A Gaetano Beatrice, stimato pneumologo cedemmo per qualche giorno il posto alla nostra scrivania di medici di famiglia e fu subito lodato dai pazienti
Io e mia moglie dovemmo andare ad un congresso a Parigi e per lui fu il primo impegno professionale dopo la laurea. Il papa' tutte le mattine veniva allo studio per farsi controllare una pressione ribelle e parlava dei progressi dei figli nello studio. Oggi lo specialista ha lasciato il "Rummo" ed e' in pensione ma a Peppino De Lorenzo non lo ha dimenticato...
Nostro servizio
La odierna nota domenicale di Peppino De Lorenzo, qualora attentamente valutata, pone in evidenza il legame che possa stabilirsi tra due colleghi medici e che rimane immutato nel tempo, malgrado il periodo difficile che, giorno dopo giorno, ci fa assistere al sovvertimento di tutti i valori.
Il noto pneumologo Gaetano Beatrice, in città, tra i più quotati nel settore, ha lasciato il "Rummo" e, senza indugio, quale primo atto, ha avvertito il dovere morale di scrivere a Peppino De Lorenzo.
"Anche se gli anni scorrano oramai a passo spedito, ad ora, non ho mollato e, finché le forze residue non mi lasceranno, non è affatto mia intenzione fermarmi.
Accanto alle inevitabili amarezze che la vita riserva a tutti, ancora oggi, non mancano esperienze che, in ogni caso, permettono di verificare anche il lato bello della vita.
Non nascondo che sia stata forte l'emozione provata, solo qualche giorno fa, quando ho ricevuto una nota, imprevista ed inattesa, del collega Gaetano Beatrice (nella foto di apertura), pneumologo tra i più quotati in città e non solo, che ha lasciato il suo incarico di responsabile dell'Unità di Broncologia ed Endoscopia Toracica del "Rummo".
In essa, ho letto: "Buongiorno, Peppino. Ieri è stato il mio ultimo giorno di servizio in Ospedale.
Tutto il mio periodo lavorativo è iniziato nel tuo studio ed è mio desiderio terminarlo con un messaggio a te.
Grazie di tutto. Grazie di cuore per essere stato sempre vicino ad ogni membro della mia famiglia. Serberò sempre un gran bel ricordo della tua persona.
Non ho ancora deciso cosa fare nel prossimo futuro. Ti terrò aggiornato, ma ritienimi sempre a tua disposizione se ne ravvedi la utilità.
In questi giorni passerò al tuo studio per salutarti.
Un caro saluto a Bice".
Con il suo scritto, di una semplicità disarmante, ma ricco di una ricchezza spirituale rara a trovarsi, Gaetano Beatrice, ancora una volta, ha dimostrato di essere un gentiluomo.
Ciò si evidenzia, segnatamente, oggi, periodo in cui la gratitudine è una fauna in via di estinzione.
Cinque anni fa, in pieno Covid, ebbi modo di scrivere su "Gazzetta" di Gaetano Beatrice, nel momento in cui a lui fu conferito un personale riconoscimento nel corso del Concerto di Pasqua, trasmesso da Rai 2 e registrato nell'Auditorium dell'Università del Sannio.
Ed ora che lui ha avuto la delicatezza, lasciando il "Rummo", di rivolgersi a me, riprendo, integralmente, il mio scritto di qualche anno fa che, allo stato, dimostra, ora come allora, quale sia il mio legame con Gaetano Beatrice.
Di lui ho seguito, dall'inizio, tutta la formazione fino ad arrivare ad essere uno dei più stimati pneumologi del territorio.
Lo stesso si è verificato per suo fratello, Giovanni, già ingegnere dell'Asl, persona di una professionalità e garbo senza eguali.
I loro genitori, Arturo ed Elvira, furono i primi assistiti, prima miei e, poi, di mia moglie.
Da subito, con loro, Giovanni e Gaetano erano ragazzi, si stabilì un bellissimo rapporto che, poi, dopo la morte, è proseguito con i figli.
Don Arturo, ogni lunedì mattina, di buon'ora, prima di recarsi al lavoro, era assiduo frequentatore del mio studio.
Suo pensiero era quello di controllare la pressione arteriosa, ribelle ad ogni trattamento.
Era quella l'occasione per narrarmi, con orgoglio, le tappe dei suoi due figli, le difficoltà incontrate sul cammino, il loro amore per lo studio.
Di quelle mattinate serbo un ricordo dolcissimo.
Poi, Gaetano raggiunse la laurea in medicina.
Primo lavoro in assoluto, a pochi giorni dal traguardo, la sostituzione mia e di mia moglie che dovevamo recarci ad un congresso a Parigi.
Ed è proprio di quel primo impegno professionale che, oggi, Gaetano ha fatto riferimento nella nota inviatami.
Gli cedemmo, con piacere, il posto dietro la nostra scrivania.
Nei riguardi del sostituto, di norma, il paziente è scettico.
Con Gaetano, invece, fu diverso.
Già in quella circostanza si fece volere bene e le lodi, al nostro rientro, si sprecarono. Quello era il preludio di un sicuro successo professionale, come, poi, la realtà ha dimostrato.
E' vero che l'esistenza di Gaetano non sia stata priva di dolori familiari, ma, comunque, lui è sempre rimasto di grande spessore umano e professionale.
Anagraficamente, dieci anni ci dividono, eppure, non so perché, io lo abbia sempre considerato molto più giovane di me (in basso, altre due foto di Gaetano Beatrice).
Oggi, al padre, l'indimenticato don Arturo, mi verrebbe da dire: "Potete essere orgoglioso dei vostri due figli che, con non pochi sacrifici, avete allevato."
E la nota di qualche giorno fa mi ripaga, dandomi conforto, delle tante angherie che pure io ho subito, solo per avere creduto in una sanità migliore.
Anche a Gaetano, stimato da tutti, che tanti pazienti cercano nei momenti di difficoltà, il nosocomio cittadino è stato avaro dei riconoscimenti che gli erano dovuti.
A lui continuerò a dare tutto l'affetto che merita, al pari di un fratello maggiore".
comunicato n.176155
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