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Benevento, 10-01-2021 09:38 ____
Il viaggio del cronista nella citta' del Dopoguerra. Nel salone di Salvatore Carbone si vendevano anche le sanguisughe
In via San Gaspare del Bufalo c'era un barbiere che disponeva anche di questi preziosi invertebrati che si usavano per varie cure del corpo. Un grande cartello nel negozio ne annunciava la presenza: "Qui si vendono mignatte", ricorda De Lorenzo
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Rimanendo anche questa settimana in piazza Orsini, Peppino De Lorenzo prosegue nel ricordo e ci permette di apprendere che, in zona, negli anni addietro, vi era la vendita di particolari invertebrati, le sanguisughe o mignatte, usate in medicina per la cura di svariate malattie. Scopriamo di cosa si trattava.
"L'interesse suscitato la scorsa settimana da parte dei lettori, alcuni hanno anche scritto in redazione, nel ricordo degli esercizi commerciali dell'epoca in piazza Orsini, induce a soffermare l'attenzione su altri.
Un beneventano che vive a Varese, Carmelo Addabbo, ingegnere, ha preso lo spunto per ricordare la vendita in quella zona della città delle sanguisughe o mignatte.
Preciso, da subito, che il suo ricordo risponde al vero tranne che, considerando il non breve lasso di tempo trascorso, ha attribuito, involontariamente, quella particolare vendita alla drogheria Minocchia, ove le avrebbe acquistate da ragazzo a seguito della prescrizione del noto oculista Rosario Zeppa.
In realtà, a distribuirle non era don Vittorio Minocchia.
Sì, è vero, piazza Orsini non veniva resa viva solo dagli esercizi di generi alimentari ed affini, ma in via San Gaspare del Bufalo era a tutti noto un barbiere.
Salvatore Carbone, il suo nome (foto di apertura).
Era un accorsato salone da barba e capelli, quelli di un tempo, ove, nell'attesa del proprio turno, i clienti si intrattenevano dando vita a conversazioni che spaziavano nei campi più disparati.
Singolare era un annuncio che, per lunghi anni, ha fatto bella mostra di sé attirando la curiosità dei passanti: "Qui si vendono mignatte", il contenuto del testo.
Anch'io, come tanti, più volte fui attratto da quel cartello, posto, ripeto, in bella mostra.
Poi, quando ebbi la ventura di conoscere don Salvatore, tenendolo in cura sino alla morte, avvenuta a tarda età, fui edotto del significato di quell'annuncio, non mancando lui, nel contempo, di mostrarmi queste sanguisughe.
Le mignatte, (un esemplare nella prima foto in basso) note, appunto, anche con il nome di sanguisughe, sono invertebrati simili ai lombrichi che, nel passato, erano molto usate per la cura di svariate malattie.
Incidono la pelle dell'uomo succhiandone il sangue che per loro rimane la migliore fonte di nutrimento.
Si spostano facendo uso di ventose distribuite sul loro corpo.
Quindi, attaccano la preda ed incidono la pelle con la bocca fornita di tre denti.
Non si avverte dolore in quanto la saliva della mignatta contiene un anestesizzante che blocca la sensazione dolorosa.
A questo punto, attraverso la saliva, viene iniettata una sostanza anticoagulante.
Di qui, il suo antico uso in vari campi della medicina.
Nell'Ottocento, per la pratica del salasso e, in seguito, come antidolorifico, antinfiammatorio, per migliorare la circolazione sanguigna (vene varicose), e per la cura di affezioni reumatiche, contratture, artrosi ed artriti.
Buoni risultati anche per le malattie della pelle, ematomi e foruncoli, nonché in svariate patologie metaboliche, neurologiche, fascite plantare ed ipertensione.
Si poggia la sanguisuga sulla parte del corpo interessata e questa incomincia a succhiare il sangue.
Di qui, ha inizio il  trattamento.
Quando don Salvatore si spense, la vendita delle mignatte ebbe fine in quanto il nipote Annibale, per tutti Nino, proseguì solo l'attività di barbiere che ha mantenuto, prima del pensionamento, sino allo scorso anno.
Rimanendo in piazza Orsini, non può essere dimenticata la trattoria, ubicata nella parte alta, accanto all'inizio di corso Garibaldi, gestita per anni da Arturo Orlacchio (nella seconda foto in basso).
Essendo pochi, all'epoca, i punti di ristorazione, quest'ultima era molto frequentata.
Successivamente, fu ceduta e don Arturo prese in concessione il bar dell'Ospedale "Rummo" ove, ogni mattina, noi medici, come tutto il personale, lo incontravamo nel corso della pausa caffè".
[redazione]
 

comunicato n.137477



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