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Benevento, 13-09-2020 10:44 ____
Non e' sbagliato tagliare il numero dei parlamentari. E' sbagliato invece tagliare solo le poltrone, senza togliere i tavoli e chiudere le aule
Ai sostenitori del No, che si rammaricano che in avvenire il Sannio potrebbe eleggere un solo senatore, vorrei chiedere dove erano cinque anni fa quando nel Sannio eleggemmo un solo consigliere regionale?
di Roberto Costanzo
  

E' facile dire che al Referendum chi vota Sì vuole cambiare e chi vota No vuole lasciare tutto come prima: i sovversivi del Sì, i conservatori del No (nella foto il giornale che annuncia l'avvio dei lavori dell'Assemblea Costituente eletta il 2 giugno 1946 e che fisserà, nella Costituzione, il numero dei parlamentari che oggi si vuole mutare).
Non è facile schierarsi sull'uno o sull'altro fronte, malgrado l'accanimento di tanti politici, giornalisti e dei soliti cattedratici costituzionalisti, sicuri di non sbagliare mai.
Dove sta scritto che per ridurre le spese della politica basti tagliare il numero dei parlamentari; e che per consolidare la democrazia rappresentativa occorrano tanti legislatori?
Di spese da ridurre nelle pubbliche istituzioni e nella politica in genere, ve ne sono tante: non solo a Montecitorio e a Palazzo Madama; ma, secondo alcuni esponenti politici di oggi, tutto si può risolvere con una sforbiciata di poltrone, o rinviando ogni riforma a tempi migliori…
Nell'ultimo mezzo secolo abbiamo assistito a diversi cambiamenti istituzionali e amministrativi: in primis con il trasferimento di vari poteri legislativi alle Regioni e al Parlamento Europeo, contestualmente all'introduzione anche nella Pubblica Amministrazione d'innovazioni tecnologiche e digitali, che hanno determinato, tra l'altro, la contrazione della presenza umana non solo negli uffici ma anche negli organi politici.
Questo non vuol dire che ha ragione Casaleggio che vorrebbe convincerci che l'intelligenza artificiale presto sostituirà quella umana e che la piattaforma Rousseau dimostrerà l'inutilità del Parlamento.
Nessuno invoca, per altro, il taglio del numero dei ministri che oggi, in barba ad una legge di qualche decennio fa, sono ancora molto numerosi, come nel secolo scorso; altrettanto molto affollati risultano gli staff dei ministeri, nonché dei tanti costosi comitati, commissioni e consulte di dubbia utilità.
Oggi i ministri sono impegnati a scambiarsi il Sì al Referendum con il Sì al Mes: così una mano lava l'altra e si evitano crisi di governo.
A proposito di doppione d'istituzioni legislative, ricordo che cinquant'anni fa, all’inizio della prima legislatura regionale, ebbi un interessante conversazione con un collega sannita, il liberale Enrico Cerza.
Sostenevo che il trasferimento alle Regioni di una parte dei poteri legislativi nazionali avrebbe determinato la riduzione di funzioni e di poltrone, sia alla Camera che al Senato.
L'avvocato Cerza, con una signorile risatina mi suggerì di non farmi illusioni circa i tagli politico-istituzionali di Roma.
Purtroppo Cerza ebbe ragione.
Giorni fa un amico mi ha confermato che non andrà a votare perché sia i sostenitori del Sì che quelli del No non lo convincono, in quanto fanno essenzialmente un discorso aritmetico, di sottrazione e addizione di numeri, laddove invece il problema è matematico e algebrico: cioè politico-costituzionale.
Hanno, quindi, al tempo stesso ragione e torto sia i riformisti che i conservatori; per tanto ai sostenitori del Sì vorrei dire che certamente non è sbagliato tagliare il numero dei parlamentari; è sbagliato invece tagliare solo le poltrone, senza togliere i tavoli e chiudere le aule. A che serve il Senato, visto che ormai è un doppione della Camera?
Ai sostenitori del No, che si rammaricano che in avvenire il Sannio potrebbe eleggere un solo senatore, vorrei chiedere dove erano cinque anni fa quando nel Sannio eleggemmo un solo consigliere regionale?
Anche per questo concordo con quell'amico che ritiene più importante il Referendum su un adeguato numero di consiglieri sanniti alla Regione.

comunicato n.134566



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