Portale multimediale d'informazione di Gazzetta di Benevento

 

stampa

letto 123 volte

Benevento, 20-02-2026 17:58 ____
Confronto tra costituzionalista e giudice sulla riforma della giustizia. Vincenzo Baldini per le ragioni del Si' e Roberto Nuzzo per quelle del No
Il Convegno e' stato organizzato dal Consiglio dell'Ordine degli Avvocati e la Camera Penale. Il presidente Nico Salomone sottolinea l'alto spessore culturale dell'evento e l'estrema qualita' dei relatori che hanno consentito di produrre un'informazione seria e consapevole sul prossimo referendum confermativo
Nostro servizio
  

Il Consiglio dell’Ordine degli Avvocati e la Camera Penale con la Scuola di Formazione, hanno tenuto nel pomeriggio al Tribunale ancora un convegno sul referendum confermativo relativamente alla riforma della giustizia.
L'evento ha visto la partecipazione del costituzionalista Vincenzo Baldini, di Mario Griffo, processual-penalista, di Roberto Nuzzo, gip al Tribunale sannita e di Valeria Crudo, componente della giunta della Camera Penale.
Quale moderatore il responsabile della scuola di formazione della Camera Penale, Carmine Monaco.
Il dibattito è stato preceduto dai saluti del presidente del Tribunale, Michele Russo, del procuratore, Gianfranco Scarfò, del presidente del Consiglio dell'Ordine Avvocati, Stefania Pavone e del presidente della Camera Penale, Nico Salomone.
Proprio Nico Salomone, organizzatore del convegno, nella qualità, sottolinea l’alto spessore culturale dell’evento e l’estrema qualità dei relatori, che hanno consentito di produrre un’informazione seria e consapevole sul prossimo referendum confermativo.
Di seguito riportiamo le dichiarazioni di due relatori, uno per il Sì, Vincenzo Baldini (nella prima foto in basso), ordinario di Diritto Costituzionale ed uno per il No, Roberto Nuzzo, giudice per le indagini preliminari presso il Tribunale di Benevento.
Perché, abbiamo chiesto al professore Baldini, gli elettori dovrebbero votare Sì al referendum del prossimo marzo?
Votare sì, ci ha risposto, innanzitutto perché la riforma completa il processo accusatorio previsto dal Codice di Procedura Penale ed è pienamente coerente con questo processo.
Votare sì, perché l’immagine di una magistratura correntizia è oramai è degradata al punto tale da rendere indispensabile una qualche cosa per cercare di superarla.
Votare sì, perché paradossalmente questa riforma costituzionale va nel senso di aumentare le garanzie.
Per la prima volta, infatti, in Costituzione si garantisce l’indipendenza del pubblico ministero, indipendenza che i costituenti non avevano voluto garantire rimettendo alla legge ordinaria la decisione.
Votare sì, perché non ci sono rischi di nessun genere di contaminazione della politica con il mondo della giustizia, perché è una riforma che va nella direzione di esaltare lo stato di diritto e quindi la tutela delle libertà individuali.
Non ci sarebbero rischi, come dice lei, ma quello che tutto possa finire in politica quello c’è, abbiamo evidenziato a Baldini. Non si va cioè nel merito della riforma ma si voterebbe per appartenenza politica.
Il rischio attuale è proprio questo, ci ha risposto il costituzionalista e cioè che oggi anche le riforme costituzionali sono state aggregate alla dialettica della politica di maggioranza, per cui chi vota in un modo o nell’altro vota spesso in relazione alle posizioni della politica e dei partiti e non sui contenuti della riforma medesima.
Un suo auspicio, infine, sul risultato del voto, abbiamo infine chiesto a Baldini?
Il mio auspicio è che la riforma passi, ci ha risposto. Come pronostico non lo so perché poi i cittadini voteranno secondo quello che riterranno opportuno. Noi cerchiamo, dal punto di vista tecnico, di dire quali sono i vantaggi o eventualmente i problemi di questa riforma ma la scelta tocca poi sempre ai cittadini.
Sin qui la conversazione con Baldini.
Più o meno le stesse domande abbiamo rivolto ad un altro relatore, Roberto Nuzzo (nella seconda foto in basso), giudice per le indagini preliminari presso il Tribunale di Benevento.
Perché votare no, abbiamo chiesto dunque a Nuzzo?
Perché questa è una riforma che a mio avviso costituisce un pericolo per tutti i cittadini nella misura in cui mette in uno stesso calderone una serie di istituti diversi tra cui la separazione delle carriere, sulla quale possiamo effettivamente discutere, tra magistratura ed avvocatura, sull’opportunità o meno e sulla necessità o meno di separare la carriera del pubblico ministero da quella del giudice.
Ma, assieme a questo elemento, che è oggetto di discussione, la riforma depotenzia sensibilmente il Consiglio Superiore della Magistratura (Csm), l’autonomia e la indipendenza dei magistrati nella misura in cui elimina la possibilità, per i magistrati, di eleggere la componente togata all’interno dei due Csm che si andranno a comporre mentre invece la componente laica sarà nominata, sorteggiata sì ma tra soggetti che fanno parte di un elenco che è predisposto dal Parlamento.
Come se ciò non bastasse, aver cioè escluso ogni possibilità di dare ai magistrati la possibilità di scegliere i propri rappresentanti all’interno del Csm è creata un’Alta Corte alla quale è affidato il potere disciplinare, Alta Corte i cui collegi dovranno decidere se un magistrato è uno bravo, oppure uno pessimo o addirittura deve essere cacciato alla magistratura.
Chi farà parte di questi collegi non lo sappiamo ancora perché sarà una legge ordinaria a stabilire chi e come ne farà parte, prevedendone un limite che è descritto in maniera curiosa perché non si dice che assicureremo alla magistratura che abbia la maggioranza in questi collegi. No. Nella Costituzione, per come la vogliono cambiare, è scritto che la magistratura sarà rappresentata e quindi nel collegio perché possa legittimamente funzionare secondo la riforma che loro hanno costruito, basterà che ci sia anche un solo magistrato. Se ce n’è uno solo in quel collegio, la magistratura è rappresentata. Ci potrà essere quindi una maggioranza laica, in altre parole politica, nel collegio.
Penso sia di palmare evidenza il pericolo che si trovano a correre i cittadini quando la propria causa viene decisa da un giudice che sa benissimo che chi poi  è in alto, in un collegio fatto per lo più da politici, decide se è un bravo magistrato oppure no.
La politica, abbiamo ancora chiesto al magistrato, potrebbe in qualche modo influenzare la scelta degli elettori, potrebbe cioè non trattarsi più di un giudizio estremamente tecnico sulla riforma ma come spesso può capitare trattarsi di una scelta che risulti condizionata dalle adesioni e le preferenze politiche?
Questo è un pericolo della campagna referendaria, ci ha risposto Nuzzo.
Se alcuni esponenti politici, di qualunque orientamento facciano parte, pensano sia opportuno vendere le ragioni del No o di quelle del Sì come ragioni partitiche contrapposte, questo va in danno degli elettori perché vedranno il dibattito inquinatosi di argomenti che non hanno nulla a che vedere con il merito e quindi andranno a votare con il rischio di votare inconsapevolmente. Su questo però non abbiamo potere se non quello di assistere a quello che succede e cercare nel nostro piccolo di rappresentare il merito della riforma sia per quello che è effettivamente scritto, sia per i pericoli che comporta, senza alcun pregiudizio ideologico o partitico alla base.
Infine, ritiene che a vincere possa essere il No? Abbiamo infine chiesto al magistrato.
Mi auguro ovviamente che vinca il no. Auspico anche che la partecipazione al voto sia la più alta possibile perché è un dovere farlo, ma staremo a vedere.
Per il resto, non sono un appassionato dei sondaggi.

  

  

  

  

  

  

  

  

  

comunicato n.176270




Società Editoriale "Maloeis" - Gazzetta di Benevento - via Erik Mutarelli, 28 - 82100 Benevento - tel. e fax 0824 40100
email info@gazzettabenevento.it - partita Iva 01051510624
Pagine visitate 739264293 / Informativa Privacy