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Benevento, 07-01-2021 17:33 ____
Vaccini: La strategia intrapresa puo' apparire logica e condivisibile nei contenuti, molto meno nella modalita' di esistenza e nella forma che assume
L'ordine delle priorita' fissato nel Piano Strategico solleva la questione relativa alla (dis)eguaglianza nei trattamenti sanitari che e' di ordine costituzionale e che non puo' essere liquidata facendo riferimento alla razionalita' del Piano stesso
di Vincenzo Baldini
  

Nel piano recante gli elementi di preparazione e d'implementazione della strategia vaccinale elaborato dalla Presidenza del Consiglio, dal Ministero della Salute, con l'apporto anche di Istituto Superiore della Sanità (Iss), Agenzia Italiana del Farmaco (Aifa) ed Agenzia Nazionale per i Servizi Sanitari Regionali (Agenas), a molti sconosciuta, si stabilisce un ordine di priorità nella campagna di vaccinazione in ragione della limitata disponibilità delle dosi di vaccino.
In base a tale piano, della somministrazione beneficiano in primo luogo i componenti il personale sanitario e sociosanitario, poi i "residenti e personale dei presidi residenziali per anziani" ("sia la popolazione istituzionalizzata che il personale dei presidi residenziali per anziani devono essere considerati ad elevata priorità per la vaccinazione"), quindi le persone di età avanzata, le persone dai 60 ai 79 anni e la "popolazione con almeno una comorbidità cronica" (p.6).
"Con l'aumento delle dosi di vaccino" poi, saranno vaccinate le altre categorie di popolazioni, fra cui quelle "appartenenti ai servizi essenziali..., anzitutto gli insegnanti ed il personale scolastico, le Forze dell'ordine, il personale delle carceri e dei luoghi di comunità, eccetera". (p.7).
La strategia intrapresa può apparire senz'altro logica e condivisibile nei contenuti, molto meno nella modalità di esistenza e nella forma che assume.
Nondimeno, va rilevato in premessa che l'ordine delle priorità fissato nel piano strategico solleva inevitabilmente la questione relativa alla (dis)eguaglianza nei trattamenti sanitari, una questione di ordine costituzionale, dunque, che non può essere liquidata semplicemente facendo riferimento alla razionalità del piano strategico.
Infatti, non esiste "una sola" direzione possibile per la quale la razionalità si renda evidente giacché questa ha una connotazione intrinsecamente soggettiva, dipendente sovente da una serie di fattori (età, posizione, cultura eccetera) che ne condizionano la percezione individuale.
Può replicarsi, tuttavia, che il piano strategico vaccinale si avvale del contributo rilevante di organismi tecnico-scientifici, la cui capacità di apprezzamento del quadro sanitario complessivo è senz'altro più elevata di quella di un semplice quivis de populo.
Tanto non basta, però, a far ritenere prevalente la scelta condensata nel Piano strategico né a giustificare, in tal modo, la razionalità oggettiva di quest'ultimo.
La decisione riguardante, in generale, i trattamenti sanitari di una comunità statale assume i connotati della scelta politica che in uno Stato costituzionale democratico di diritto spetta primariamente al legislatore rappresentativo, la cui discrezionalità è vincolata all’obbligo di porre in un ragionevole equilibrio gli interessi costituzionali concorrenti coinvolti, nella circostanza, essenzialmente il principio dell’uguaglianza per un verso, il diritto alla vita e alla salute per altro verso.
Soltanto sul fondamento di una previa legge può trovare una solida base giustificativa il piano strategico, tradotto nell’atto formale che la stessa legge è chiamata a determinare.
L'esigenza di una forma tipizzata, del resto, consegue alla necessità di garantire anche l'esercizio del controllo sui contenuti del piano strategico, in via preventiva (all'atto della sua emanazione) o, in ultima analisi, successivamente da parte del giudice.
Dunque, la legge (ogni legge, anche di livello regionale) oltre a tradurre nell’effetto l’istanza democratica, è strettamente propedeutica rispetto alla tutela dei diritti fondamentali anche concorrenti con il diritto alla salute come, ad esempio, quello alla difesa (articolo 24 Costituzione) e il diritto al giudice (articoli 25 e 113 Costituzione).
L'apporto del contributo tecnico-scientifico alla redazione del piano strategico non basta perciò a surrogare la decisione politica delle Camere rappresentative ma solo ad arricchire il complesso delle determinazioni relative agli interessi in gioco di cui l'organo competente all'attuazione dei comandi legislativi deve tener conto al fine di  assumere la soluzione più ragionevole.
Nella circostanza, tuttavia, sono proprio queste premesse di natura giuridico-positiva ad apparire carenti o lacunose.
Il piano strategico vaccinale non sembra avere fondamento nella volontà del legislatore, né viene espresso in una forma giuridica tipizzata (Decreto Legge, Decreto Presidente Consiglio dei Ministri, Ordinanza del ministro o altro).
Da qui, una serie d'interrogativi, a partire dal fondamento legittimativo di tale piano strategico per finire alla problematica possibilità di sottoporre lo stesso a controllo (preventivo o giurisdizionale).
A risultare compromesse sono, per un verso, le dinamiche proprie della democrazia parlamentare basate sul confronto pluralista tra le forze politiche; per altro verso, la tutela dei diritti fondamentali della persona, di cui sopra si è detto.
Ad una lettura sequenziale, il piano strategico appare come l'ennesima espressione di un'autorità che si avverte emancipata dal rispetto di regole e principi integranti l'ordinamento giuridico e decide secondo parametri di autoreferenzialità assoluta.
Non rileva, qui, soltanto il deciso arretramento di ruolo delle Assemblee parlamentari nell'azione di governo, a cui assistiamo da tempo "in nome" dell’emergenza: traluce anche il sacrificio reale delle essenziali garanzie dello Stato costituzionale di diritto fondate, oltre che sull'eguaglianza "senza distinzioni... di condizione personale e sociali" (articolo 3 comma 1 Costituzione), sul pluralismo politico e sui diritti costituzionali, alla cui effettività è predisposto il sistema delle regole organizzative e procedurali sancite nell'ordinamento statale. Anche queste ultime,  benché gravanti nel cono d'ombra della disciplina costituzionale subiscono, oggi, un effettivo sacrificio, segno del declino dell'ordinaria sensibilità costituzionale.

comunicato n.137427



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