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Benevento, 13-02-2026 18:15 ____
Edoardo Citarelli, dirigente scolastico dell'Istituto "Federico Torre" contesta le argomentazioni di Baldini sulla costosa gita d'istruzione
Queste attivita' sono facoltative e non sono condizione di accesso al diritto allo studio, ne' requisito per la frequenza, ne' elemento necessario per il conseguimento del titolo. Il nucleo tutelato dalla Costituzione riguarda l'accesso all'istruzione, non la partecipazione a ogni singola attivita' opzionale
Redazione
  

Edoardo Citarelli, dirigente scolastico dell'Istituto Comprensivo "Federico Torre", contesta le argomentazioni di Vincenzo Baldini, professore di Diritto Costituzione, sulla costosa gita d'istruzione di cui parliamo in altra parte del giornale.
"Gentile direttore - scrive - le invio la replica all'articolo del professore Baldini, regola che contiene chiarimenti necessari sia sul piano dei fatti sia su quello giuridico, in quanto l'articolo riporta dati non corrispondenti alla realtà e interpreta in modo improprio principi costituzionali e norme scolastiche.
Ho letto con attenzione l'intervento del professor Vincenzo Baldini sulla "gita troppo costosa" e sulle presunte violazioni dei "valori costituzionali" da parte della scuola.
E' doveroso, per rispetto della verità e del diritto, ristabilire alcuni punti fermi, perché qui non siamo davanti a un dibattito alto sui principi, ma a una costruzione retorica fondata su dati falsi e su un uso disinvolto della Costituzione.
Primo: Il fatto.
Nell'articolo si parla di un costo "di circa mille euro" per un viaggio di istruzione.
Questo è semplicemente falso. Il costo deliberato dagli organi collegiali dell'Istituto Comprensivo "Federico Torre" è inferiore ai 700 euro complessivi, comprensivi di viaggio, sistemazione alberghiera, assicurazione e attività didattiche.
Non esiste, né è mai esistita, alcuna delibera, preventivo o comunicazione che porti la cifra a mille euro.
Un'analisi che pretende di richiamare la Costituzione ma parte da un presupposto fattuale inesistente non è "dottrina": E' una narrazione costruita.
Secondo: il diritto.
Il professor Baldini finge di ignorare una distinzione elementare, che ogni studente di primo anno di giurisprudenza dovrebbe conoscere: Il nucleo del diritto allo studio, tutelato dagli articoli 3 e 34 della Costituzione, riguarda l'accesso all’istruzione, non la partecipazione a ogni singola attività opzionale che la scuola, nell'esercizio della propria autonomia (articolo 33 Costituzione e normativa sull’autonomia scolastica), può proporre.
I viaggi di istruzione sono attività facoltative, non obbligatorie, non essenziali ai fini dell'assolvimento dell'obbligo scolastico e non finanziabili con fondi pubblici se non in casi specificamente normati.
Non sono condizione di accesso al diritto allo studio, né requisito per la frequenza, né elemento necessario per il conseguimento del titolo.
Confondere questo con il "diritto all'istruzione" significa piegare la Costituzione a una tesi precostituita.
Terzo: L'articolo 3 della Costituzione viene evocato come una formula magica, ma senza alcun rigore.
La "rimozione degli ostacoli" di cui al secondo comma non significa che ogni attività opzionale debba essere resa economicamente neutra per chiunque, né che la scuola debba cancellare ogni proposta che non sia alla portata di tutte le situazioni economiche possibili.
Se si prendesse sul serio la lettura che l'articolista suggerisce, nessuna scuola italiana potrebbe più organizzare viaggi, visite guidate, progetti pomeridiani, attività sportive, corsi opzionali, perché qualunque cifra, anche minima, può essere insostenibile per qualcuno. L’eguaglianza dei punti di partenza non è l’azzeramento di ogni differenza nelle scelte facoltative, ma la garanzia che nessuno venga escluso dall’istruzione e dal percorso scolastico per ragioni economiche. E questo, nel nostro istituto, non accade.
Quarto: L'inclusione.
E' grave, sul piano culturale prima ancora che giuridico, ridurre l’inclusione alla partecipazione a una gita.
L'inclusione riguarda l’accesso agli apprendimenti, il sostegno, la personalizzazione dei percorsi, la partecipazione alla vita scolastica, la rimozione degli ostacoli che incidono sul diritto allo studio.
Nessun alunno viene escluso da lezioni, valutazioni, attività curricolari o dalla comunità scolastica perché non partecipa a un viaggio facoltativo.
Non esiste alcuna penalizzazione, né formale né sostanziale, per chi resta a scuola. Parlare di "ostacolo all'integrazione" per una gita non obbligatoria significa svuotare il concetto di inclusione e usarlo come clava ideologica.
Quinto: La scuola non "costringe" nessuno.
La scelta di partecipare o meno a un viaggio di istruzione è una libera decisione familiare. La scuola propone, non impone. Non vincola la valutazione, non lega la promozione, non attribuisce crediti selettivi, non crea percorsi paralleli.
L'idea che l’offerta di un’attività facoltativa, approvata dagli organi collegiali secondo le procedure previste dall’ordinamento, si traduca in una violazione della dignità o in una discriminazione economica è una forzatura che non trova appiglio né nella normativa scolastica né nella giurisprudenza costituzionale. La discriminazione si ha quando un diritto viene negato: Qui nessun diritto è stato negato.
Sesto: Le accuse di "protervia istituzionale" e di risposta "ai limiti dell'offesa personale".
Sono giudizi di valore che l’articolista è libero di coltivare, ma che non diventano veri per ripetizione.
Le risposte inviate alla famiglia richiamano la normativa vigente, chiariscono la natura facoltativa dell’attività, ricordano l'impossibilità per una scuola di stabilire una "soglia economica" universalmente sostenibile e ribadiscono che le proposte sono frutto di delibere collegiali, non di arbitrio personale del dirigente. Difendere la legalità e l’autonomia scolastica non è protervia: è esattamente ciò che la Costituzione chiede alle istituzioni.
Infine, un punto di metodo.
Chi richiama la "Costituzione più bella del mondo" dovrebbe avere almeno la prudenza di non usarla come scenografia per un racconto impreciso.
La Costituzione non è un pretesto retorico per trasformare ogni scelta organizzativa in un caso di lesione di diritti fondamentali.
E' un testo normativo che va letto per intero, tenendo insieme articolo 3, articolo 33, articolo 34 e l'intero impianto sull’autonomia delle istituzioni scolastiche.
In questo quadro, proporre un viaggio facoltativo, a un costo definito e deliberato, senza obbligo di partecipazione e senza conseguenze negative per chi non aderisce, non è una violazione dei valori costituzionali: è un esercizio legittimo e trasparente dell’autonomia scolastica.
L’Istituto "Federico Torre", diretto dallo scrivente, garantisce e continuerà a garantire inclusione reale, non di facciata; a rispettare la normativa, non le semplificazioni ideologiche; a proporre opportunità formative aggiuntive, senza trasformare la libera scelta delle famiglie in un vincolo paralizzante per la scuola.
Chi desidera discutere seriamente di Costituzione e scuola è sempre il benvenuto, a condizione che parta dai fatti e dai testi normativi, non da cifre inventate e da letture creative dell'articolo 3 della Carta Costituzionale.
La Costituzione non è un fondale retorico da agitare a effetto: è un testo che va letto, compreso e applicato.
Chi la cita senza conoscerla finisce inevitabilmente per rivelare più i propri limiti che quelli delle istituzioni che pretende di giudicare".

comunicato n.176132




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