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Benevento, 16-02-2026 13:39 ____
Entrai in un salone della Nunziatura apostolica. Dopo poco fui introdotto dal Nunzio che mi disse: Il Santo Padre vorrebbe che lei andasse a Benevento
Queste le parole che mi mandarono completamente nel pallone al punto che non ricordavo piu' nemmeno dove si trovasse Benevento... L'arcivescovo monsignor Accrocca ha salutato i giornalisti con i quali in questi dieci anni ha sempre avuto un rapporto cordiale e di amicizia. Ho sempre ottenuto attenzione e comprensione. Mi augurio di trovare lo stesso anche in Umbria
Nostro servizio
  

Monsignor Felice Accrocca, arcivescovo di Benevento, ha voluto confermare i cordiali rapporti avuti, in questi dieci anni di sua permanenza alla guida della antichissima arcidiocesi del capoluogo sannita, con i giornalisti che ha incontrato stamane nel Salone Leone XIII della Curia per un saluto di commiato prima della sua definitiva partenza, prevista nella seconda metà del mese di marzo, per la Diocesi di Assisi e Foligno.
Un atteggiamento, quello di monsignor Accrocca, non solo di cordiale amicizia, ci permettiamo di sottolineare, ma anche di rispetto del ruolo pubblico ed istituzionale svolto dai mezzi d'informazione che non hanno mai fatto mancare il loro apporto ogni qualvolta monsignor Accrocca ha ritenuto di doverli coinvolgere nelle iniziative più preganti del suo apostolato e tra queste certamente quelle legate alla promozione ed allo studio della problematica delle aree interne.
L'incontro si è svolto senza formalismi, con l'arcivescovo in piedi dinanzi alla platea di giornalisti con i quali ha colloquiato.
Insomma, un momento da sottolineare favorevolmente anche perché assolutamente non scontato e non da tutte le Istituzioni locali praticato salvo a richiedere, con frequenza costante, il supporto della Stampa dimenticandosene poi di essa addirittura anche nei momenti lieti quali possono essere quelli degli auguri natalizi da cui la Stampa è stata esclusa.
Fatta la premessa, necessaria ed ineludibile, monsignor Accrocca ha esordito proprio sottolineando la cordialità dei rapporti con la Stampa da cui ha ottenuto sempre attenzione e comprensione, ha detto.
Mi augurio di trovare lo stesso anche in Umbria.
Quando si è dentro le cose, ha proseguito l'arcivescovo, non le si osserva con il distacco necessario ed utile a dare un giudizio, ma so e questo lo dico con certezza, che qui mi sono trovato bene.
Se posso esprimere un giudizio, dico che si sente che Benevento per circa mille anni è stata una enclave pontificia e se ne avverte la differenza anche con la vicina Avellino.
Questa città ha molteplici risorse ma ha un grande handicap e cioè quello dell'isolamento infrastrutturale che mi auguro possa subire cambiamenti sostanziali.
Ho letto che un tratto della ferrovia ad alta velocità è stato completato.
Bene, è già qualcosa ma occorre lavorare per il raddoppio della Telesina, una vera piaga per i trasporti su gomma di questo territorio.
Ovviamente all'arcivescovo è stato chiesto chi potesse essere il suo successore ed ha risposto: Non so chi sarà e quindi non posso esprimermi ad interpretare un rapporto tra persone che non si conoscono.
Comunque penso sia bene mantenere le attenzioni sulle cose avviate ed essere vigili sul tracciato della ecclesiologia conciliare.
C'è necessità di proseguire, nei modi ritenuti più opportuni, sulla questione delle aree interne, una questione che abbiamo riacceso proprio da qui, da Benevento, con i convegni al Centro "La Pace".
Facendo un brevissimo e stintetico bilancio delle cose fatte nel corso di questi dieci anni a Benevento, monsignor Accrocca, sollecitato a tanto dai giornalisti, ha detto che forse sono più le cose che non ho fatto e per questo ne chiedo perdono al Signore.
Qualcosa è però cambiato anche nella gente e cioè il rapporto con il propprio vescovo con il quale ha avuto facilità di colloquio anche in modalità estremamente semplice.
Ma questo è anche il mio personale modo di pormi, un modo molto spontaneo che forse la gente ha gradito.
Poi monsignor Accrocca ha risposto ai giornalisti riguardo l'inizio della sua vocazione.
Era l'estate del 1980 quando ho cominciato a pensarci, avevo 21 anni ed a settembre dell'anno successio a 22 anni entrai nel Seminario.
Fu il mio vescovo che con richiesta anche assillante mi chiedeva di farlo.
E fu così che decisi di parlare di questa cosa con me stesso.
Ma se ti scoccia, mi dissi, che ti venga ogni volta sollecitato ad entrare in seminario, perché continui ad andare dove c'è il vescovo?
Mi chiesi: Sta scavando qualcosa dentro di me? Fa presa sul mio animo?
Ed allora cominciai a pormi con animo diverso alla problematica.
Avevo 22 anni quando entrai in seminario e con me lo decisero altri nove giovani.
Tutti e dieci ne uscimmo sacerdoti.
La nostra fu da subito una scelta di vita che sapevamo dovesse essere senza possibilità di un ritono sulla decisione presa
Oggi purtroppo tra quelli che entrano in seminario, la metà non raggiunge lo scopo di essere ordinato sacerdote.
Eravamo giovanissimi all'epoca, oggi la media si avvicina anche ai quarant'anni per l'ingresso in seminario:
Tra noi avevamo un amico che per dieci anni aveva fatto il falegname. Poi lo convincemmo a prendere il diploma magistrale e lo chiamammo "l'antico dei giorni", antico, ma aveva solo 27 anni.
Fui dunque vice parroco alla chiesa di Santa Maria Assunta, dal 1986 al 1989 a Cisterna, una località piena di morconesi e santacrociani.
Poi divenni parroco a San Luca, alla periferia di Latina ma dove non c'era neanche la chiesa e quindi fui ospitato alla parrocchia di San Pio X dove era parroco colui che poi è diventato arcivescovo di Cosenza-Bisognano, mons. Giovanni Checchinato.
Rimasi lì 5 anni e mezzo poi ottenemmo sia il terreno sia la possibilità di innalzare la chiesa.
Rimasi successivamente in Curia per 9 anni, senza parrocchia, fin quando divenni parroco e nel 2012 addirittura parroco-bis, con due parrocchie.
A Latina, nominato parroco della chiesa del Sacro Cuore, sono stato 27 anni.
L'arcicvescovo ha anche raccontato, per quello che ha potuto dire, dei giorni in cui seppe della sua nomina ad arcivescovo di Benevento, lui che era un sacerdote, un parroco.
Dieci anni fa la cosa partì, come spesso accade, da un chiacchiericcio ma questo mi fece capire che una indagine su di me era partita.
Nell'estate del 2015 avevo cimpreso che qualcosa stava nell'aria.
Fui eletto ad arcivescovo di Benevento il 18 febbraio del 2016.
Dalla Nunziatura del Vaticano qualcuno mi disse: Mi hanno chiesto il tuo numero di telefono...
Poco dopo mi arrivò la telefonata.
Era il nunzio apostolico che mi disse di venire a Roma.
Andai qualche giorno dopo ed in quella sala mi sedetti ad attendere.
Ero arrivato prima dell'orario fissato e mi sembrava di stare a scuola, in attesa dell'esame.
Poi dopo una decina di minuti di attesa, venne invitato ad entrare e mi fu detto: Il Santo Padre vorrebbe che lei andasse a Benevento.
Queste le pariole che mi mandarono completamente nel pallone al punto che non ricordavo più nemmeno dove si trovasse Benevento.
Poi come rientrai in macchina feci una breve ricerca su Internet e mi convinsi che si trattava di una arcidiocesi ricca di storia.
Non poteva poi mancare la domanda dei giornalisti sulla sua passione per lo studio di San Francesco e del ferancescanesimo.
Questa passione, ha risposto monsignor Accrocca, è nata prima di entrare in seminario.
Sono stato allievo di Raoul Manselli assieme alla ungherese Edit Pastor con la quale poi feci la tesi, una tesi basata tutta su materie storiche. Ora mi accorgo che tutto aveva un senso...
A questo punto è stato il collega più anziano di età tra noi, Antonio Esposito (nella seconda foto in basso è a sinistra), a rivolgere il saluto dei giornlisti a monsignor Accrocca che il 18 marzo in Cattedrale si accomiaterà dall'Arcidiocesi di Benevento per andare ad assumere la responsabilità di vescovo di Assisi.
Andrà nelle terra del poverello, del patrono d'Italia, che egli ha studiato a fondo al punto da essere unanimemente riconosciuto essere come uno dei massimi esperti di francescanesimo.

  

comunicato n.176170




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