Il Centro Storico non restera' senza il profumo del pane e le botteghe di tradizione saranno aiutate ad andare avanti
Il deserto dei vicoli non lo vuole nessuno e non serve a nessuno. L'antico forno di Raffaele Caruso, detto "pesce 'e zuccher" proseguira' la sua attivita' dopo l'acquisizione da parte della Fondazione di Comunita' presieduta da Angelo Moretti. Lello continuera' la sua opera formando i nuovi panettieri e non fara' mancare alla gioventu' beneventana, i famosi cornetti a mezzanotte o il marsigliese con mortadella e provolone...
Nostro servizio
Il Centro Storico non resterà senza il profumo del pane e le botteghe di tradizione saranno aiutate ad andare avanti.
Il deserto dei vicoli non lo vuole nessuno e non serve a nessuno.
Questa l'indicazione giunta forte dalla presentazione, nella sede di Confindustria, del progettio RestArt che ha previsto un fondo proprio per i patrimoni storici aziendali in estinzione.
Il patrimonio del Fondo, in continua evoluzione, è stato alimentato da una prima dazione da parte di Confindustria pari a 60mila euro che sono stati raddoppiati dalla Fondazione di Comunità presieduta da Angelo Moretti.
Su questi 120mila euro si potrà cominciare a contare.
Al centro della scena Raffaele, ma meglio noto con il diminutivo di Lello, Caruso (nella foto di apertura è con la figlia Italia), il famoso panificatore di via Tenente Pellegrini che per generazioni, comprendendo in esse anche quella del nonno e del papà, ha soddisfatto il palato sopratutto dei giovani che in tarda notte, diciamo pure, all'alba, sono ricorsi ai suoi cornetti, o ai panini marsigliesi o focacce, questi ultimi due farciti semplicemente con abbondanti fette di mortadella e di provolone.
Lello è giunto all'appuntamento nel corso del quale si parlava di lui, accompagnato dalla figlia Italia, insegnante, con l'abito della convenienza, anche se tutti lo ricordiamo ed amiamo vederlo ancora oggi, e forse così avremmo voluto che si presentasse assieme ai suoi cornetti, con il grembiule da panettiere imbrattato di farina ed il cappellino in testa.
Il suo "vero nome", quello con cui è conosciuto dai più, è associato a quello del suo panificio, "Pesce 'e zuccher" (la cosa peggiore che si possa fare quando si cita un proverbio, un detto, un nome, che in dialetto esprime tutta la sua forza, è quello di tradurlo malamente in italiano, in questo caso "Pesce di zucchero", come è stato fatto malamente stamane).
Lello ha retto bene dinanzi ai microfoni delle telecamere ed ai taccuini dei giornalisti ed ha cercao di riassumere in pochissime battute la storia della sua vita svoltasi interamente in quei locali di via Tenente Pellegrini dove ha sopportato anche il caldo dell'estate dinanzi al suo forno del pane.
Debbo ringraziare la Fondazione di Angelo Moretti e Confindustria, ha detto Caruso, che mi stanno aiutando tanto a resistere ancorché sotto altra veste.
Da solo non ce la potevo fare.
Lello ha raggiunto la pensione con la fine dello scorso anno e non intende più proseguire questa tradizione del panettiere, un mestiere che impiega magari poca materia prima, essenzialmente acqua e farina, ma tanta fatica e lavoro dovendo praticamente rinunciare al sonno per stare attento alla crescita delle sue specialità e poi all'infornata.
Io sono un ragazzo che si è messo a lavorare di notte, ci ha detto, con tanti sacrifici. Ho il rammarico di non essermi cresciuto i figli, questo sì.
La famiglia l'ho trascurata e mia moglie, Marina Guarente, ha tutto il merito se oggi accanto me ho il figlio maschio, Enrico, che è ingegnere e mia figlia Italia, che è insegnante.
Tanti i sacrifici fatti ma gli obiettivi che mi sono prefisso, li ho raggiunti.
Per oltre mezzo secolo ho passato le mie notti nel forno, ci ha ancora detto Lello Caruso.
Ho 67 anni ma mi sono trattenuto in forma e nessuno mi dà questa età.
Il consiglio ai giovani è quello di non abbattersi mai e di continuare sempre.
La vita è anche brutta ma lo è per tutti e tutti abbiamo le stesse difficoltà.
Ho mille clienti beneventani e ciascuno ha il suo problema. Bisogna affrontarli, questi accidenti della vita e cercare di venirne fuori contando su se stessi e sull'aiuto del Signore.
In questo progetto di Angelo Moretti io collaborerò come insegnante, ha ancora detto Caruso, mettendo a disposizione la mia esperienza, dando i mieri consigli, con la mia accortezza nel fare questi prodotti tipici molto caratteristici.
Non è facile fare il cornetto o il marsigliese o la pizza con la pasta del pane.
Speriamo di trasmetterle ai giovani queste mie esperienze e questa mia voglia di andare avanti.
Il segreto per i cornetti più buoni della città, è stato ancora chiesto dai giornalisti?
Sarà dato a chi mi subentrerà, ha risposto Lello.
Il soprannome che accompagna la sua famiglia da sempre, nasce come una burla che forse poteva dare anche fastidio è ed stato ciò che l'ha caratterizzata, gli è stato chiesto.
Sì, ha risposto Lello. Dà fastidio se viene detto in maniera arrogante, mi arrabbio, ma se viene detto in modo amichevole mi fa ricordare mio nonno Giovanni e mio padre Enrico e me quando ero piccolo in quella attività che non ha mai cambiato sede, ha concluso "pesce 'e zuccher".
Angelo Moretti ha detto che bisogna salvaguardare le identità dei centri storici ed anche creare le condizioni affinché la gente possa avere vicino a sé dei punti di produzione di eccellenze come quella di Raffaele Caruso.
Il suo panificio è anche un ruolo di relazioni.
Non bisogna lasciare il campo ad altre forme di economia altrimenti rischiamo di trovarci i centri storici svuotati e magari invasi da negozi dove si pratica il gioco d'azzardo in attività che deprimono.
Invece, avere ancora una bottega che emana il profumo del pane al centro della città, fa bene a tutti e quindi qualcosa bisognava farlo per salvaguardare il... cornetto.
Lello Caruso è stato eccezionale nel comprendere l'iniziativa anche perché così salviamo la sua maestria.
Se la bottega fosse stata chiusa, così come era preventivato al 31 dicembre scorso, tutto il suo sapere e delle generazioni precedenti, si sarebbe perso. Adesso invece lui si è impegnato a formare nuovi giovani in questo mestiere e questo è stato fondamentale, salvaguardare cioè il patrimonio immateriale di questo panificio.
L'idea è stata della Fondazione ma Confindustria l'ha raccolta ed è stato creato un fondo che oggi è d'aiuto al panificio Caruso ma domani potrebbe eservire anche ad altri patrimoni storici ed aziendali.
Questa prima parte vede l'iniziativa del fondo RestArt, la ripartenza dei patrimoni artistici e storici aziendali a rischio di chiusura, di estinzione.
Questo è uno dei 14 fondi della Fondazione dei Comunità e che apre a strade di innovazione sociale dando all'azione svolta una importanza politica e culturale.
Tramite questo fondo la proprietà del forno di Caruso è acquisita dalla Fondazione e quindi continuerà a vivere per il tramite di una cessione in concessione a chi vorrà candidarsi a farlo.
Caruso si è impegnato invece a formare nuovi panificatori ed allora stiamone certi che il profumo del pane ci sarà ancora in questo centro storico, ha concluso Moretti.
Il sindaco Clemente Mastella ha parlato di una pratica di grande importanza quella messa in atto per evitare che ciò che c'è, possa scomparire.
Personalmente mi concedo solo qualche grazia (riferendosi evidentemente ai cornetti ndr) ma non posso continuare. Ne prendo atto in maniera felice di questo rinvigorimento di un'area tipica della città.
Il grazie sentito, ha proseguito Mastella, è a chi interviene a sostegno di questa attività dove sarà possibile continuare a lavorare per tenere insieme la tradizione.
Poi Mastella a proposito delle problematiche del commercio nel centro storico, ha sostenuto, con non poca ragione secondo noi, che non è il richiesto passaggio dell'autobus lungo corso Garibaldi o il parcheggio delle auto a piazza Orsini a fare la differenza.
Quest'ultimo lo abbiamo aperto, ha detto il sindaco, è ancora attivo, ma non ci pare sia servito a molto.
Non avviene ciòò che si spera perché c'è un veicolare in altre direzioni per quanto attiene al commercio, anche considerando quello informatico che impera.
Voi ci siete, ha concluso Mastella rivolto sia a Confindustria che a Moretti.
A noi chiedeteci tutto, come si fa in una partita a tresette, ma non i soldi. Non battete a denaro.
A prendere la parola è stato quindi Oreste Vigorito, ancora nella qualità di presidente di Confindustria in questo ultimo suo evento nella qualità, mentre l'eletto, ma non ancora subentrato, Andrea Esposito (nella settima foto in basso), è rimasto seduto in prima fila.
Son qui come ultimo atto, ha esordito Vigorito, ma state sicuri che non andrò via, ora partecipo a questo evento.
L'attività di una vita non finisce mai anche se si abbassa la serranda.
Non ho avutro la fortuna di conoscere questo forno, ha proseguito Vigorito, ma ci sono andato per vederlo.
Ho trovato la porta chiusa ed ho avuto netta la sensazione che bisognava fare qualcosa affinché non chiudesse definitivamente.
Non ho le chiavi per aprire, ma ci sono altri che lo hanno potuto fare.
Vigorito ha quindi manifestato il suo amore per Benevento.
Se c'è qualcuno che ama questa città, assieme a voi, quello sono anche io.
Avete tanta storia da offrire a chi viene a visitarla ed io mi sento di appartenere ad essa anche quale cittadino onorario.
Non potevamo rimanere estranei a questo evento e penso che bisognerà proseguire su quanto sin qui fatto.
Noi ci siamo per conservare ciò che c'era.
Oggi ci troviamo nel mondo dei bottoni dove si pigia ed esce la bibita.
Da qui invece, da questa toria, esce solo l'amore di un uomo, un amore che ha preservato nel suo petto per anni.
Facciamo in modo che questo "pesce di zucchero" sia il delfino che nasce nel Sannio.
comunicato n.175835
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