Una gita scolastica troppo costosa obbliga le famiglie meno abbienti a rinunciare di far partecipare il proprio figlio all'evento
Alla protesta di una mamma c'e' stata la risposta del dirigente che e' apparsa senz'altro poco meditata, ispirata piuttosto a protervia istituzionale, ai limiti dell'offesa personale, che a volonta' di confronto con le ragioni del genitore. La nostra Costituzione imputa alla Repubblica, non solo allo Stato ma ad ogni articolazione del pluralismo istituzionale, la rimozione di ostacoli che realizzano impedimenti di fatto all'eguaglianza
di Vincenzo Baldini, docente di Diritto Costituzionale
Nelle tante letture che ci occupano, tra stampa e messaggi social, troviamo non di rado richiami a "valori" e tradizioni costituzionali comuni a Paesi e popoli europei (quali, libertà, dignità umana, solidarietà, eguaglianza, democrazia eccetera) tanto che anche nel linguaggio comune riusciamo a farci vanto di avere, come qualcuno ha detto, la "Costituzione più bella del mondo".
Senonché la Costituzione democratica non è solo un documento ben scritto e quello di valore, a ben vedere, non è un concetto propriamente giuridico.
Essa racchiude in sé il disegno (non l'utopia) di una società, è un medio di crescita e a volte, di trasformazione sociale deciso dalla stessa comunità come espressione della propria identità, dopo eventi che hanno gravemente sfregiato la condizione e la natura propria dell'Uomo.
I valori, così, attingono piuttosto ad un contesto socio-culturale che essi, una volta codificati nella Legge fondamentale, concorrono in permanenza a modellare, sul piano individuale e politico non meno che su quello istituzionale ed organizzativo, nella prospettiva ultima di favorire l'integrazione nel contesto del pluralismo sociale (Rudolf Smend).
Quale stigma di identità, i valori operano di regola come principale fattore di coesione sociale all'interno della società civile, permeando di sé l'esperienza della vita comune e anche privata.
Ciò, tuttavia, non sempre accade, anzi, qualche volta, come nel caso di specie (ed è anche più grave) non accade proprio in quelle strutture del pluralismo sociale, come la scuola, per definizione aperta alla diversità etica, religiosa, sociale, culturale e chiamata perciò a dare sostanza nella quotidiana attività della formazione, al rispetto di tali valori.
La vicenda di cronaca della quale casualmente sono venuto a conoscenza attiene ad uno scambio di comunicazioni tra una mamma e un dirigente scolastico, in merito al costo complessivo di partecipazione ad una gita scolastica.
Rilevando come tale costo fosse piuttosto ingente (circa mille euro), la mamma evidenziava come la scelta della meta e di conseguenza, la determinazione dei costi della gita da parte della scuola avrebbe di fatto "costretto" famiglie meno abbienti a rinunciare di far partecipare il proprio figlio all'evento in programma.
Un tale esito evidentemente avrebbe avuto l'effetto di causare arbitrarie esclusioni nella formazione in ragione della diversa consistenza economica e reddituale delle rispettive famiglie, lasciandosi così porre ostacoli all'integrazione degli studenti.
La risposta del dirigente è apparsa senz'altro poco meditata, ispirata piuttosto a protervia istituzionale (ai limiti dell'offesa personale...) che a volontà di confronto con le ragioni del genitore.
Non è nell'intenzione di questa breve chiosa l'analisi cronachistica dell'accaduto, tuttavia, colpisce in tale risposta la distanza estrema che essa rivela da ogni vissuto istituzionale realmente ispirato ai valori della "bella" Costituzione.
Qui non può non rilevarsi come nella decisione di una scuola che volutamente ignora il potenziale impatto discriminatorio del costo elevato di un evento formativo sia pure non obbligatorio come la gita scolastica, allorquando si decida di realizzarla, si condensa l'antitesi anche stridente con quei valori, quali il rispetto della dignità umana e sociale di studenti e famiglie, l'eguaglianza, la solidarietà, il pieno sviluppo della persona, che riflettono "l'immagine di uomo" recato dalla Costituzione.
Il dirigente (o chi per lui) che ha vergato l'improvvida risposta data alla mamma dovrebbe sempre tener presente che la nostra Costituzione, oltre all'eguale rispetto della legge (articolo 3 comma 1) imputa alla Repubblica (non solo allo Stato ma ad ogni articolazione del pluralismo istituzionale), la rimozione di ostacoli che realizzano impedimenti di fatto all'eguaglianza (articolo 3 comma 2 Costituzione).
La garanzia della cosiddetta eguaglianza dei punti di partenza è, insomma, una delle grandi conquiste costituzionali, premessa ineludibile di un ordinamento effettivamente democratico.
In quest'ordine di idee, poi, la Costituzione statuisce che la scuola è aperta a tutti (articolo 34 comma 1 Costituzione), premia i capaci e meritevoli "anche se privi di mezzi", ai quali riconosce il diritto "di raggiungere i gradi più alti dell'istruzione scolastica" (articolo 34 comma 2 Costituzione).
Preliminare e necessario per il compimento di tale ultimo obiettivo è che l'erogazione della formazione scolastica, obbligatoria o facoltativa, si svolga in condizioni di eguaglianza, nel rispetto della dignità di ognuno (studenti e docenti) e nella prospettiva di un agire solidale.
In conclusione, avere la "Costituzione più bella del mondo" non può risolversi in un modo di dire, in un apprezzamento estetico che attiene alla fecondità lessicale del testo redatto dalla penna del nostro Costituente.
A tale formula deve piuttosto corrispondere un reale modus vivendi, culturale, politico, istituzionale, sociale, dove i valori appaiono come volano permanente di un'esperienza.
Occorre, allora, che nel vissuto quotidiano trovi riflesso effettivo il bello della Costituzione e ne sia la principale bussola di orientamento.
comunicato n.176117
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