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Benevento, 19-02-2026 12:55 ____
La Caritas Diocesana ha adottato un nuovo logo con la scritta "Panis Terrae", un nome che diventa promessa
Il passaggio da "Cittadella della carita' - Evangelii Gaudium" a "Panis Terrae" segna una svolta che va oltre le parole, racconta una visione, indica una direzione, consegna un impegno
Redazione
  

La Caritas Diocesana ha adottato un nuovo logo con la scritta "Panis Terrae", un nome che diventa promessa.
"Non è solo un cambio di denominazione. E' un cambio di sguardo.
Il passaggio da "Cittadella della carità - Evangelii Gaudium" a "Panis Terrae" - si legge nella nota inviata alla Stampa - segna una svolta che va oltre le parole: racconta una visione, indica una direzione, consegna un impegno.
Il riferimento precedente a Evangelii Gaudium, l'esortazione apostolica di papa Francesco, collocava l'opera caritativa dentro l'orizzonte grande della Chiesa missionaria.
Oggi, con "Panis Terrae", l'attenzione si concentra su un'immagine più essenziale e universale: il pane. Una parola semplice, ma carica di significato. Il pane è ciò che sostiene la vita.
E' il segno della provvidenza, della condivisione, della fraternità.
E' il gesto quotidiano che unisce la tavola, ma è anche memoria dell'Eucaristia, cuore della fede cristiana.
Allo stesso tempo, il pane parla di fatica, di lavoro, di mani che impastano, di terra che genera. Parla di concretezza. E proprio questa concretezza dice che la carità non è un’idea astratta né un servizio burocratico: è presenza viva, è prossimità, è responsabilità.
"Panis Terrae" contiene però un'immagine ancora più profonda.
In agronomia, il "pane di terra" è la zolla che resta attaccata alle radici quando una pianta viene estirpata.
E' quella porzione di suolo che custodisce umidità e nutrimento, permettendo alla pianta di essere trapiantata senza perdere vitalità.
E' ciò che protegge la possibilità di una nuova crescita. Quante persone oggi vivono una forma di sradicamento?
La perdita del lavoro, le fragilità familiari, l'esperienza della migrazione, la solitudine: situazioni che non tolgono solo beni materiali, ma incrinano relazioni, certezze, dignità.
In questi momenti il rischio più grande non è soltanto la povertà economica, ma la perdita delle proprie radici.
"Panis Terrae" diventa allora una promessa: custodire quel "pane di terra" che ancora resta attaccato alla vita delle persone.
Preservare ciò che è vitale, relazioni, speranza, fiducia, perché sia possibile un nuovo inizio.
Non limitarsi ad assistere, ma accompagnare.
Non distribuire soltanto aiuti, ma generare percorsi. Il nome richiama due grandi urgenze del nostro tempo: il bisogno primario di nutrimento e il diffuso sradicamento sociale.
Parlare di pane significa riconoscere che la povertà è mancanza di condizioni essenziali di vita.
Parlare di terra significa riaffermare l'importanza delle radici, del territorio, della comunità.
Significa scegliere di ricostruire legami, rafforzare appartenenze, promuovere integrazione e partecipazione.
Infine, "Panis Terrae" interpella l'intera comunità cristiana. La carità non è una delega a pochi operatori, ma una responsabilità condivisa.
Come il pane nasce dall'incontro tra la terra e il lavoro umano, così la solidarietà prende forma dall’impegno comune.
Il nuovo nome non è soltanto un titolo: è un programma di vita. Nutrire. Custodire le radici. Rendere possibile la crescita.
Trasformare l'assistenza in accompagnamento e l'aiuto in rigenerazione, personale e comunitaria.
In una parola: restituire futuro".

comunicato n.176234




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