Operazione certificata dell'asportazione della tiroide ma l'organo e' ancora li'. Al giovane paziente gliene hanno tolto un altro, una parte del timo
La sconcertante scoperta e' stata fatta quando dopo l'intervento, dovendosi sottoporre al ciclo di radioterapia, il paziente si e' sottoposto ad una successiva ecografia che ha evidenziato come la tiroide fosse ancora li', al suo posto, nonostante la diagnosi riportata sul foglio di dimissione dall'Ospedale parlasse, a chiare lettere, di asportazione della tiroide. Quando "Fuori dal coro" parla di "ladri di salute"...
Nostro servizio
Allo stato attuale, non v'è giorno alcuno in cui i problemi della sanità, anche qui da noi, emergano in tutta la loro gravità.
Sere fa, addirittura, del nosocomio cittadino, con un puntuale servizio, si è interessata anche una rete televisiva nazionale con la trasmissione di Mario Giordano, "Fuori dal coro" (foto).
Epperò, quanto, oggi, Peppino De Lorenzo denuncia appare di una gravità inaudita e si ritiene che, questa volta, sia veramente difficile tacere.
Di quel giovane, trentenne, dimesso dal "Rummo", agli inizi dello scorso luglio, con la banale diagnosi di "stipsi" e che invece, detentore di una diagnosi gravissima, da quel torrido mese estivo, sta lottando, quasi ininterrottamente, al "Cardarelli" di Napoli, non c'è stato alcuno che abbia profferito una sola parola.
Oggi, un altro caso gravissimo.
Siamo convinti che De Lorenzo, prima di rendere pubblico questo ulteriore episodio di malasanità accaduto al "Rummo", di sicuro, avrà raccolto prove documentate a riprova del suo asserito che impone agli organi competenti di assumere, una volta per sempre, provvedimenti immediati ed indifferibili.
"Così come capita a tanti di noi, esperienze vissute da ragazzi spesso ci accompagnano per la vita intera. La stessa condotta ci porta a ricordare i tanti film del passato che, proprio per la loro semplicità, sono rimasti scolpiti nella nostra mente.
Tra i tanti, molte volte, mi ritorna alla memoria quello in cui l'indimenticato Totò, principe della risata, improvvisandosi chirurgo, al malcapitato paziente, disteso sul tavolo operatorio, asportò un organo al posto di un altro.
Non avrei mai ipotizzato, mi si creda, che un giorno lontano, da medico, nella sera della vita, dolorosamente, avrei assistito alla ripetizione di quella scena che nel film di Totò invogliava noi ragazzi a risate incontenibili, mentre, nella realtà di oggi, lascia increduli e perplessi, nel momento in cui la stessa non si è verificata in una sala cinematografica, ma, bensì, sul tavolo operatorio del "Rummo".
L'amore per la medicina non mi consente, oggi, di tacere anche se, in tutta sincerità, sia spinto più al silenzio, dopo averne pagate tante a seguito dei miei reiterati interventi, negli anni addietro.
Quando, dalle colonne di "Gazzetta di Benevento", agli inizi dello scorso luglio, ebbi l'opportunità di evidenziare la vicenda del giovane trentenne, che, accusando, d'improvviso, violente coliche addominali, si era recato al Pronto Soccorso del "Rummo" e, dopo tre giorni trascorsi sulla barella, praticate le indagini di routine, venne mandato a casa con la banale diagnosi di "stipsi", stitichezza e l'indicazione terapeutica di un farmaco in bustine per regolare l'alvo, alla luce, poi, della terribile, differente, realtà, alcuno ha detto una parola.
Una sola parola.
Infatti, a distanza di qualche giorno, intensificandosi la sintomatologia, a domicilio, si pensò di praticare ulteriori indagini da cui emerse la vera diagnosi.
Sulla scrivania del mio studio i familiari depositarono i risultati di laboratorio effettuati, in prima istanza, al Pronto Soccorso del "Rummo".
Una carta geografica, quei risultati.
In definitiva, non erano stati neanche letti.
Quel giovane, dal mese di luglio, è, quasi ininterrottamente, ripeto, ricoverato all'Ospedale "Cardarelli" di Napoli.
Non aggiungo altro. La diagnosi al Pronto Soccorso era stata banalissima: "stipsi".
In questi terribili e lunghi mesi, per la famiglia, il silenzio delle istituzioni, nel momento in cui il giovane continua la sua lotta, in un assordante silenzio, mentre banali, quotidiani comunicati stampa in tema di sanità si sprecano senza ritegno.
C'è di più. Dopo qualche mese dall'episodio, i familiari si videro notificare a casa, da parte dell'Agenzia delle Entrate, l'invito a pagare il diritto di prestazione in quanto, nello specifico, si era trattato di un codice bianco. Conferma, quest'ultima, che il caso fosse stato ritenuto irrilevante.
E' perdonabile tutto questo?
Sorvolando sugli altri episodi segnalati negli ultimi tempi, veniamo al caso odierno, di certo, più scandaloso degli altri.
Qualche mese fa, sempre al "Rummo", un giovane, ventottenne, cui era stato diagnosticato un carcinoma tiroideo, viene sottoposto ad un intervento per l'asportazione della tiroide.
Tutto, all'apparenza, normale fino a quando, per praticare il dovuto ciclo di radioterapia, lo stesso si sottopone ad una successiva ecografia.
Quest'ultima evidenzia che la tiroide fosse ancora al suo posto.
Dopo l'iniziale mia perplessità, commista, quest'ultima, ad uno stupore incontenibile, pure se consapevole della riconosciuta professionalità del radiologo che aveva praticato l'indagine, ho ritenuto giusto, a conferma, di ascoltare il parere di altri esperti del settore.
Per tutti la stessa conclusione. Non era stata asportata la tiroide, bensì parte del timo e l'esame bioptico era stato espletato, appunto, sul timo.
Da quel momento, si è posta in essere una macchina terribile al fine che il giovane venga sottoposto ad un ulteriore intervento, questo, sì, alla tiroide e da praticarsi in un istituto fuori sede, ripetendo, nello specifico, tutto l'iter che ogni intervento richiede, anestesia generale, compresa.
Siamo arrivati, dolorosamente, al film di Totò.
Questa volta non si può ancora tacere. L'episodio appare di una gravità inaudita.
E c'è di più. La diagnosi riportata sul foglio di dimissione parla, a chiare lettere, di asportazione della tiroide (sic!).
Tutti urlano, tutti strepitano, tutti appaiono inferociti, tutti manifestano la volontà ed il proposito di scendere in guerra, ma, poi, in ultimo, ogni cosa finisce nel nulla.
I due casi testé descritti, senza sminuire gli altri, rappresentano uno spettacolo indegno di un Paese civile, roba non da terzo mondo, ma da quarto, da quinto.
Qui, però, c'è di mezzo la salute della gente, della gente qualunque che non può permettersi il lusso di una clinica privata e che, se ha bisogno di una tac, di una scintigrafia ossea, di una risonanza magnetica, che non sono esami diagnostici di routine, ma indagini rivelatrici di gravi patologie, deve aspettare mesi.
Oramai ci sono medici che ci aiutano a vivere, medici che ci aiutano a morire e medici che ci costringono a rivolgerci ad altri medici.
La colpa, si badi bene, non è dei sanitari e del personale infermieristico, ma della politica che costringe questi operatori a lavorare in condizioni disumane, senza la necessaria tranquillità.
Sì, il passato non è stato del tutto scevro di menzogne e di delusioni, ma, comunque, rimane di gran lunga preferibile al presente.
Io, quel mondo, con le sue ombre e le sue luci l'ho vissuto e mi piaceva.
Oggi, lo ricordo con nostalgia, quasi con rimpianto. E non solo perché ero giovane ed avevo innanzi a me la vita, con la forza di affrontarla ed anche di sfidarla, come in effetti si è verificato.
Ne ho passate tante e, oggi che le ho superate, sono fors'anche contento di averle subite.
Di sangue, è vero, ne ho sputato tanto, ma non mi sono mai dissanguato.
Qui, si è scambiato addirittura un organo con un altro. Punto.
Un giovane invece è stato mandato a casa con la diagnosi di stitichezza. Era, invece, detentore di una situazione di estrema gravità.
Per i due episodi testé citati qualcuno pagherà?
Non lo so, ma conoscendo bene chi dovrebbe presentare il conto per permettere la riscossione, si nutre qualche dubbio.
Il resto sono chiacchiere, fuochi fatui e d'artificio, fate morgane, solo miraggi".
comunicato n.175932
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