Portale multimediale d'informazione di Gazzetta di Benevento

 

stampa

letto 1037 volte

Benevento, 14-09-2020 18:03 ____
Referendum: Su cosa siamo realmente chiamati a pronunciarci? Sulle prerogative della casta ovvero sul sistema parassita dei partiti politici?
Ed ancora: Sulle poltrone che fanno gola a tanti, sulla tenuta di questo Governo? Nessuna di queste sembra colga nel segno mentre tutte sono riconducibili ad un denominatore comune, che e' quello dell'antiparlamentarismo
di Vincenzo Baldini
  

Ci approssimiamo ormai alla celebrazione del referendum costituzionale relativo al cosiddetto "taglio" dei parlamentari (nella foto Giovanni Perlingieri, sannita, componente dell'Assemblea costituente).
La domanda di fondo, che ognuno di noi da cittadino deve innanzitutto porsi, è su cosa siamo realmente chiamati a pronunciarci.
Le risposte, al riguardo, si affastellano e sono di diverso tenore: sulle prerogative della casta, sul sistema parassita dei partiti politici, sulle poltrone che fanno gola a tanti, sulla tenuta di questo Governo, eccetera.
Nessuna di queste, però, mi sembra colga nel segno mentre tutte sono riconducibili ad un denominatore comune, che è quello dell'antiparlamentarismo.
Un noto giurista tedesco ha definito opportunamente la democrazia parlamentare come la "forma di razionalizzazione del processo politico".
Di questa lucida definizione sono due gli elementi che qui soprattutto rilevano: il profilo della razionalizzazione, vale a dire di una modalità della forma della decisione in cui rileva l'osservanza di soluzioni normative atto a renderlo comprensibile a tutti, favorendosi la dialettica tra gli opposti interessi della società civile.
In questo senso, la democrazia parlamentare si configura come "democrazia dell'argomento", dominata dal tratto caratterizzante del confronto e della partecipazione plurale.
Da questo confronto si generano, così, le dinamiche aggregative di maggioranza e opposizione, sempre cangianti nel divenire dell'esperienza dello Stato.
Il secondo elemento di rilievo è la considerazione del rischio involutivo sussistente allorquando la politica, invece che come processo, come sequenza di momenti che lasciano maturare la scelta razionale, si rappresenta, nello Stato costituzionale, come "democrazia della decisione", in cui ciò che conta è unicamente la scelta e non come a questa si arriva.
Rileva, in quest'ultimo caso, la relazionalità diretta ed esclusiva tra decisore e decisione, tra chi cioè è investito di una legittimazione a decidere e l'assume rendendone il conto unicamente al momento della eventuale rielezione.
In questo assetto, che è destinato a favorire economie nei tempi di decisione, inevitabilmente resta costretto ed emarginato il ruolo delle Assemblee rappresentative, chiamate al più a ratificare, anche in termini di apprezzamento politico, l’azione del decisore.
La scelta tra tali modelli costituisce dunque la vera posta in palio di questo referendum costituzionale.
Precisiamo: nel caso di esito positivo non si avranno mutamenti formali della forma di governo parlamentare, fatta eccezione naturalmente per il numero dei parlamentari che occuperanno, in futuro, le due Assemblee.
Ma le forze politiche "vincitrici" avranno segnato un importante punto a favore nel percorso di demolizione della democrazia parlamentare che da tempo intendono perseguire in nome di una supposta democrazia di popolo che, secondo costoro, le Camere parlamentari non rappresentano adeguatamente.
Per ragioni di spazio sorvolo, qui, sull'assoluta incongruenza del riferimento al popolo inteso come grandezza politica unitaria: basti leggere, al riguardo, le illuminanti parole di Hans Kelsen per comprenderne il senso di una finzione giuridica e reale.
Nemmeno posso indugiare sul complesso degli aggiustamenti normativi (a livello costituzionale, di regolamenti parlamentari e di disciplina elettorale) che sarebbero necessari per rendere effettiva la riforma in parola.
L'unico punto che deve sottolinearsi è che la partita referendaria del 20 e 21 settembre prossimi ha come posta in palio reale la scelta di un modello alternativo alla democrazia del confronto e del dialogo, ritenuta da alcuni inutilmente dispersiva.
Chi guarda con favore al figurino della "democrazia di decisione", in cui rileva soprattutto l'esclusiva responsabilità della scelta in capo all'organo monocratico competente (casomai un presidente eletto dal popolo o dalla comunità locale), può sentirsi invogliato a sostenere la riduzione orizzontale dei parlamentari.
Chi propende, invece, per una "democrazia dell'argomento", in cui la scelta politica è l'approdo prodotto finale di un percorso scandito dal confronto pluralista permanente tra interessi sociali concorrenti che si rende aperto alla visione e alla comprensione di tutti, non potrà non avere difficoltà a condividere questa riforma.
Per quanto mi riguarda, continuo a credere che la decisione democratica non debba prescindere mai dall'apporto partecipativo d'idee e apporti culturali e politici differenti e plurali, maturandosi come sintesi ultima e comprensibile a tutti da un tale confronto.
In una democrazia costituzionale fondata sul pluralismo, la decisione non è tutto".

comunicato n.134603



SocietÓ Editoriale "Maloeis" - Gazzetta di Benevento - via Erik Mutarelli, 28 - 82100 Benevento - tel. e fax 0824 40100
email info@gazzettabenevento.it - partita Iva 01051510624
Pagine visitate 226323034 / Informativa Privacy