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Benevento, 16-05-2023 20:24 ____
Roberto Costanzo, convinto democristiano anche nell'al di la', fa strame del rapporto con il Pd. Gli innesti si fanno sui rami e non sulle radici
Prodi sbaglio' tutto. Non doveva andare oltre una federazione rimarcando bene quel trattino che doveva esserci tra Centro e Sinistra. Se ne e' discusso nell'ambito del convegno su "Trent'anni dopo la D.C." partecipato da Gisondi, Pepe ed Acocella
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Gli innesti si fanno sui rami e non sulle radici.
Con questa frase che spiega, in maniera inequivocabile, cosa sia successo nei trent'anni successivi allo scioglimento della Democrazia Cristiana (convenzionalmente fissato al luglio del 1993), quella da tutti conosciuta, Roberto Costanzo ha definitivamente chiuso, dal suo punto di vista ovviamente ma che è ampiamente condivisibile, il rapporto dei cattolici democristiani con il Partito Democratico.
Romano Prodi ha commesso il gravissimo errore di mettere tutti in un contenitore (il riferimento è prima all'Ulivo ndr) pensando di vincere e proseguire per anni a gestire la politica nazionale.
Così non è stato perché si poteva al massimo pensare ad una federazione, ad un Centro-Sinistra con un trattino centrale che bene evidenziasse i due blocchi che lo componevano e non certamente ad un Centrosinistra senza differenziazioni.
Non siamo stati bravi, dopo la fine della Democrazia Cristiana, a trovare un nuovo contenitore per i cattolici impegnati in politica, ma certamente questo non poteva essere il Pd.
Oggi la giovane segretaria Elly Schlein, ha proseguito Costanzo, ha finalmente la opportunità di ricostruire un nuovo partito di sinistra.
Del Movimento politico dei cattolici nel Sannio del '900 se ne è parlato nel convegno "Trent'anni dopo la D.C." svoltosi nella sala del Centenario del Convento della Madonna delle Grazie per iniziativa del Centro Studi del Sannio diretto da Paolo Palumbo che ha condotto la serata.
Avrebbero dovuto intervenire Ortensio Zecchino e Clemente Mastella ma entrambi, per motivazioni a carattere personale, hanno dovuto rinunciare e così protagonitsi sono stati Roberto Costanzo e Mario Pepe (entrambi nella foto di apertura), democristiani di lungo corso, che nell'originaria stesura organizzativa, avrebbero dovuto prendere la parola dal pubblico con un loro breve intervento.
Dopo i saluti di padre Antonio Tremigliozzi, ministro provinciale dei Frati MInori della Provincia del Sannio e dell'Irpinia, che ha auspicato un impegno con responsabilità della politica, la relazione è stata tenuta da Antonio Gisondi dell'Università degli Studi di Salerno che ha parlato del periodo a cavallo tra la fine dell'Ottocento ed il primo Novecento e poi di un partito che per 48 anni ha sempre vinto le competizioni elettorali e che ha espresso 16 presidenti del Consiglio in 50 governi cui ha partecipato da protagonista, 5 capi dello Stato e 4 presidenti del Parlamento Europeo.
Il Sannio in particolare, ha detto Gisondi, non ha coscienza di sé.
La storicizzazione è difficile da realizzare. Ed allora la domanda è: Ce la facciamo a riflettere su noi stessi?
E' un'isola felice il nostro territorio, così voluta dalla Provvidenza, come scrisse Stefano Borgia?
In realtà la prospettiva storica fatica ad andare avanti.
Da qui la proposta, ha continuato Gisondi, di far diventare questo Centro Studi come sede di discussione e di ricerca. La documentazione c'è ed è abbondante.
Ci sono peraltro circa 2mila opuscoli alla Biblioteca provinciale già catalogati da Zazo e che servono a farci capire dove siamo arrivati.
Sul cattolicesimio politico nel Sannio, dall'Unità ad oggi, mi auguro poi di poter fare un mio saggio.
Gisondi ha parlato anche degli effetti su Benevento di essere stato un territorio che per 800 anni è stato sotto il dominio pontificio ed il cattolicesimo sannita si pensa sia stato addirittura in grado di incidere con i suoi rappresentanti sulle scelte di politca nazionale dello Stato della Chiesa.
Ma siamo figli, ha proseguito Gisondi, anche di quel cattolicesimo che vedeva nell'avvento delle ferrovie e del treno un mezzo pericoloso che portava idee nuove.
Gisondi ha parlato del ruolo, importante, che ha avuto a Benevento la massoneria e quindi del periodo di Nazzareno Cosentini e di Leonardo Bianchi.
Poi ci fu l'arrivo sulla scena politica di Giovan Battista Bosco Lucarelli, personaggio di una esemplarità unica.
Mario Pepe nel suo intervento ha sottolineato come la relazione di Gisondi avesse la datazione del vetero-cattolicesimo e nel movimento si è cominciato a lavorare certamente partendo dalle indicazioni del Concilio Vaticano II.
Certo che c'è stata la crisi della politica, ha proseguito Pepe, ma essa è legata alla storicizzazione delle vicende umane e dunque era inevitabile.
Ci sono poi stati anche eventi storici che hanno messo in crisi la Democrazia Cristiana sannita.
Ma Pepe non ha mancato di alzare l'indice accusatore contro chi ha gestito il tutto con una corsa all'individualismo cercando di impersonare con se stessi l'intero partito e rompendo così l'unità degli intenti.
Noi non eravamo necessariamente intenzionati ad entrare in politica ma da frequentanti l'Azione Cattolica venivamo invitati a farlo nei territori. A questo invito abbiamo risposto pienamente.
Mario Pepe ha anche sottolineato che occorreva una decisa scelta strategica della Regione a favore delle aree più deboli che erano quelle interne.
La nostra può anche non essere stata una grande avventura ma una grande esperienza sì.
Un nuovo impegno dei cattolici in politica, ha proseguito l'ex parlamentare democristiano, è possibile.
Bisogna però rilanciare l'organizzazione dei partiti politici così come sancito dalla Costituzione. Oggi, ha concluso Pepe, si tratta di fare la storia del domani.
Roberto Costanzo ha subito sottolineato che il suo ruolo avrebbe dovuto essere altro ma l'assenza di Mastella e Zecchino hanno "spinto" al Tavolo sia lui che Pepe.
E qui c'è stata la battuta scherzosa di quest'ultimo: E' così, ma non certamente siamo inferiori a Zecchino o a Mastella...
Costanzo ha ancorato il suo intervento parlando essenzialmente della Dc nel Sannio che ha avuto una sua specificità e singolarità.
Ha ricordato che Gian Battista Bosco Lucarelli non aderì in pratica al partito di don Luigi Sturzo, i popolari dell'epoca, ma fece comunque confluire il suo gruppo nel Ppi.
Non sempre ci furono unità di intenti tra i due ed anche con De Gasperi.
Don Sturzo, ad esempio, non condivise l'impegno di Bosco Lucarelli nel governo Mussolini.
Quindi Costanzo ha ricordato, da testimone oculare, il discorso che fece Alcide De Gasperi nel 1949, da presidente del Consiglio, dal balcone della Prefettura di Benevento.
Era attorniato da tutta la classe politica del territorio ma in quella occasione ringraziò solo Lepore.
In pratica De Gasperi fu indirizzato nel Sannio quando dovette fuggire dal regime fascista che lo stava per arrestare. Arrivò a Benevento e si fece accompagnare a San Martino convinto di poter essere tutelato da Bosco Lucarelli ma questi, nonostante lo avesse rincuorato al suono di un violino, che si mostrò molto timoroso, gli fece capire che non poteva ospitarlo. Lo indirizzò da Lepore che lo accolse con entusiasmo.
Nelle elezioni politiche del 1948 Lepore ottenne ben due candidature al Parlamento ed allora tutti si spiegarono il perché di questa doppia candidatura dopo aver saputo di questo suo rapporto con De Gasperi.
Costanzo ha ricordato che il suo primo rapporto con la politica lo ebbe nel 1945 durante un convegno che si tenne al Collegio de la Salle. Lì capì che sarebbe stato un democristiano.
Nel 1946, quando ci fu il referendum istituzionale per la scelta tra monarchia e repubblica, Bosco Lucarelli, ha ancora ricordato Costanzo, fu l'unico che si dichiarò repubblicano nel corso di una riunione al Teatro Comunale.
A Napoli la stessa cosa tentò di farla Silvio Gava, ma non fu eletto.
L'ex parlamentare regionale ed europeo ha anche detto che la Dc sannita fu diversa da quella degasperiana e mostrava una palese difficoltà a stare in un governo quadripartito. Ed infatti Benevento fu l'unica Dc a non aver costituito la Giunta comunale con i liberali.
In tutto questo bisogna però anche dire che Bosco Lucarelli e Raffaele De Caro diedero sempre lezioni comportamentali a tutti perché quando si trovavano a Roma, in parlamento, a difendere le ragioni del Sannio, essi marciavano uniti e senza tentennamenti.
Poi Costanzo, a conclusione, ha detto che in pratica nel 1993 non è stata la sola Dc ad essere disciolta. Lo stesso ha fatto il Pci, il Psi, il Psdi, il Pri ed il Pli.
L'unico che non ha prodotto cambiamenti è stato il Movimento Sociale.
Costanzo dopo aver bacchettato, come abbiamo scritto innanzi, la nascita del Pd con l'apporto dei democristiani, ha detto che egli, quando sarà, morirà da democristiano e non da ex.
Così mi accoglierà il Signore.
A chiudere i lavori, è stato Giuseppe Acocella, rettore di Unifortunato, il quale ha detto che i massoni ed i liberali di cui alla relazione di Gisondi, sono oramai cosa vecchia.
Questi ultimi sono gli interventi di attualità e ricordato che Sturzo pose i cattolici sul terreno della laicità dello Stato.

 

 

 

 

 

 

 

comunicato n.156985



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