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Benevento, 14-01-2022 10:10 ____
Andranno a processo entrambi gli indagati, ora imputati, per il tragico incidente costato la vita al 56enne Carminuccio Tuccino Polvere
Dopo tre anni di attesa per i familiari il Gip ha accolto la richiesta del pubblico ministero titolare del procedimento penale
Redazione
  

Andranno a processo entrambi gli indagati, ora formalmente imputati, per il tragico incidente costato la vita al 56enne di Pesco Sannita Carminuccio Tuccino Polvere e il grave ferimento della madre.
Dopo tre anni di attesa per i familiari, assistiti da Studio3A, all'esito dell’udienza preliminare tenutasi al Tribunale a Benevento, il Gip, Loredana Camerlengo, ha accolto la richiesta del pubblico ministero titolare del procedimento penale, Francesco Sansobrino, sostenuta anche dalle parti offese, e ha rinviato a giudizio una 61enne di San Lorenzello e un 59enne camionista di Maddaloni per il reato di omicidio stradale: sono accusati di aver "causato in cooperazione colposa tra loro, per citare l'atto del sostituto procuratore, con negligenza, imprudenza e imperizia, nonché in violazione delle norme che disciplinano la circolazione stradale, la morte della vittima", travolta mentre era ferma a bordo strada con il suo furgone dopo un precedente tamponamento, causando gravi lesioni anche alla madre che viaggiava con lui.
L'automobilista e l'autotrasportatore, che non hanno chiesto riti alternativi, dovranno comparire per la prima udienza del processo il prossimo 19 settembre davanti il giudice monocratico, Simonetta Rotili.
La tragedia si è consumata il 2 gennaio 2019 sulla Statale 372, alla periferia di Benevento (nella foto).
Quel mattino il cinquantaseienne, che gestiva con i genitori, a Pesco Sannita, un'azienda agricola a conduzione familiare, si stava recando al mercato di Benevento per vendere i suoi prodotti ortofrutticoli con il suo Fiat Doblò, a bordo del quale si trovava anche la madre oggi ottantenne, e stava procedendo da Caianello a Campobasso verso il raccordo con l'A16 quando, al chilometro 68+749, è rimasto coinvolto in un lieve tamponamento con una Fiat Punto guidata da una 47 anni di Alife: inizialmente, anche quest'automobilista era stata indagata, per la "fermata non regolare" della sua vettura, ma alla fine il pubblico ministero ha evidentemente ritenuto residuale la sua corresponsabilità sui fatti successivi.
Polvere ha accostato il veicolo il più possibile, sulla striscia stradale destra della sua corsia di marcia lungo il canale di scolo della carreggiata, ed è sceso per scambiare i dati con la controparte e compilare la constatazione amichevole.
E' stato allora che è sopraggiunto il Daihatsu Therios condotto dalla 61enne sannita che, "dopo aver effettuato un sorpasso ed essere rientrata sulla corsia di destra, non ha adeguato la velocità del veicolo alle caratteristiche della strada, dato che il manto stradale era umido per la presenza di brina notturna e vi era stato spargimento di sale, e non ha conservato il controllo del mezzo per poter compiere tutte le manovre necessarie in condizioni di sicurezza compreso l'arresto tempestivo, non avvedendosi del veicolo di Polvere, pur in condizioni ottimali di visibilità e nonostante la configurazione della strada (in quel tratto rettilineo) permettesse il relativo avvistamento con congruo anticipo" ha aggiunto il Pm, sulla base della perizia cinematica per la ricostruzione della dinamica e responsabilità del sinistro affidata ad Alfredo Carbonelli: contestazioni valide anche per l'altro imputato.
Risultato, il Suv ha urtato violentemente la parte posteriore del Doblò, fermo ai bordi della Statale, innescando l'inferno.
Mentre il fuoristrada si è ribaltato al centro strada, Polvere e la madre, che erano in piedi davanti al loro veicolo, a causa del colpo subito da quest'ultimo sono stati sbalzati nel vicino canale di scolo.
Verosimilmente il 56enne sarebbe sopravvissuto al primo impatto, comunque determinante nella causazione della tragedia, così come si è salvata la mamma, pur essendo rimasta per giorni in prognosi riservata e avendo riportato traumi pesanti tra cui la frattura del bacino.
Il conducente del furgone, infatti, ha avuto l'ulteriore sventura di essere colpito una seconda e fatale volta dall'autoarticolato Iveco Stralis, con relativo semirimorchio, condotto dal 59enne casertano, che pure sopraggiungeva nella stessa direzione e che lo ha travolto con lo spigolo della parte anteriore destra, all'altezza del faro e del fanalino, mentre stava provando a rientrare nella banchina stradale risalendo a carponi il canale di scolo: un urto tremendo, che ne ha determinato la morte istantanea a causa delle gravissime lesioni cranio-encefaliche per politrauma da investimento.
Anche all'autotrasportatore si imputa diaver proceduto a una velocità superiore al limite massimo consentito di 80 km/h, di non aver adeguato l'andatura alle caratteristiche e condizioni della strada, di non aver conservato il controllo del mezzo così da poter compiere tempestivamente le manovre necessarie in condizioni di sicurezza e di aver colpito la vittima nonostante tutte le condizioni di guida ottimali già osservate che avrebbero dovuto "consentirgli con congruo anticipo l'avvistamento di ostacoli o ingombri prevedibili".

comunicato n.146534



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