Nella Sala del Centenario della Basilica della Madonna delle Grazie, si e' svolto il secondo appuntamento del ciclo #repubblica80Benevento
Intensa la serata condotta da Giuseppe Patrevita che e' stata dedicata ai "padri" beneventani della Costituzione
Redazione
Nella Sala del Centenario della Basilica della Madonna delle Grazie, si è svolto il secondo appuntamento del ciclo #repubblica80Benevento, promosso dal Centro Studi del Sannio, di cui è direttore Paolo Palumbo.
Intensa la serata condotta da Giuseppe Patrevita, che era dedicata ai "padri" beneventani della Costituzione, vale a dire Giambattista Bosco Lucarelli, nelle riflessioni di Roberto Costanzo; Raffaele De Caro, nelle riflessioni di Antonio Gisondi; Antonio Cifaldi, nelle riflessioni di Mario Pedicini; Giovanni Perlingieri nelle riflessioni di Alessandro Tanzillo; Alfredo Covelli, nelle riflessioni di Fabio Torriero.
I cinque parlamentari furono eletti nell'Assemblea Costituente, formata da 556 membri, dei quali 21 erano donne.
Il primo a intervenire è stato Roberto Costanzo che ha messo in grande risalto l'opera meritoria svolta da Giambattista Bosco Lucarelli.
"Al referendum del 2 giugno 1946 Bosco Lucarelli si dichiarò repubblicano, mentre De Caro si schierò per la monarchia.
La Dc in campo nazionale aveva deciso di non prendere posizione, né per la repubblica né per la monarchia, lasciando liberi dirigenti e militanti di schierarsi per l'una o l'altra parte".
Il 30 maggio 1947 Bosco Lucarelli pronunciò un discorso all’Assemblea costituente, in cui tra l’altro disse: "Rivendichiamo la nostra unità regionale del Sannio. Se ce la concedete fate un’opera di giustizia; se non ce la concedete, con costanza sannita continueremo a combattere fino a che giustizia sarà fatta".
Fino a che giustizia sarà fatta: era il 30 maggio 1947.
L'anno prossimo saranno passati 80 anni, ma Bosco Lucarelli e De Caro attendono ancora giustizia. Attendono invano per colpa di chi?
Se Campobasso oggi si consola con una regione minuscola e insignificante, Avellino e Benevento continuano a crogiolarsi in una lotta tra poveri, illudendosi di potere l'una assorbire l'altra, l'una sopraffare l'altra.
Tre soggetti piccoli che non sanno trovare la forza, ma neanche la volontà, di diventare grandi o se non altro meno piccoli e meno emarginati; insomma, non sanno trovare la strada dell'intesa e della cooperazione.
Ospiti anche alcuni familiari dei politici e la figlia di Alfredo Covelli, Maria Rosaria Covelli, presidente della Corte d'Appello di Napoli, un magistrato di lungo corso sia nel campo penale che civile, che nel suo breve intervento ha voluto ricordare il papà, originario di Bonito (Avellino), che si laureò in Lettere e Filosofia, in Giurisprudenza e in Scienze Politiche all'Università degli Studi di Napoli "Federico II"; nella seconda metà degli anni 1930 fu insegnante di Latino e Greco al liceo Classico "Pietro Giannone" di Benevento.
comunicato n.176181
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