Ci lascia monsignor Felice Accrocca uno studioso del mondo socio-economico appenninico. Papa Leone XIV lo ha scelto quale nuovo vescovo di Assisi
E' stato promotore del famoso Forum delle Aree Interne a Benevento con il coinvolgimento di alcune decine di vescovi ed ha promosso la singolare "Lettera aperta al Governo e al Parlamento". E' stato destinato nella terra di San Francesco di cui proprio quest'anno si celebra l'VIII centenario dalla nascita e lui di quel poverello e' uno dei massimi studiosi. Ne sentiro' la mancanza
di Roberto Costanzo
E' da oltre un anno che dedico qualche ora della mia quotidiana lettura ai libri di monsignor Felice Accrocca su San Francesco ed il francescanesimo, (nella foto un momento della cerimonia di annuncio della sua nuova destinazione.
L'abbraccio con il nuovo parroco di San Gennaro, don Pietro Florio), libri che meritano di essere letti ed in parte riletti, per capire il vero significato storico, religioso ed etico-sociale del Santo di Assisi e della sua indefinibile comunità.
Accrocca, con circa quindici testi, almeno tanti ne ho raccolti io, si sforza appunto di spiegarci la storia oltre che il pensiero del Santo di Assisi, al cui ottavo secolo di vita la Chiesa ha dedicato l’anno 2026.
Difatti alcuni suoi titoli sono particolarmente significativi, come i seguenti: "La Regola, ottocento anni di vita del Vangelo"; "Viveva ad Assisi un uomo di nome Francesco"; "Le Stimmate, da un corpo ferito, una vita nuova"; "Francesco, un giovane in ricerca"; "Gli ultimi giorni di Francesco" e tanti altri titoli.
Quest'anno milioni di persone, credenti e no, visiteranno Assisi, dove Francesco si spogliò di ogni bene materiale e personale, ma non della sua unica umanità, del suo unico modo di essere al tempo stesso rivoluzionario e figlio obbediente della Madre Chiesa.
Come scrive Accrocca, Francesco, il rivoluzionario Francesco, aveva una grande fede nei sacerdoti che vivono secondo la forma della Santa Chiesa romana. Fece del Vangelo il suo codice di vita, poiché "la fede o cambia la vita o non è".
Quest'anno, da quello spazio dell'Umbria, fino a tutto il mondo cristiano e non solo, l'animo di Francesco si farà sentire e ci aiuterà a capire il vero significato della recente espressione di Papa Leone XIV: "Vinca l'artigianato della pace e non l'industria della guerra", cioè è la persona che guida e controlla la macchina e non viceversa, se si vuole veramente la pace.
Tutto ciò avviene in modo particolare in questo ottavo secolo del Francescanesimo e quindi c'è da credere che anche questi sentimenti abbiano ispirato la Santa Sede nella scelta del nuovo vescovo di Assisi nella persona di monsignor Accrocca.
Si tratta di un prelato, notoriamente esperto non solo nella conduzione di una storica Curia appenninica, come Benevento, che per molti versi, non solo di natura geografica, è somigliante a quella di Assisi.
E appunto, come studioso del mondo socio-economico appenninico, è stato tra l'altro promotore del famoso Forum delle Aree Interne a Benevento con il coinvolgimento di alcune decine di vescovi e con l’intervento del cardinale Zuppi, che ha promosso la singolare "Lettera aperta al Governo e al Parlamento".
Certamente la partenza da Benevento di monsignor Accrocca procurerà un qualche diffuso dispiacere, però se teniamo conto del ruolo che egli è chiamato a svolgere e non solo in questo intenso anno francescano, dobbiamo sentirci in qualche misura premiati anche noi, in quanto in questo decennio di guida pastorale di Benevento, egli ha non solo donato ma pure sperimentato ed anche fuori dal campo strettamente ecclesiastico, ha saputo impegnarsi in tutto il modo di essere e di cambiare le nostre comunità civili.
Significativamente "Avvenire" di domenica scorsa ha descritto Accrocca "come studioso del patrono d'Italia e della sua eredità spirituale... uno dei grandi esperti di francescanesimo".
A volte, qui da noi, qualcuno avrà potuto dire che il nostro arcivescovo sembrava più un politico o un sindacalista, che non un prelato, ma chi scorre quello che egli ha scritto nei suoi numerosi testi capirà che colui che vuole guidare una Chiesa ispirandosi al Santo di Assisi deve avere innanzitutto una certa sensibilità socio-culturale e non solo etico-religiosa.
Personalmente sentirò la mancanza di uno dei più attenti lettori dei miei articoli, pubblicati anche da "Gazzetta di Benevento". Mi mancheranno soprattutto i suoi succinti, ma incisivi commenti.
Forse, quando nelle scorse settimane di dicembre andai a salutarlo per gli auguri di Natale, non riuscii a supporre quello che stava accadendo nella sua storia personale. Gli proposi difatti di organizzare una giornata di studio sui suoi scritti per San Francesco.
Tra l’altro parlammo anche dell’agostiniano padre Antonio Casamassa, che nello scorso novembre, appunto su sua iniziativa, era stato al centro di un interessante convegno a Foiano Valfortore.
Non avevo capito che ormai il nostro arcivescovo, date le sue esperienze e sensibilità stava per essere destinato ad altri e più impegnativi, ruoli.
Vorrei chiudere questo mio articolo con la frase ripresa da uno dei suoi libri, frase che mi è rimasta impressa: "Francesco ha dunque amato la Chiesa, non una Chiesa idealizzata, composta unicamente di persone sante, ma la Chiesa nella sua concretezza, ripiena anche di peccatori".
La nostra Chiesa.
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