbiamo detto infine a Fabiani, non possiamo aprire le braccia e dire tu non passi, ma la preminenza deve rimenere sempre in capo all'uomo...
La centralità dell'uomo è la centralità della specificità del dominio e cioè del settore nell'amito del quale la intelligenza artificiale va applicata, ha concluso Fabiani.
E quindi ciascun esperto di dominio per la giustizia civile deve rivendicare il suo spazio e questo fenomeno va governato e non subìto perché noi al momento lo stiamo subendo in attività quotidiane e sciocche, come l'utilizzo del nostro cellulare, dove è entrata l'intelligenza artificiale per una serie di funzionalità, ma purtroppo rischiamo di subirlo anche su attività molto più delicate come la decisione di una controversia da parte del giudice e questo non lo possiamo accettare.

  

  

  

  

  

  

  

comunicato n.176569




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