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Benevento, 16-02-2026 19:46 ____
Non se ne puo' piu' di fascismo, dobbiamo pensare al futuro dell'Italia ha detto Caio Mussolini alla presentazione del suo libro a Palazzo Paolo V
Occorre una riflessione piu' obiettiva per trovare una via di mezzo per quel periodo e poi finalmente lasciarcelo alle spalle anche se c'e' una parte politica che non vuole fare i conti con la storia. Quando si parla di fascismo ci si riferisce alla storia o ad una categoria morale e dello spirito e quindi in teoria tutti lo siamo e tutti no, ha detto Pasquale Viespoli. La prima fase della vita di Mussolini e' stata eccezionale, radicale e persino anarchico-rivoluzionario come fu Benedetto Croce, ha commentato Umberto Del Basso De Caro
Nostro servizio
  

Sala gremita a Palazzo Paolo V per assistere alla presentazione del libro di Caio Mussolini, "Mussolini e il fascismo. L'altra storia".
Nell'atrio del Palazzo uno schieramento importante di Forze dell'ordine nella ipotesi che più di qualche finto detentore della vera storia, si fosse fatto vivo.
Ed invece i cosiddetti "leoni solo da tastiera", come sono stati definiti dall'autore, non si sono presentati e tutto si è svolto secondo le regole della democrazia e la presentazione del libro ha avuto luogo come si conviene.
Ad aprire i lavori è stata Ida Santanelli che ha promosso l'incontro confermando che lo spirito di questa manifestazione era quello che il dibattito ed il confronto fosse inteso come un arricchimento per chiunque anche perché esso in pratica esiste poco o addirittura non esiste più.
Ho incontrato Amerigo Ciervo, ha ancora detto Santanelli, il presidente locale dell'Associazione Nazionale Partigiani d'Italia (Anpi), l'ho fatto su espressa richiesta di Caio Mussolini e l'ho invitato a prendere parte alla presentazione del libro ma l'invito non è stato accolto.
Caio Mussolini è peraltro abituato a confrontarsi con chiunque, senza pregiudizi che peraltro vengono apposti solo sul cognome che porta.
Il suo curriculum e la sua autorevolezza evidentemente infondono preoccupazione, sia a sinistra che a destra.
La parola è quindi passata a Giancristiano Desiderio che ha moderato il dibattito.
Egli ha esordito dicendo che recentemente in questa stessa sala si è parlato di Giovanni Gentile ma non c'era tanto pubblico come stasera.
Ed allora: Mussolini più importante di Gentile?
Solo una battuta, ha detto Desiderio divertito, che ritiro subito.
In tempo di guerra, la religione ha spesso svolto un ruolo dualistico.
Da un lato, è stata strumentalizzata per legittimare i conflitti, dall'altro, si è posta come un punto di riferimento morale e un rifugio per la difesa della libertà e della dignità umana. 
Nel dopoguerra l'idea è stata sconfitta però ed è stato un paradosso:
Ed allora in Italia si afferma il marxismo che in pratica schiacciava la destra sul fascismo stralciandola dalla vita civile.
Il fascismo è stato sempre identificato con il totalitarismo, ha proseguito Desiderio, nascondendo però che essi totalitarismi erano stati due, fascismo e comunismo.
Per Norberto Bobbio in pratica tutti i democratici sono antifascisti ma non tutti gli antifascisti sono democratici.
Lo Stato liberale, ha infine detto il giornalista e storico, finisce quando è attaccato sia da Destra che da Sinistra.
Ancora non c'è una cultura antitotalitaria sia riguardo il fascismo che il comunismo.
Ed allora... non bisogna avere paura dei libri.
La parola è quindi passata a Caio Mussolini il quale ha esordito dicendo che quando presenta i suoi libri spesso ci sono minacce di intrusioni ma sono solo gesti dettati da "leoni da tastiera" che sono scoraggiati anche dall'intervento delle forze di polizia, che ringrazio.
Oggi tutto è fascista ma non è così.
Questo libro mi è costato tre anni di lavoro.
Il mio non è un romanzo come quelli di Scurati e di Cazzullo ed ho vissuto sulla mia pelle il peso del mio cognome.
Le nuove generazioni non studiano, spingono sulle estremizzazioni, ma la storia non è quella raccontata in questi ultimi 80 anni.
Debbo dire però che non se ne può più di fascismo, dobbiamo pensare al futuro dell'Italia.
Dopo 100 anni dalla fondazione del fascismo ed 80 anni dalla sua caduta, c'è ancora un'altra storia da raccontare e paradossalmente, più ci si allontana dal fascismo e più si parla di fascismo.
Ed è peggio allontanarsi dai fatti perché le persone del dopoguerra che avevano vissuto quel periodo e dunque veri fascisti e veri antifascisti, potevano parlare con cognizione di causa.
Adesso, purtroppo, la parola fascista viene utilizzata solo per azzittire ma sull'abuso della parola fascismo già ne parlava Benedetto Croce nel 1944 su "Il Giornale di Napoli". Ora potrebbe essere arrivato finalmente il momento di una visione condivisa di quel periodo storico per modo da storicizzarlo e lasciarcelo alle spalle.
Questo deve avvenire attraverso una visione di quel periodo un po' più obiettiva di quello che si è cercato di far credere in questi ottant'anni, ha proseguito Mussolini.
Mi sto però rendendo conto che le condizioni per rendere obiettiva la visione, non ci sono.
Il mio è un libro storico fatto di ricerche attingendo ad una amplissima bibliografia. In 370 pagine ci sono oltre 800 note a piè di pagina, proprio per evitare di essere attaccato o che si possa strumentalizzare la mia ricerca con la quale vorrei far riflettere su tanti aspetti.
Benito Mussolini, ad esempio, prese il governo della nazione in maniera perfettamente democratica.
La violenza del dopoguerra, quella del conflitto del 1915-18, nacque dalla sinistra, dagli anarchici e dal comunismo.
Il fascismo è stata una reazione a questa violenza.
Le donne si sono emancipate durante il fascismo contrariamente a quello che si dice e che fossero sottomesse e che fossero solo l'angelo del focolare.
Basta pensare al loro impiego nelle nuove iniziative fasciste come l'Opera Nazionale Balilla o Opera Nazionale Maternità ed Infanzia.
La cultura si dice che non sia di destra.
E' vero esattamente il contrario e per questo basti pensare all'enciclopedia Treccani, al Festival di Venezia, al Futurismo, tutti di quel periodo.
Per questo occorre una riflessione più obiettiva per trovare una via di mezzo per quel periodo e poi finalmente lasciarcelo alle spalle anche se c'è una parte politica che non vuole fare i conti con la storia.
Ritengo, infine, sbagliato parlare di "fascismo rosso".
Anche per la violenza di questi giorni si usano termini sbagliati.
Su Torino qualche giornalista ha parlato di "squadrismo rosso".
Non è così.
Le violenze di questi giorni si identificano in una parte politica ben precisa che è la sinistra estrema, gli antagonisti, i centro sociali. Non ha nulla a che fare con la destra.
Il fascismo ha avuto al suo interno diverse anime, come nella Repubblica Sociale Italiana, e lì c'era anche Bombacci, fondatore del partito comunista. Era con Mussolini.
Quando si dice che il fascismo era di destra è sbagliatissimo.
Era di sinistra proprio perché mussolini era un socialista, ha concluso Caio Mussolini.
A prendere la parola è stato quindi Pasquale Viespoli, già senatore e sottosegretario di Stato, uomo della Destra sociale, il quale ha detto che con questo libro il fascismo viene consegnato alla storia senza bisogno di condividere ed è in essa, nella storia, che c'è anche il fascismo, quello con tutti i suoi orrori e questo non dovrebbe incutere paura nei confronti di questo libro mentre l'approccio dovrebbe al contrario ed essere di gradimento da parte di chi contesta.
Oggi non c'è alcun pericolo incombente, ha proseguito Viespoli.
Quando si parla di fascismo ci si riferisce alla storia o ad una categoria morale e dello spirito e quindi in teoria tutti lo siamo e tutti no.
Poi l'ex parlamentare passando all'attualità ha detto che l'unità delle carriere tra i magistrati, il sistema che attualmente è in vigore, appartiene al fascismo ed allora la sinistra che recupera le unicità, parimenti è fascista.
Noi siamo la categoria del male, mentre quella del bene è stabilmente occupata dagli altri, ha proseguito Viespoli.
Ma in questo modo, proseguendo così, il fascismo ci sarà sempre.
L'antifascismo è la Costituzione ed essendo essa antifascista tutti allora dobbiamo essere antifascisti.
Insomma siamo alla idolatria della Costituzione e questo significa anche teatralizzarla.
Anche il cambiamento, pur previsto nella stessa Carta Costituzionale, diventa un gesto eversivo.
Penso che questa Costituzione debba essere superata perché l'Italia non ce la fa più con queste Istituzioni.
L'unico modo per superare la trappola tra fascismo ed antifascismo, ha detto Viespoli, sta nel crocevia tra fascismo e comunismo che ha cambiato il mondo.
Le rivoluzioni (1789-1989) sono finite sia a Destra che a Sinistra, ha concluso Viespoli.
Umberto Del Basso De Caro, ha esordito ricordando che Benito Mussolini era un socialista della prima ora.
Noi valutiamo e leggiamo questo. Ho apprezzato la ricerca storica puntuale e meticolosa fatta da Caio Mussolini. Le fonti esegetiche non sono però mai puntuali.
Personalmente non ho condiviso alcune parti del racconto storico quale quello su Giaciomo Matteotti e sui Patti Lateranensi.
Nel 1929 chi si alzò in aula al Senato in dissenso sui Patti fu proprio Benedetto Croce.
Matteotti invece era una minoranza nel partito, oggi lo potremmo definire un socialdemocratico.
Il Partito Socialista Italiano era a forte egemonia massimalista, antenato di Alessandro Natta, la corrente bolscevica.
Il fascismo venne preteso come spartiacque. Oggi sono tutti riformisti ma con grande attenzione a non parlare di socialismo.
Insomma, per non urtare suscettibilità quando si parla del socialismo bisognerebbe dire del Psi non craxiano.
Ma questa è l'Italia.
In realtà la identificazione del nostro popolo la fece con molta efficacia il generale Usa, Charles Poletti il quale disse che in Italia c'erano 70 milioni di abitanti
Ma come, gli fecero notare, se siamo 35 milioni...
Sì 35 milioni di fascisti mentre altrettanti sono antifascisti.
Renzo De Felice, storico, un comunista, ha analizzato il fenomeno con puntualità e con rigore storico, ha detto ancora Del Basso De Caro.
La prima fase della vita di Mussolini è stata eccezionale, radicale e persino anarchicio-rivoluzionario come fu Benedetto Croce.
Non c'è una verità assoluta essa è quella che riescono a cogliere.
La materia non dovrebbe essere oggetto di contrasto permanente.
Peraltro, ha detto ancora Del Basso De Caro, chi pensa che Giorgia Meloni possa essere battuta perché non è convincente sull'antifascismo, vada a raccogliere le farfalle sotto l'Arco di Tito, come direbbe Carducci.
L'ex senatore ha anche detto che chi dice che abbiamo la Costituzione più bella del mondo, vuol dire che non l'ha mai letta.
Parliamo dell'art.111 che tratta della ragionevole durata del processo, è veramente a favore del cittadino?
E c'è poi effettiva parità tra accusa e difesa?
Un avvocato per farsi autorizzare dal suo cliente ad assumere, a sue spese, un determinato esperto, impiega giorni mentre il pubblico ministero manda un fax e ne assume dieci di esperti, a spese dello Stato.
La cultura cattolica, infine, raramente ha avuto la cultura del senso dello stato.
Oggi a 100 anni dalla nascita del fascismo esso sembra esistere ancora ma non nel popolo.
Ma veramente si può dire che chi vota Sì' al referendum sulla riforma della giustizia sia un fascista o che sia un imputato?
Dire ciò nei confronti di chi vota Sì non ha senso se non accendere l'ensusiasmo della curva.
I pubblici ministeri non sono altro che poliziotti con la toga, ha concluso Del Basso De Caro.

  

  

  

  

  

  

  

  

  

  

  

comunicato n.176177




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