Mostrare i muscoli come sta diventando abitudine e scelta oramai quotidiana, serve solo ad accrescere tensioni ed a favorire il riarmo
E' un affare enorme nel quale guadagnano soltanto in pochissimi. Il momento e' difficile e bisogna lavorare per la pace ha detto monsignor Felice Accrocca. Un chiasso indescrivibile, ma coinvolgente e per niente irriguardoso nonostante fischietti e tamburi si trovassero all'interno della Cattedrale, quelli usati dai ragazzi dell'Azione Cattolica per il corteo invocante la fine delle guerre
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Un chiasso indescrivibile, ma coinvolgente e per niente irriguardoso nonostante fischietti e tamburi si trovassero all'interno della Cattedrale, quelli usati dai ragazzi dell'Azione Cattolica, ha caratterizzato l'attesa per l'avvio del corteo che in nome della Pace si è mosso dal Duomo per arrivare fino alla Villa Comunale.
L'arcivescovo Felice Accrocca è stato tollerante, ma quando è arrivato il momento della riflessione religiosa ha chiesto ascolto e silenzio e così è stato.
Noi prima che il vescovo raggiungesse l'altare, abbiamo con lui scambiato qualche battuta sull'evento, convinti che poi sarebbe stato praticamente impossibile trovare un luogo appartato e silenzioso come quello resoci disponibile dal rettore della Cattedrale, monsignor Abramo Martignetti.
Siamo a questo momento importante, abbiamo detto a monsignor Accrocca, che altro non fa che ribadire il concetto della pace nel mondo in un momento particolarmente difficile che stiamo attraversando.
Sì, ci ha risposto l'arcivescovo. Intanto lavorare con i bambini, in questo caso specifico con l'Azione Cattolica Ragazzi (Acr) è seminare nei piccoli delle idealità che poi si spera lascino tracce per il futuro e dunque è un'opera di educazione alla pace.
E poi è un voler ribadire a tutti, attraversando le vie della città, una scelta.
E' chiaro che fomentare o perlomeno mostrare i muscoli come sta diventando abitudine e scelta oramai quotidiana, serve solo ad accrescere tensioni ed a favorire il riarmo ed il riarmo è anche un affare enorme nel quale guadagnano soltanto in pochissimi.
Questo, sulla pelle della gente, non può essere assolutamente tollerato.
E d'accordo, abbiamo ancora chiesto a monsignor Accrocca, che dall'immediato dopoguerra forse questo è il momento più delicato che stiamo vivendo in ragione della pace?
Senza dubbio è così ci ha risposto il vescovo.
Ricordo che ci fu però anche la crisi di Cuba con il duro confronto tra Kennedy e Krusciov al punto da non escludere l'imminente inizio della terza guerra mondiale. Lì un ruolo importante lo assunse papa Giovanni XXIII.
Poi ci sono stati anche altri eventi molto difficili ma questo si è verificato in un momento in cui veramente pensavamo di esserci lasciati alle spalle i rumori delle guerre.
All'epoca di Cuba eravamo in piena guerra fredda e forse qualcosa si temeva e si aspettava.
Adesso, in questo contesto, è come un cazzotto allo stomaco che qualcuno riceve nel momento in cui si sta con la guardia abbassata.
Era anche tutto così imprevedibile... abbiamo ancora detto al vescovo..
Certamente sì, ci ha risposto e visti gli attori in campo è difficile prevedere le mosse.
Ritiene, abbiamo proseguito, che si debba fare qualcosa in più anche per tentare di fermare quello che sta succedendo in un terreno di guerra a noi più vicino, nella vecchia Europa, in Ucraina. Facciamo così poco per essa. Perché?
Pensiamo che la cosa in fondo non stia a casa nostra, ci ha detto l'arcivescovo.
Credo che sia un qualcosa che non voglio definire egoismo perché non c'è consapevolezza.
La verità è che ci si abitua a tutto, tanto è lontano da casa.
Stare sotto le bombe, al freddo, è terribile.
Vedere i nostri bambini, abbiamo ribadito ancora noi, che stanno invece al caldo, mangiano a sazietà. Hanno abitudini diverse, così come le avevano i bimbi ucraini prima dell'aggressione russa.
Anche essi erano abituati come i nostri però da un giorno ad un altro tutto è cambiato ed hanno perso cibo, il calore della casa...
Se succedesse ai nostri bimbi probabilmente soccomberebbero alla sola idea della privazione...
E' così perché quando uno non è abituato, ci ha risposto il vescovo, non ha neppure gli anticorpi per gestire una situazione di quel genere e quindi è chiaro che non è semplice.
Penso che molti bambini porteranno i segni di quello che sta succedendo per una vita intera e non solo a livello psicologico. Anche l'organismo avrà delle fragilità con cui dovrà fare ricordo.
Siamo poca cosa, abbiamo infine detto noi, una piccola cosa ed oggi portiamo sul piatto della bilancia quello che possiamo, una piccola manifestazione, una testimonianza.
Noi siamo una goccia, è vero, ha concluso il vescovo, ma il mare è fatto di gocce.
Credo che sia importante e vogliamo ricordarlo a tutta la cittadinanza.
Se certe manifestazioni si moltiplicano e crescono, questo farà parimenti crescere una coscienza diversa, ha concluso l'arcivescovo Accrocca che ha poi raggiunto l'altare dove è stata pronunciata la preghiera intitolata "La pace è un cammino e Dio cammina con voi" citando papa Leone XIV.
Al termine ha preso brevemente la parola il sindaco Mastella il quale ha voluto sottolineare come il suo fosse un grido di pace ed è un grido che se lo pronunciamo insieme forse riusciamo a spegnere i fuochi.
In Ucraina c'è freddo ed i bimbi vivono in tante difficoltà ma noi speriamo di partecipare alla pace.
La città è con tutti voi, ha concluso Mastella.
A questo punto i ragazzi dell'Acr sono stati indirizzati verso l'uscita dalla Cattedrale e composto il corteo è stato attraversato tutto il Centro Storico in maniera festosa fino ad arrivare alla Villa Comunale dove la manifestazione si è conclusa.
C'è da aggiungere che con l'occasione sono stati consegnati 14mila euro a Telethon raccolti dalla Diocesi di Benevento (nella foto di apertura).
Le foto sono di Antonio Caporaso
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