Quentin Deranque aveva solo 23 anni, era un giovane studente di matematica di Lione. Non aveva fatto nulla per meritare di morire...
Per quanto tempo ancora si dovranno piangere ragazzi innocenti, vite spezzate troppo presto, colpevoli di avere un'opinione diversa da quella, ritenuta prevalente, dagli estremisti di sinistra? si chiedono Gabriele Russo e Niccolo' Profeta di "Gioventu' Nazionale Benevento"
Redazione
Quentin Deranque aveva solo 23 anni, era un giovane studente di matematica di Lione. Non aveva fatto nulla per meritare di morire. E' stato semplicemente reo di avere un’opinione diversa dagli altri, soprattutto dai suoi aguzzini, gli estremisti che lo hanno brutalmente aggredito, scrivono in una nota inviata alla Stampa, Gabriele Russo e Niccolò Profeta (nella foto è a sinistra) di "Gioventù Nazionale Benevento".
La sua famiglia, che lo conosceva sicuramente meglio dei media e degli inquirenti francesi, lo descrive come un “attivista pacifico” che il giorno della sua brutale uccisione si trovava nei pressi della facoltà di Scienze Politiche di Lione semplicemente per protestare a margine di una conferenza, organizzata nella facoltà la mattina dei fatti, cui partecipava anche Rima Hassan, eurodeputata del partito di sinistra radicale francese Lfi.
Ad un certo punto, però, i pacifici manifestanti venivano aggrediti da un gruppo di estremisti di sinistra.
Almeno sei di questi, che indossavano il passamontagna, si scaraventavano contro il solo Quentin picchiandolo selvaggiamente, tanto da causargli un grave trauma cranico che è stato, di li a due giorni, la causa del suo prematuro decesso.
La polizia francese ha già fermato cinque persone, in relazione all’omicidio di Quentin.
Fra essi spiccano Jacques-Elie Favrot, un assistente parlamentare del deputato Raphael Arnault de La France Insoumise (Lfi), e Adrian B., membro del movimento “Jeune Garde” e vicino anche lui ad Arnault, considerato il "padre" del movimento giovanile di estrema sinistra, fondato nel 2018 e sciolto dalle autorità francesi nei mesi scorsi.
Jean-Luc Mélenchon, leader del partito di estrema sinistra LFi, ha affermato che quanto accaduto è "un atto che disonora".
Disonora sicuramente, ma forse non dispiace a chi ha la pretesa di essere moralmente superiore ma ha la responsabilità “politica” dell’accaduto.
Ormai da anni, come ha affermato il presidente del Rassemblement National Jordan Bardella, “il leader di Lfi ha aperto le porte dell'Assemblea Nazionale a presunti assassini, egli ha una responsabilità morale e politica immensa”. Inoltre, lo stesso primo ministro francese, Sébastien Lecornu, ha chiesto a Lfi di "fare pulizia" nelle sue "idee" e tra i suoi "ranghi".
Mèlenchon seguirà il consiglio spassionato del primo ministro francese? Lo scopriremo solo vivendo.
Nel frattempo, però, s’impone una riflessione: Per quanto tempo ancora si dovranno piangere ragazzi innocenti, vite spezzate troppo presto, colpevoli di avere un’opinione diversa da quella, ritenuta prevalente, dagli estremisti di sinistra.
Quanto spazio avrà ancora la loro ceca e brutale pretesa che le loro idee sono e resteranno superiori, non opinabili e si possono imporre su quelle altrui, anche mediante l’utilizzo della violenza, come nel caso di Quentin. Quanti altri giovani ragazzi saranno uccisi dalla violenza degli estremisti di sinistra, prima che i violenti siano fermati?
comunicato n.176343
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