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Benevento, 27-03-2016 08:21 ____
Protette da possenti mura le suore guardavano la Valle del Sabato e di sera deponevano uno sull'altro i loro bianchi copricapo alati...
Scioglievano i capelli per pettinarli come per smentire chi era convinto che, nel monacarsi, avessero fatto voto di restare per sempre rapate a zero. Comincio' intorno al 910, la storia dell'Abbazia di San Vittorino...
di Elio Galasso
  

Islamici sbarcavano sulle coste meridionali, barbuti saraceni in tante pitture medievali.
Imprevedibili, imprendibili, appena ebbero in mano l'intera Sicilia mirarono al sud longobardo.
Penetrati nell'interno, incendiarono ad Alife un monastero benedettino fondato dal Principe Arechi II, il grande.
Poche suore scamparono, si rifugiarono qui a Benevento.
Cominciò così, intorno al 910, la storia dell'Abbazia di San Vittorino.
Il nuovo monastero accorpò casette e orticelli, rampe e "trasende", lungo l'attuale via Alfonso De Blasio che dal Corso scende giù fino a via Annunziata.
Lì aprì il suo ingresso l'Abbazia, che ebbe subito una cappella e un chiostro, forse lo slargo con archi in tufo e mattoni romani, ora temporaneamente precluso, a cui si accede da via Alfonso De Blasio.
Lì, supra portam monasterii, rivela un documento, la badessa Costanza fece poi costruire nel 1207 una chiesa vera e propria, fiancheggiata dalla torretta campanaria da me fotografata anni or sono (foto 1-2-3).
Protette da possenti mura le suore guardavano la Valle del Sabato, pronte a diventare protagoniste in città.
L'Abbazia, grandiosa in pieno centro, è oggi sconosciuta ai beneventani, perfino a chi vi ha frequentato le elementari, perfino a chi si chiama Vittorino.
La sua riscoperta fisica e culturale promossa dal Fai è la novità più rilevante di questi giorni (foto 4).
Una studentessa di liceo introduceva dal lato est i visitatori.
Perfetta nel suo impegno, la ragazza chiedeva di farle qualche domanda, nel caso non fosse tutto chiaro.
Chiaro lì non era proprio tutto, ma lei non poteva saperlo.
Domande ne facevo a me stesso, assai più di quante me n’ero fatte nel pubblicare nel 1988 l’unico studio tuttora esistente sull’argomento: L’Abbazia longobarda di San Vittorino in Benevento, basato su documenti mai analizzati prima (foto 5).
Quello che il restauro sta recuperando nell'Abbazia sembra infatti aggregato in modo casuale. Illeggibili sono la successione cronologica e la funzione svolta nel tempo da ambienti, corridoi, scale, muri, terrazze, cortili. Troppi i crolli, gli adattamenti, le invasioni estranee in quella plurisecolare casa del sacro e della quotidianità di suore ormai sparite (foto 6).
Flavia si fece monaca in San Vittorino.
Vedova del conte longobardo Madelfrido, entrò nell'Abbazia portando in dote tutte le terre che possedeva, sparse, lontane.
Questa storia si legge in un atto notarile da me trovato.
E' il più antico documento originale del monastero, datato 1016, esattamente millenario.
Mentre il notaio lo redigeva, in scrittura beneventana, Benevento era ancora capitale del Principato e tale sarebbe rimasta per un altro mezzo secolo. Il monastero si arricchiva.
Dipendeva direttamente dal Papato e il sostegno sovrano era garantito.
Nel primo Seicento, l'Abbazia si aprì verso l’attuale piazza Guerrazzi, con affreschi barocchi (foto 7-8-9, quest'ultima è in apertura).
Conoscevo già quelli raffiguranti suore a mensa nel Refettorio, con piatti e posate sul tavolo, mani attive, busti senza più teste, volti facili da immaginare.
Per chi come me ha abitato in via Alfonso De Blasio le suore non erano solo figure scure in rapido movimento.
Gli odori della loro cucina invadevano i vicoli, i panni stesi al sole arredavano il quartiere, a volte saliva un canto corale, le campanelle scandivano la giornata.
Di sera, in tutta evidenza dietro i vetri, deponevano uno sull'altro i loro bianchi copricapo alati e scioglievano i capelli per pettinarli.
Come per smentire chi era convinto che, nel monacarsi, avessero fatto voto di restare per sempre rapate a zero.


Foto 1                                                                                                                               Foto 3

 

Foto 4                                                                                                                              Foto 6

 

Foto 7                                                                                                                              Foto 8

 
                                                            Foto 2                                                                               Foto 5

                                      

comunicato n.90165



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