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Benevento, 11-11-2020 19:22 ____
Il mare Mediterraneo e' un pullulare di traffici e di persone. Gente che va e che viene da citta' e stati e commercia beni e servizi
Siamo nel Medioevo e le norme regolatrici sono moltissime e frutto della consuetudine fino a quando giunge Benvenuto Stracca, detto il regolatore, che riorganizza il tutto. E' l'origine del Diritto Commerciale, ha detto Alarico Barbagli
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Il seminario di studio organizzato da Cristina Ciancio per i suoi studenti di "Storia dell'Esperienza Giuridica" al corso di laurea magistrale di Giurisprudenza all'Università degli Studi del Sannio, ha trattato quest'oggi, in videoconferenza, delle origini, in pratica, di quello che oggi noi comunemente chiamiamo Diritto Commerciale, quel complesso cioè di norme che regolano nei minimi particolari le attività imprenditoriali e non solo.
La materia insegnata da Ciancio è, come è oramai noto anche ai lettori di "Gazzetta" che sempre più numerosi si appassionano a queste letture un po' specialistiche ma certamente interessanti, è quella della Storia del Diritto Italiano, diciamo dal periodo successivo al Diritto Romano, sino all'età moderna.
E' storia del diritto, è vero, ma senza di essa poco o nulla è comprensibile di ciò che poi ci troviamo ad apprendere, ad applicare, a subire.
Oggi è importante sapere che tutte le caselline sono piene ed ordinate e che per ogni fattispecie c'è una norma che la sostiene ed a cui è possibile fare riferimento.
Ma nel 1200, nel 1300, come si faceva a dirime le controversie che pure esistevano, proprio come oggi?
A parlare delle origini del Diritto Commerciale è stato Alarico Barbagli, dell'Università degli Studi di Pisa, che ha trattato il tema: "Dottrina giuridica e diritto commerciale tra Medioevo ed Età Moderna".
Ad introdurre brevemente il relatore è stata la stessa Cristina Ciancio che ha detto di lui: E' un importante studioso certamente della storia del diritto ma soprattutto del diritto commerciale.
Barbagli è entrato subito in tema dicendo che quando si parla di storia ed origini del Diritto Commerciale si fa riferimento all'anno 1553 in cui fu pubblicato il "Tractatus de Mercatura Seu Mercatore" di Benvenuto Stracca (per dare il senso dell'importanza di questo volume, il cui frontespizio è pubblicato nell'ultima foto in basso, si sappia che sul mercato del collezionismo librario esso è oggi venduto a circa 18mila euro, ndr).
La prima edizione vide la luce a Venezia, un centro di stampa dell'epoca tra i più importanti d'Europa.
Normalmente, ha detto Barbagli, siamo stati addestrati a concepire la legge dello Stato quale unica fonte mentre oggi ce ne sono altre. Certamente quella della giurisprudenza dei Tribunali supremi italiani ma anche quella della Corte Europea.
Il Diritto Romano in realtà non aveva conosciuto un Diritto Commerciale autonomo, pur avendo problematiche del settore da risolvere, come invece si comporrà nei secoli successivi.
Questo significa che i giuristi medievali non riescono a trovare nella Costituzione Giustinianea, nelle norme dell'imperatore Giustiniano, riferimenti che possano essere utili a disciplinare le problematiche commerciali che si presentavano.
Il Medioevo (dal V al XV secolo) deve allora creare da se stesso le norme che occorrono.
Questa situazione divenne particolarmente problematica dall'XI-XII secolo, in cui si assiste ad una grande evoluzione commerciale con una trasformazione del tessuto socio-economico europeo.
Da una società essenzialmente agraria si passa ad una che è fatta anche di commercio. Si assiste ad una nuova urbanizzazione che vede le persone che dalle campagne tornano alle città e quindi si sviluppano all'interno di esse e tra di esse e tra gli Stati, molte attività commerciali che si rafforzano anche attraverso le rotte commerciali transmarine seguite alle crociate anche quando il conflitto con l'Impero ottomano è al suo culmine.
Il mare Mediterraneo è un pullulare di traffici e di persone.
E dunque dove c'è un movimento di così tante persone, anche di culture diverse, che commerciano, c'è bisogno di norme che non possono che scaturire dalla pratica consuetudinaria  che poi, con il tempo, vengono messe per iscritto fino a comporre dei veri e propri Statuti consortili composti dai mercanti stessi e dalle loro corporazioni.
Queste regole sono però tantissime, una quantità enorme, ha detto Barbagli, e molto spesso sono contradditorie anche dal punto di vista qualitativo.
Lo jus proprium negli Statuti nasce dalla vita commerciale di tutti i giorni e quiindi è complesso applicarlo nelle aule dei tribunali, nelle corti di giustizia dei mercanti o dei giudici comunali, norme peraltro, come si diceva, di difficile interpretazione.
Il giudice medievale, si tenga conto anche di questo, non è un giurista, un esperto di diritto, sono rappresentati più semplicemente da persone scelte all'interno della categoria dei mercanti.
E dunque il giudice per potersi esprimere, ha bisogno di capire e per questo si rivolge al giuristra che interpreta la norma ed avvia così il conflitto, all'esame del giudice, ad una soluzione.
I giuristi di professione li troviamo invece nei tribunali di ultima istanza a partire dal XVI secolo.
In questo modo comincia a formarsi una giurisprudenza fatta di sentenze i cui orientamenti giurisprudenziali anche i giudici comuni cominciano a seguire facendo così a meno dei giuristi di cui si sono sin lì serviti.
La dottrina giuridica del Diritto Commerciale, ha ancora detto Barbagli, si forma allo studio del comune diritto romano canonico che penetra nello jus mercatorum mercantile.
I consilia scritti dai giuristi, vengono raccolti in volumi stampati che cominciano a circolare in tutta Europa.
Il relatore a questo punto ha esaminato per gli attenti studenti del corso di Cristina Ciancio, alcuni casi specifici per capire anche come lavoravano questi giuristi.
La sistemazione di tutte queste norme la fa Stracca.
Il diritto commerciale è il risultato del concorso di tante fonti nel trattato di Stracca a cui si aggiunge l'umanesimo giuridico che ebbe un ruolo importante nel jus mercatorum. Per le definizioni Stracca fa appunto ruicorso proprio alle opere di umanistica.
Questo giurista è definito un grande risistematore, non un innovatore.
Egli sistema la massa delle opinioni degli ultimi tre secoli bisogna prendere atto che senza la sua opera non si sarebbe andati verso un diritto commerciale che ha una sua sistemazione proprio nella materia di diritto.
Per concludere, tutte le anime del diritto comune contribuiscono alla formazione del diritto commerciale, una nuova scienza giuridica.
Ultimata l'esposizione principale di Barbagli, spazio è stato dato agli studenti che hanno proposto delle domande al relatore.
Al seminario hanno preso parte anche colleghi docenti di Cristina Ciancio tra cui Marco Geri, Stefania Torre e Francesca De Rosa.

 

 

                                                                        

comunicato n.136072



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