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Benevento, 14-09-2020 10:16 ____
I nostri figli avrebbero dovuto prendere cartelle e diari nuovi ed avviarsi al nuovo anno ma non possono perche' vivono in una regione problematica
Il Comune di Benevento ha vinto 310mila euro per ammodernare i plessi scolastici ma i lavori sono partiti da fine agosto. Prima si era alle prese con gli spettacoli di piazza, commenta "Civico 22"
Redazione
  

Sulla ripresa del mondo scolastico, il movimento "Civico 22" attacca l'Amministrazione alla guida di Palazzo Mosti.
"Oggi - scrive - inizia la scuola! Dopo un blocco di tre mesi da marzo a giugno dovuto ad un evento straordinario, si torna a scuola!
I nostri figli avrebbero dovuto prendere cartelle e diari nuovi ed avviarsi al nuovo anno finalmente. Ma non possono, vivono in una regione problematica che insieme ad altre quattro, Puglia, Calabria, Basilicata ed Abruzzo (alcune di quelle che registrano i dati più alti di povertà educativa in Italia) ha deciso di non aprire.
Ma i nostri figli non vivono in un'area metropolitana, loro avrebbero potuto godere del vantaggio di essere cittadini di una media-piccola città, questa volta essere piccoli e marginali poteva essere un vantaggio per loro, ma non è andata così.
Come ha annunciato a più riprese, il nostro sindaco, che era contrario all’apertura nei tempi stabiliti dalla legge italiana, ambisce ad aprire ad ottobre. Perché?
Perché in quattordici regioni la scuola inizia oggi, in Friuli il 16, Sardegna il 22 ed i nostri figli non sanno quando torneranno? Cosa li differenzia dagli altri bambini italiani?
Dicono che il problema principale sia la "sicurezza". Ma la pandemia è stata ed è una grande occasione per "mettere in sicurezza".
Il Comune di Benevento, infatti, ha partecipato ad un bando, a cui hanno partecipato e vinto 5.600 Enti locali, ed ha vinto 310mila euro per ammodernare i plessi scolastici di San Modesto, San Vito, San Filippo, Pietà, Federico Torre, Nicola Sala, Pascoli, Pezzapiana, Ferrovia.
Ma mentre i nostri erano alle prese tra spettacoli di piazza ed urgenze improvvisate per manutenzioni mai avvenute ai pini, i cantieri che dovevano partire immediatamente da luglio, come accaduto negli altri Comuni, non sono partiti se non a fine agosto, quando finalmente il Comune ha deliberato i lavori da farsi per la "Federico Torre" e la "Nicola Sala".
Siamo in tempo di guerra, così hanno scritto molti per commentare gli eventi funesti della pandemia sullo stato sociale del paese, ma il nostro Comune perde tempo dal 20 luglio al 28 agosto prima di approvare lo schema dei lavori.
Eppure quei lavori alle scuole erano attesi da tempo, da molto prima del Covid.
Problemi autorizzativi? Nessuno.
Come ci ha spiegato Antonio Leone, iscritto ai nostri Laboratori ed attivista di Civico 22, La legge chiamata "Decreto Scuola" ha riconosciuto ai sindaci il potere di "Commissari" per dare agli stessi la possibilità di agire tempestivamente sull'edilizia scolastica.
L'articolo 7 ter (Misure urgenti per interventi di riqualificazione dell’edilizia scolastica) del "Decreto Scuola" recita testualmente: Al fine di garantire la rapida esecuzione d'interventi di edilizia scolastica, anche in relazione all'emergenza da Covid-19, fino al prossimo 31 dicembre i sindaci e i presidenti delle Province e delle Città Metropolitane operano, nel rispetto dei princìpi derivanti dall’ordinamento dell'Unione Europea, con i poteri dei commissari di cui all'articolo 4, commi 2 e 3, del decreto-legge 18 aprile 2019, numero 32, convertito, con modificazioni, dalla legge 14 giugno 2019, numero 55, ivi inclusa la deroga alle seguenti disposizioni: a) articoli 32, commi 8, 9, 11 e 12, 33, comma 1, 37, 77, 78 e 95, comma 3, del codice dei contratti pubblici, di cui al decreto legislativo 18 aprile 2016, n. 50; b) articolo 60 del decreto legislativo 18 aprile 2016, numero 50, con riferimento al termine minimo per la ricezione delle offerte per tutte le procedure sino alle soglie di cui all'articolo 35, comma 1, del medesimo decreto legislativo, che è stabilito in dieci giorni dalla data di trasmissione del bando di gara.
Dunque, gli altri 5mila comuni non hanno dovuto fare alcuna forzatura, hanno solo utilizzato i fondi e provveduto a quanto di loro competenza.
Per tutti quegli Enti locali che, nonostante i finanziamenti, avessero avuto bisogno di ulteriori sedi il Governo ha disposto un fondo straordinario di 70 milioni di euro per offrire la possibilità di affittare sedi temporanee, al fine di scongiurare il rinvio dell'inizio dell'anno scolastico.
Ma evidentemente al Comune di Benevento queste risorse non aggiuntive non servivano visto che non ne ha fatto richiesta.
Il fondo per gli affitti di spazi temporanei è stata una scelta finalizzata a scongiurare il rinvio con la scusa della sicurezza, per togliere ogni alibi a Comuni come il nostro.
Sul sito del Governo è scritto chiaramente dagli inizi di luglio: "La notizia e la quantificazione totale delle risorse sono già state rese note nelle scorse settimane, durante l'approvazione del decreto, periodo nel quale gli Enti Locali hanno già potuto cominciare a lavorare per individuare ulteriori soluzioni.
Con i finanziamenti ricevuti sarà possibile non solo pagare gli spazi, ma anche i lavori di adattamento alle esigenze didattiche".
Altri dicono che non aprire sia stata una scelta di "opportunità" vista l'imminenza delle elezioni, ma neanche questa scusa regge rispetto all'assurdità di una campanella di avvio rimandata a data da destinarsi.
Sono diverse, infatti, le Regioni che hanno deciso finalmente di spostare altrove i seggi elettorali, liberando le scuole da questo peso inutile.
Il Veneto, le Marche, la Liguria e centinaia di Comuni hanno optato per questa scelta ovvia.
Nelle Marche è stato addirittura predisposto un incentivo economico per quei Comuni che hanno deciso di spostare altrove i seggi elettorali ed hanno risposto tanti piccoli Comuni che con pochi sforzi hanno salvato la scuola da queste "ragioni di opportunità".
L'asse tra il nostro sindaco ed il presidente della Regione poteva essere utile a creare un "modello Benevento" rispetto alla priorità della scuola.
Ma anche in questo caso Benevento si accoda agli ultimi e non fa della sua dimensione abitativa un vantaggio sul resto della Regione.
Ora non ci resta che aspettare.
Diari e cartelle riposti negli armadi in attesa che, non si sa precisamente cosa, qualcosa accada per il via libera.
Poi magari a Benevento soffierà di nuovo il vento forte e la nostra amministrazione ci dirà che per non incorrere in sanzioni penali di chi doveva provvedere alla manutenzione degli edifici e non lo ha fatto sarà costretta a chiudere per ragioni di sicurezza e di opportunità.
Non possiamo tacere, qui serve davvero iniziare a parlare di una rivoluzione beneventana che ci porti fuori dal destino di essere ultimi che chi ci governa ci cuce addosso contro il nostro volere".

comunicato n.134581



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