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Benevento, 08-11-2020 08:40 ____
Il viaggio del cronista nella citta' del dopoguerra. A via Fragola sorgeva la gioielleria delle sorelle Babuscio. Difficile la ricollocazione
Il fratello delle titolari, Nicola, chiese in affitto a suo cugino sindaco della citta', un locale tra i ruderi di piazza Orsini ma ne ottenne un diniego: E' destinato al comandante Lauro per un recapito beneventano della sua flotta...
Nostro servizio
  

Peppino De Lorenzo, dall'incontro odierno con i lettori, nel ricordo, attraverserà il cuore della città, tra le strade principali, soffermandosi sui più noti esercizi commerciali e studi professionali ivi esistenti, sorti dopo la conclusione del secondo conflitto mondiale, negli anni della rinascita, per intenderci.
Di questi ognuno racchiude una storia che De Lorenzo, di volta in volta, cercherà di rivivere.
"Da questa domenica inizia la prima tappa di un piacevole viaggio che permetterà di ricordare le principali attività commerciali e studi professionali, molti oggi scomparsi, che, nel passato, erano ubicati lungo corso Garibaldi e le strade limitrofe.
Di alcuni, in questi anni, già si è avuto modo di parlare.
E' il caso della salumeria di Alfredo Rizzo al viale Principe di Napoli, dell'esercizio di coloniali di Pellegrino D'Auria in via Gaetano Rummo, della farmacia di Giorgio Manna al corso Vittorio Emanuele e del mobilificio De Angelis in via Orbilio Pupillo.
Ritengo, nel contempo, doveroso precisare che tutto si fonda solo ed esclusivamente su ricordi personali e, quindi, si rimane aperti ad ogni suggerimento che il lettore o l'interessato, con libertà di pensiero, di volta in volta, vorrà offrire.
Nel contempo, c'è da aggiungere che, segnatamente per la zona Duomo, essendo vissuto sempre lì ed avendo svolto in quell'area, con mia moglie, la nostra attività professionale, tanti commercianti, nel tempo, sono stati nostri pazienti.
Quella che si ricorderà è una città distrutta dalla guerra con i suoi figli più noti.
Improvvisi lampi di memoria che sono sopravvissuti alla nebbia degli anni. Attori silenziosi nella Benevento di allora che si resero protagonisti di un teatro meraviglioso. Il loro copione, anche se spesso semplice e povero, era ricco di vita.
Bene.
Corso Dante, nel sorgere, incorporò via Fragola, una strada quest'ultima (nella prima foto in basso, del 1957), molto stretta che fu rasa al suolo nel corso degli eventi bellici.
Via Fragola derivava il suo nome da una nobile famiglia beneventana oramai scomparsa da anni.
Lì, un tempo, sorgeva l'oreficeria Babuscio, gestita dalle sorelle Leonilda (foto di apertura) e Lucia.
Le sorelle Babuscio, entrambe nubili, avevano ereditato l'oreficeria dal padre Anacleto che, nel 1870, ne era stato il fondatore.
A conflitto mondiale concluso, fu difficile trovare una nuova sistemazione che permettesse loro di riavviare l'attività.
L'interesse fu centrato su di un locale, di proprietà comunale, tra i ruderi di piazza Orsini, sul fronte strada, verso corso Garibaldi. Era una bottega non molto ampia, ma, comunque, avrebbe permesso la ripresa.
Mio nonno Nicola Babuscio, la chiese in fitto per le sorelle e si rivolse a suo cugino, in quel tempo, sindaco della città per il Partito Liberale Italiano.
Ricevette il più deciso no della sua vita. Il locale, infatti, era già stato destinato all'armatore napoletano Achille Lauro dovendo allora, qui da noi, realizzare un recapito beneventano della sua Flotta Lauro. Il che dimostra che la politica sia stata sempre la stessa.
Poi, fortunatamente, fu reperito un vano terraneo al centro del corso, tra i negozi che facevano parte dell'edificio delle Poste Italiane e lì l'attività, proseguita prima da Leonilda e Lucia, fu continuata da Anacleto (seconda foto, in basso) ed oggi dai figli di quest'ultimo Nicola, Enrico ed Antonio (nella terza foto in basso, di Peppino De Lorenzo, bambino, dinanzi all'oreficeria).
Negli ultimi anni, l'esercizio si è spostato negli attuali locali di cui faceva parte anche uno storico orologiaio, sempre curvo su di un tavolino con una lente d'ingrandimento all'occhio.
Era osservato dai beneventani che passavano di lì.
Ritornando a corso Dante, uno dei primi locali accanto al palazzo Mazzella, a destra, provenendo dalla Basilica della Madonna delle Grazie, ospitava la pasticceria dei fratelli Francesco e Cosimo Mercurio.
I dolci che, da goloso quale sono, ho gustato lì, in tutta sincerità, non li ho più mangiati. Erano di una raffinatezza senza eguali.
I due titolari, sin da ragazzi, avevano appreso l'arte della buona pasticceria collaborando da apprendisti, prima di mettersi in proprio, con una nota ditta del tempo.
Nessuno degli eredi ha, poi, proseguito l'attività. Del resto, l'azienda fu chiusa già prima che Francesco e Cosimo, avanti negli anni, si spegnessero.
In piazza Santa Maria, poi, in uno dei locali del palazzo Sapio, era ubicata la macelleria di Celestino Reale, per tutti Ciccio, (quarta foto in basso, con la sorella Antonella).
Di costituzione massiccia, deciso nell'aspetto, nei momenti di riposo, lo si vedeva, dinanzi al suo esercizio, con un camice bleu.
In quel tempo, non esistevano i centri commerciali odierni e, quindi, il macellaio di fiducia, così come si era soliti chiamare questi ultimi, doveva incontrare, appunto, la fiducia della massaia.
E le massaie che, ogni giorno, si recavano da Ciccio Reale erano davvero tante.
Ancora giovane, nel corso di un rigidissimo inverno, fu, d'improvviso, colpito da un accidente vascolare acuto che lo condusse a morte in pochi giorni".

 

 

comunicato n.136005



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