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Benevento, 12-01-2021 19:03 ____
Parlando di storia del Diritto scoppia il caso dell'articolo "il" posto dinanzi a Jus Gentium. Tutto regolare. Allora si usi anche il juventino...
Una considerazione scherzosa in un seminario di grande rilevanza sul Diritto Internazionale voluto dalla cattedra di Storia dell'Esperienza Giuridica di Cristina Ciancio docente di Giurisprudenza che ha chiamato a relazionare Giuseppina De Giudici
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Un nuovo, interessante argomento di storia del diritto, è andato ad impreziosire il seminario di studio voluto da Cristina Ciancio (nella seconda foto in basso), docente di Storia dell'Esperienza Giuridica al corso di laurea magistrale in Giurisprudenza di Unisannio.
Il tema trattato è stato: "Il diritto internazionale prima del diritto internazionale: il Jus gentium nel pensiero giuspubblicistico dell'età moderna".
Relatore, ovviamente in videoconferenza, è stata Giuseppina De Giudici (nella prima foto in basso), docente associato all'Università di Cagliari.
A proposito di quell'articolo "il" prima del termine Jus gentium c'è stata una battuta finale di Gaetano Continillo, docente anch'egli, che ha assistito ai lavori del seminario il quale ha detto: Mi sono meravigliato dell'articolo "il" posto prima del Jus gentium ma ho chiesto per chat a Cristina Ciancio di quella per me era una anomalia e mi ha detto che questa dizione è autorizzata da una scuola di pensiero al riguardo.
Ne prendo atto, ha detto Continillo, e vuol dire che da oggi sono autorizzato a dire anche il juventino.
Una battuta, questa, che fa anche comprendere di come ci sia praticamente nulla di immutabile e di lapidario e che tutto va studiato e ristudiato così come a proposito del termine di Diritto Internazionale, dirà la relatrice.
Cristina Ciancio, nel presentare il tema del seminario e la relatrice, ha sottolineato come tutti i giuristi sono un po' storici anche perché devono tener conto della condizione diacronica degli eventi e delle categorie giuridiche.
E tuttavia, studiare a fondo la storia del diritto, significa anche avere la possibilità di un arricchimento culturale ma anche di godere di vari punti di vista di quel determinato argomento che altri non dimostrano, e la complessità dei vari momenti giuridici.
Giuseppina De Giudici ha voluto subito fare un complimento a Ciancio per l'organizzazione del seminario e per il fatto che qui è possibile vedere in volto tutti i ragazzi che vi partecipano. All'Università di Cagliari, forse per questione della piattaforma utilizzata, questo non è possibile e quindi mi tocca parlare con un computer...
Passando al tema della discussione, De Giudici non ha nascosto le difficoltà della trattazione.
Un compito arduo, il mio, parlare del moderno Diritto Internazionale che in passato poteva essere paragonato allo Jus Gentium.
Quando parliamo di diritto interno ad uno Stato sappiamo di cosa discutiamo.
Ma qui dobbiamo cominciare un'analisi praticamente da zero e quindi dare risposte a domande complesse come quando questa branca del Diritto Internazionale comincia ad avere una sua personalità e chi ha interesse a promuovere la sua esistenza.
E poi: Quali le fonti a cui attingere per questa rievocazione storica?
E soprattutto, esse sono tutte riconosciute in maniera univoca?
Ed ancora, questi Stati vivono già come una comunità organizzata o sono ancora in natura?
Bisogna attendere i secoli XIX e XX per arrivare alla denominazione di un diritto pubblico esterno che si assomma all'espressione di diritto pubblico interno.
Oggi queste sono denominazioni solo a carattere storiografico.
E' ovvio, ancora, che quando parliamo di Stato, ha proseguito De Giudici, consideriamo anche le sue epoche e quindi le variabili che si sono succedute e che sono veramente tante.
Il Diritto Internazionale è compreso poi in branche.
E dunque ci chiediamo: E' un diritto di guerra? E' un dirtto di pace?
La storia delle reazioni tra gli Stati è in realtà contraddistinta da continui conflitti.
Ma è la pace di Westfalia, che pose fine alla cosiddetta guerra dei trent'anni, iniziata nel 1618, ed alla guerra degli ottant'anni, tra la Spagna e le Province Unite, che cambia lo scenario legando il riferimento normativo ad un diritto che privilegi la pace, anche se non si esclude in assoluto la guerra.
Si comincia a parlare di Storia del Diritto Internazionale quando iniziano ad esserci i soggetti delle interlocuzioni e cioè gli Stati e quindi quando c'è la rottura della universialità.
E' questo il momento della nascita degli Stati.
Il diritto interstatuale nasce in Europa ed è forgiato per l'Europa, da qui il carattere euro-cristiano attribuitogli e che è tipico del Diritto Internazionale, una espressione coniata nel '700.
La lingua veicolare del Diritto Internazionale è considerata il francese ma poi Roberto Virzo (nella terza foto in basso), docente di Diritto Internazionale e dell'Unione Europea a Giurisprudenza Unisannio, al termine del seminario, nello spazio dedicato alle domande degli allievi, dirà che l'inglese subentrerà in maniera predominante agli inizi del XX secolo con lo Statuto della Corte Permanente di Diritto Internazionale che comincia a rendere le sentenze prima in francese, poi in entrambe le lingue e poi solo in inglese.
Con la decolonizzazione degli anni Sessanta, è la lingua francese a perdere definitivamente la sua predominanza a favore di quella inglese e conserva ancora una sua forza solo nel processo internazionale.
Tornando alla relazione di De Giudici, la domanda che pure si è posta è se coincidano le dizioni di Jus gentium con Diritto Internazionale.
In realtà una piena coincidenza non c'è anche per via delle tante trasformazioni avvenuite nell'età moderna.
E' Jeremy Bentham che adopera per la prima volta l'espressione International Law.
Ma chi produce lo Jus gentium?
Gli stessi Stati tra loro?
Evidentemente sì, la caratteristica è questa, un accordo tra gli Stati, anche se esso è presunto o tacitamente espresso.
In età romana, ha proseguito la relatrice, lo Jus gentium non aveva un carattere interstatale in quanto si trattava di un diritto interno. Per questa ragione se ne faceva rilevare, spesso, la sua inadeguatezza. Esso costituiva però certamente una fonte del diritto che si collocava tra il jus naturale ed il jus civile.
Mancava dunque una concezione univoca anche perché i popoli nion si sono mai riuiniti e quindi il consenso è da intendersi presunto.
Tra le varie interpretazioni vi è quella di Francisco Svarez, un gesuita, un teologo-giurista, che ha indagato lo Jus Gentium e lo Jus Naturae.
La differenza, è stato detto, sta, appunto, nel consenso dei popoli. Il diritto di natura, ad esempio, non ha bisogno di questo consenso, quello delle genti, sì.
Ugo Grozio, ha ancora detto De Giudici, parlava delle parti generali e delle parti speciali che gli Stati raggiungevano con gli accordi e quindi c'era sempre una doppia natura del rapporto.
E' Thoms Hobbes, portatore di una nuova concezione del diritto delle genti e non si occupa del diritto internazionale.
Hobbes in pratica dipinge lo stato come un soggetto munito di una propria personalità giuridica.
Per quanto riguarda gli individui essi escono dallo stato di natura ma questo possono farlo anche gli Stati?
Sono o no gli Stati a voler essere liberi e sovrani?
Se vengono immaginati come persone, essi sono certamente soggetti a diritto di natura e quindi soggetti a norme essenzialmente etiche e morali, ma vanno meno bene per uno Stato e la confusione, tra Stato ed individuo, va dipanata.
L'analisi poi sulla inviolabilità porta a misurarci con il concetto di indipendenza giurisdizionale e la forza degli Stati non sta tanto nella cresciota quanto nel mantenimento di ciò che si ha.
Un momento della relazione è stato dedicato anche alla figura dell'ambasciatore che aiuta anche a ripensare alla formazione del Jus Gentium.
Un ruolo importante quello esercitato da questi personaggi di primaria importanza ed invocata la loro indipendenza giurisdizionale anche se Wolff ritiene che la loro indipendenza dovesse essere limitata.
A questo punto è intervenuto Roberto Virzo che ha parlato di una relazione affascinante quella svolta da Del Giudice che ha praticato una carrellata storica ben ragionata.
Gli spunti affidati alla nostra attenzione, ha detto Virzo, sono peraltro molti e collegati con la visione che ho del Diritto Intenazionale contemporaneo e che impatto hanno avuto i precedenti su di esso.
Tra i vari spuinti parto da quello iniziale al Diritto Internazionale come diritto pubblico esterno degli Stati a partire dall'800.
E si ha incidenza anche nella ricostruzione del medesiomo Diritto Internazionale che non è altro se non l'insieme delle norme prodotte dagli Stati in una visione monista.
Se la visione, ha proseguito Virzo, è fermarsi al momento storico in cui emerge come diritto pubblico degli Stati, la consuetudine finisce sempre per incidere sulla determinazione del consenso dello Stato visto che essa non è altro che un accordo tacito.
Se si parte da una visione dualista invece si ha un'altra visione del passato.
Virzo ha chiuso il suo intervento considerando che il Diritto Internazionale oggi è sempre più della cooperazione mentre in precedenza era della coesistenza.
Il Diritto Internazionale moderno in pratica nasce dalla Pasce di Westfalia, come già detto, perché essa dà la data simbolica della uguaglianza sovrana degli Stati, almeno da un punto di vista formale.
Con il 1945 e quindi con la fine della seconda guerra mondiale, e la nascita della Corte delle Nazioni Unite, Corte Internazionale di Giusizia, c'è l'abbandono dell'uso della forza.
Successivamente a quella data si afferma il diritto della cooperazione. In pratica c'è sempre più bisogno e covenienza perché ciascuno Stato da solo, in una determinata materia o questione, non ce la fa.
Oggi c'è il Diritto Internazionale con il giudice internazionale che ha un suo ruolo ben definito e si è consapevoli, peraltro, di non poter fare a meno, nella regolazione dei rapporti, di sentenze internazionali.
Cristina Ciancio a questo punto ha tirato le conclusioni visibilmente soddisfatta anche per la interlocuzione che si è generata tra i due docenti con la esposizione di diverse interpretazioni dei percorsi.
Questo significa farci anche capire, ha detto Ciancio, dove si può andare e ci accorgiamo anche di quanto ci sia ancora tanto da studiare.
A seguire ci sono stati gli interventi degli allievi e di Gustavo Nobile Mattei (nella sesta foto in basso), docente anch'egli di storia del Diritto, che ha accennato alla nozione isidoriana del basso medioevo che è diversa anche dal Jus Gentium rispetto alla tradizione romanistica e di Luca Lo Schiavo (nella quarta foto in basso), altro docente, che ha lodato la presenza della relatrice Del Giudice in un'aula dell'Università di Cagliari dove sono conservate preziosissime cinquecentine.

 

 

 

 

 

 

comunicato n.137539



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