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Benevento, 22-02-2021 19:40 ____
E' un caso che il progressivo degrado della citta' in termini di qualita' della vita sia coinciso con la chiusura di spazi destinati al Teatro?
Sono stanco di un dibattito culturale che negli ultimi quarant'anni si e' barcamenato unicamente sull'opportunita' o meno dell'esistenza di Citta' Spettacolo oscurando il dato piu' allarmante della mancanza di un dibattito culturale, commenta Fetto
Redazione
  

Un riflessione sulla situazione culturale cittadina, ci è giunta da Michelangelo Fetto (nella foto durante una rappresentazione teatrale), della Solot Compagnia Stabile di Benevento.
"Egregio direttore - scrive - mi complimento con lei per aver dato spazio ad interventi aventi a tema la vita culturale della città prendendo per esempio, nell'ultima occasione, la posizione sull'affidamento del Teatro Comunale chiesto espressamente da alcune associazioni ed operatori beneventani oppure agli ottimi interventi di Jean Pierre el Kozeh.
Se consente mi piacerebbe esprimere la mia opinione di operatore del settore e rappresentante della Cooperativa Solot che gestisce una sala teatrale di proprietà del Comune di Benevento, Il Mulino Pacifico, in quanto vincitrice di un bando di gara (il Comune è in dissesto e non può dare in affidamento oppure in comodato d'uso gratuito un bene senza una gara ed un relativo ritorno economico).
Comincio con una domanda retorica: E' un caso che il progressivo degrado della nostra città in termini di qualità della vita sia coinciso con la chiusura di spazi destinati storicamente alle rappresentazioni artistiche?
Alla chiusura di spazi di più recente costruzione come "Il Piccolo Teatro Libertà" o l'avveniristico, bellissimo Auditorium della musica della Spina Verde, orribilmente deturpato al pari della Mediateca, da continui atti di vandalismo a cui nessuno ha provato seriamente a mettere argine?
E il Teatro Comunale Vittorio Emmanuele a cui, vanamente, ho proposto di cambiare denominazione in favore di una più gratificante intestazione ad Ugo Gregoretti, oramai abbandonato da quasi un decennio e ridotto a casa degli spiriti e degli spifferi in attesa della ennesima inaugurazione-passerella che sembra essere l'unica cosa che interessi la politica nostrana?
E l'Auditorium San Nicola, dall'incerta destinazione, oramai pronto dopo la pomposa inaugurazione ad essere di nuovo ristrutturato causa logorìo da inutilizzo e vandalismi vari?
Personalmente, sono stanco di un dibattito culturale che, negli ultimi quarant'anni, si è barcamenato unicamente sull'opportunità o meno dell'esistenza di Città Spettacolo, sulla validità delle sue proposte o su questa o quella direzione artistica, il tutto per oscurare il dato più allarmante e penoso della questione: la questione culturale non esiste perché il dibattito culturale non c'è.
Il programma di una ricca Pro loco è il risultato a cui hanno mirato in questi anni le politiche dell'Amministrazione comunale cittadina a cui è colpevolmente sfuggito un aspetto estremamente importante della convivenza civile: l'ascolto.
Noi cittadini di buona volontà che, con il nostro impegno quotidiano, contribuiamo con la nostra mollichina, al pari delle formichine operose, allo svolgimento delle vicende cittadine ambiremmo, proprio per questo impegno e per la relativa competenza acquisita in trent'anni di esperienze professionali, a non essere esclusi per questa o quella presunta appartenenza politica o per una visone critica relativa alle scelte operate; quando uso il termine esclusione mi riferisco chiaramente non ad incarichi, contribuzioni, partecipazioni a manifestazioni o direzioni artistiche per le quali evidentemente il Comune per sua libera scelta non ci ritiene adeguati ma solo ed esclusivamente alla discussione dei temi promessa (stati generali della cultura) e mai mantenuta.
Concordo sulla visione di Jean Pierre el Kozeh relativa al contesto generale cittadino deprivato di qualsiasi forma di apertura a contributi altri che non siano dedicati all'intrattenimento puro e semplice, alla sequenza un po' casuale di eventi senza un contesto di visione, di sviluppo, di crescita della qualità della vita e del turismo, che non vada oltre l'elargizione immediata lungi dal concetto d'investimento su lungo periodo, che non vada oltre il consenso del cittadino medio contento del suo svago personale, contento della sostituzione del presepio di Dalisi con l'albero cantante.
La città se ne muore, al di là dei proclami, più povera, più sporca, più inquinata, più depressa che mai e questo ben prima del Covid".

comunicato n.138540



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