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Benevento, 18-02-2021 09:25 ____
Le parole del presidente Draghi siano lievito e facciano crescere ad ogni livello l'impegno allo sforzo comune ed all'efficacia dell'azione di Governo
Ha fatto appello ad una morale individuale e a un'etica sociale in cui devono allignare i sentimenti della responsabilita' nazionale, dell'amor patrio, della consapevolezza del momento difficile che si vive e che richiede unita' d'intenti
di Vincenzo Baldini docente Diritto Costituzionale
  

L’insediamento del nuovo Governo presieduto da Mario Draghi è stato seguito dal discorso programmatico tenuto dallo stesso presidente del Consiglio dei Ministri al Senato, per il conferimento della fiducia.
Sono due, in particolare, i tratti di questo discorso che appaiono a me più rilevanti.
Il primo attiene all'emergenza, che chiama tutti ad una lotta comune contro un comune nemico, anche nel "ricordo di chi non c'è più" e che in qualche modo costituisce un collante di questo Esecutivo.
Il secondo più forte collante è costituito dall'appello alla consapevolezza, al "senso di responsabilità delle forze politiche" alle quali sottolinea Draghi "è stata chiesta una rinuncia per il bene di tutti".
All'evocazione al senso di "responsabilità nazionale" inteso come "principale dovere" a cui tutti, responsabili politici ed istituzionali, sono chiamati, si accompagna infine l'esortazione all'unità, ritenuta non un'opzione bensì "un dovere" guidato dal comune sentimento di amore per l'Italia.
Si riscopre, in questo discorso, una prosa che stravolge i connotati di un λόγος, di una scelta, tipico dell’agire politico basato sulla stridente contrapposizione tra partiti politici, su un linguaggio irriverente e, qualche volta, offensivo di questi ultimi, sulla prosa arcaica e, spesso, autoreferenziale di chi agisce senza il velo dell'ignoranza.
Di contro, il discorso del presidente del Consiglio fa appello ad una morale individuale e a un’etica sociale in cui allignano (devono allignare) i sentimenti della responsabilità nazionale, dell'amor patrio, della consapevolezza del momento difficile che si vive e che richiede unità d'intenti.
Echeggia, in tale discorso una prosa antica, seppellita sovente sotto la coltre di un confronto veemente mirato alla delegittimazione reciproca delle forze politiche, una prosa, insomma in cui il termine politica si declinava come servizio a favore della comunità e del Bene comune.
In effetti, negli Stati democratici alla politica spetta di selezionare bisogni, individuare mezzi, prefigurare strategie per il futuro.
Ad essa compete, ad esempio, intravvedere problemi (tutela ambientale, sviluppo scientifico), prefigurare soluzioni, regolare fenomeni, in primo luogo attraverso la legge.
Nella democrazia rappresentativa pensata dai Costituenti, basata sul concorso pluralistico dei partiti politici alla formazione della politica nazionale (articolo 49 Costituzione), l'apporto costruttivo di tutti tali soggetti nella realizzazione di un tale obiettivo prescinde da ogni distinzione tra forze di maggioranza e di minoranza.
Esso si fonda sul presupposto della comune consapevolezza dell’indispensabilità del loro ruolo nel funzionamento della decisione politica, a prescindere da quali siano o potranno essere le forze che avranno prevalenza nel processo di integrazione che conduce alla decisione.
Ciò che questo modello di democrazia presuppone, dunque, è di certo l'esistenza di una morale individuale e di un’etica comune forgiata sui valori della responsabilità, del Bene comune, della proposta.
Essa non esclude anche l’ascolto e l'apprendimento reciproci, anche da chi, di tale Bene, ha una visione diversa o addirittura opposta.
Senza una morale politica, non può esserci un’etica politica; è questa che ha guidato, ad esempio, il lavoro dei singoli Costituenti e che ha portato all’opera ultima del varo della Costituzione repubblicana.
Le comunicazioni del presidente Draghi fanno appello dunque ad un elemento in parte innovativo del processo di formazione della coscienza politica comune e dell'azione parlamentare, indispensabile per coniare, in questa fase, un agire politico leale e un lemma comunicativo rinnovato e distante dal tratto a volte becero del dibattito politico, nutrito esclusivamente da ragioni di parte e da un calcolo delle convenienze.
Al suo posto occorre nutrire un Verfassungspatriottismus che rifletta innanzitutto la consapevolezza della condivisione oltre ogni distinzione dei valori comuni della dignità della persona, della solidarietà, dell’uguaglianza, della democrazia.
Tale consapevolezza è il lievito della rinascita morale che premi innanzitutto l’amore per il Paese.
E' quanto del resto i Costituenti postulavano nella stessa definizione del parlamentare quale rappresentante della Nazione (articolo 67 Costituzione).
Senza questa rinascita, si rischia di lasciar prevalere sempre e comunque gli interessi particolari sulla generale visione dei bisogni del Paese e delle soluzioni reputate più idonee a perseguirli.
Senza tale rinascita, anche il nuovo Esecutivo vedrebbe progressivamente dissolto il suo più forte collante che, si ripete, è innanzitutto di natura etica, fondato sul senso comune di consapevolezza e responsabilità nazionale.
Auguriamoci tutti che le parole del presidente siano vero lievito e facciano crescere ad ogni livello l'impegno allo sforzo comune, oltre che l'operatività e l'efficacia dell'azione di Governo.
Il cammino è tutt'altro che pervio, le premesse sono insolite ma anche insolitamente buone.

comunicato n.138426



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