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Benevento, 05-03-2026 12:27 ____
Dopo aver girato in Umbria, Trentino-Alto Adige, Lombardia e Puglia, il docufilm su Massimo Rao "Questo e molto altro ho sognato" approda a Napoli
La produzione sara' anche a San Salvatore Telesino, paese natale dell'artista
Redazione
  

Dopo aver girato in Umbria, Trentino-Alto Adige, Lombardia e Puglia, la produzione del docufilm su Massimo Rao "Questo e molto altro ho sognato" approda a Napoli e, soprattutto, a San Salvatore Telesino, paese natale dell'artista.
Le riprese saranno effettuate a partire da sabato prossimo, 7 marzo, e si protrarranno fino al 19.
"La nostra scelta è stata chiara fin dall'inizio - ha dichiarato il regista, Paolo Fulvio Mazzacane - non raccontare Rao da fermi ma inseguirlo nei luoghi che lo hanno trasformato.
Abbiamo incontrato molte persone, abbiamo visto tante opere ed è stato un viaggio non solo geografico ma sentimentale.
La piena accoglienza in ogni parte d'Italia è stata meravigliosa.
E' chiaro che Massimo Rao non era solo un grande artista ma anche una persona stupenda".
La fotografia del film è affidata a Enrico Pascarella e le musiche originali saranno firmate dal maestro Guido Mannello, ancora una volta al fianco del regista di origini sansalvatoresi.
Tante le voci chiamate a ricomporre il mosaico della poetica di Rao.
Tra queste figurano esponenti del mondo culturale come lo storico d'arte Massimo Bignardi, il filosofo Gennaro Carillo e il drammaturgo Gian Maria Cervo, oltre a parenti e ad amici che ne custodiscono la viva memoria.
L'associazione Massimo Rao è promotrice dell’iniziativa cinematografica e sostiene la produzione.
L'opera, il cui completamento è previsto per la seconda metà del 2026, è ideata per un percorso distributivo che partirà dai maggiori festival cinematografici internazionali, per poi approdare nelle sale e sui circuiti televisivi dedicati all'arte e alla cultura.
Il film segue la vita dell'artista Massimo Rao attraverso la Napoli degli anni '70, la scoperta folgorante a Trani che lo consacra a soli vent’anni, l'esperienza formativa nelle Dolomiti dell'Alto Adige, fino al rifugio umbro di Pornello dove crea le opere più intense prima della morte prematura.
La narrazione intreccia biografia e analisi artistica, utilizzando il paesaggio italiano come vero coprotagonista del racconto.
Attraverso interviste a critici, storici e testimoni diretti, riprese delle opere e materiali d’archivio esclusivi, il film recupera un patrimonio artistico ancora poco conosciuto.

comunicato n.176518




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