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Benevento, 10-09-2020 18:38 ____
I lettori di "Gazzetta di Benevento" oggi, dopo alcuni decenni non leggeranno la nostra cronaca del Consiglio comunale che si e' svolto nel pomeriggio
Abbiamo dovuto porre in essere un gesto forte per poter riaffermare la necessita' di una collaborazione istituzionale che oggi latita
di Alfredo Pietronigro
  

I lettori di "Gazzetta di Benevento" oggi, dopo alcuni decenni, non leggeranno la nostra cronaca del Consiglio comunale che si è svolto nel pomeriggio a Palazzo Mosti.
Ce ne scusiamo, ma abbiamo valutato che in quel momento fosse preminente la necessità di segnalare, con un gesto forte (ovviamente comprensibile da chi ha sensibilità istituzionale e non pretendiamo l'abbiano tutti), il reiterato non cale nei confronti di una categoria di lavoratori, quella dei giornalisti, le cui esigenze vengono equiparate a quelle di un cittadino che passando per il Palazzo sale su ad ascoltare una decina di minuti di interventi e poi va via, chissà se soddisfatto o più semplicemente annoiato.
Al cittadino basta una sedia per stare comodo. Ad un giornalista occorre qualcosa in più.
Veniamo al fatto.
Siamo giunti in anticipo sull'orario fissato, che era quello delle 16.30 (poi ci è stato detto da qualche collega, che i lavori sono cominciati con la classica ora di ritardo), così come facciamo sempre, anche perché abbiamo bisogno di posizionare il computer, per poter lavorare e dunque meglio avviarsi per tempo.
La volta scorsa, sempre a Palazzo Mosti, non abbiamo avuto problemi.
Ci siamo seduti, autorizzati dal funzionario di turno, nel primo banchetto vuoto (tutti dotati di corrente elettrica) nella parte terminale della sala.
Stavolta però, come siamo entrati in quell'ambiente assieme agli altri colleghi, abbiamo notato i cambiamenti e ci è stato detto che non potevamo entrare più nell'emiciclo per via delle restrizioni anti covid (quante se ne combinano in nome di questo virus...).
Abbiamo mostrato la nostra contrarietà ma alla fine ci è stato detto di utilizzare una scrivania che era già sul posto, vicino all'entrata nella sala.
E così abbiamo fatto. Mettendo la sedia, la scrivania è andata però oggettivamente a restringere lo spazio di ingresso in Aula che è delimitato da transenne in legno.
E tuttavia nessuno se ne è lamentato più di tanto. Tutti sono passati agevolmente ed anche il presidente del Consiglio, che magrolino non è, è transitato da quel varco più volte.
Ad un certo punto, mentre stavamo già lavorando in collegamento con il giornale, ci è stato detto che dovevamo andar via da lì perché ingombravamo il passaggio.
Constatazione vera ma esagerata per quanto detto innanzi.
Dopo qualche rimostranza abbiamo smontato tutto nuovamente ma stavolta siamo andati via anche se eravamo stati invitati a spostare la scrivania all'altro lato della sala dove c'era invece la postazione del capitano della Polizia Municipale (ovviamente questo gesto non potevamo farlo appena giunti in sala innanzitutto perché, appunto, quell'angolo non era vuoto e poi perché chi siamo noi per spostare sedie e scrivanie a nostro piacimento?
Qualcuno certamente e giustamente ci avrebbe detto di non farlo, e dunque ci era parso più logico utilizzare la scrivania al posto in cui era), siamo andati via, dicevamo, perché un gesto pure va fatto e non perché, come qualcuno ama dire, sbagliando, che siamo contro questa Amministrazione.
Non non siamo né a favore né contro e poi che c'entra con i fatti questa considerazione politica?
Un gesto andava reso perché non è la prima volta che accade un qualcosa di sconveniente nei confronti della nostra categoria.
Nella prima ed unica seduta a Palazzo Paolo V, alla Stampa era stato riservato uno spazio, in fondo all'Aula, senza nemmeno una sedia. I giornalisti devono stare in piedi, ci fu detto da un cortese dipendente e confermatoci poi da un assessore, altrettanto cortese ma impotente riguardo al fatto.
A seguito di una nostra vibrata protesta comparvero le sedie e potemmo seguire quel Consiglio, che durò oltre quattro ore!, noi e gli altri colleghi, non stando in piedi a prendere appunti senza nessun appoggio.
Anche in quel caso, rispetto alla constatazione di un fatto, ci fu detto che avevamo alimentato la polemica perché ce l'abbiamo con questa Amministrazione.
Ieri, oggi, ci sarà un domani?
Certamente sì, riteniamo, perché, e lo diciamo da tempo, non c'è la necessaria collaborazione istituzionale.
La Stampa non è adeguatamente (ci verrebbe da dire: per niente) considerata, solo ampiamente utilizzata.
Mutando le condizioni rispetto alla seduta precedente, sempre a Palazzo Mosti, oggi, in quell'Aula, occorreva che qualcuno (ci dicono che sia stato direttamente il sindaco Mastella a dare le odierne disposizioni, ma onestamente pensiamo che abbia detto di essere attenti e prudenti, senza scendere nei particolari), occorreva che qualcuno, interloquendo con la Stampa, che ha un proprio presidente peraltro, chiedesse quali potessero essere le esigenze dei giornalisti per valutare insieme se potessero essere soddisfatte, malgrado le restrizioni.
Quanti di loro usano notoriamente il computer per la cronaca del Consiglio comunale?, andava chiesto.
Avrebbero scoperto che siamo solo noi di Gazzetta ed un altro giovane collega quando è presente, ed oggi non c'era.
E dunque al massimo due persone.
E' possibile trovare il modo di sistemare queste due persone in maniera consona e soddisfacente e metterli in condizione di fare compiutamente il proprio lavoro?
Pensiamo proprio di sì.
Acquisita l'informazione sulle potenziali richieste si poteva organizzare per tempo sedia e banchetto per il computer nel posto giusto e tutto sarebbe filato liscio.
Ed invece no.
Il lavoro dei giornalisti è residuale a tutto, questa è la sensazione netta che noi abbiamo e che attingiamo dai fatti e non dalle illazioni.
Si è detto del covid. Ma che c'entra?
Qui è questione di organizzazione ma è anche questione di un rispetto istituzionale nei confronti della Stampa che, a nostro parere, non c'è.
Per questo il gesto forte di andare via andava fatto, anche se può sembrare che sia acqua che scorra così come quello che stiamo scrivendo in questo momento.
Non è così perché i giornali fanno anche la storia e si scrive, appunto, anche per la storia.
Ci scusiamo ancora con i nostri lettori per la mancata informazione riguardo i lavori del Consiglio comunale ma talvolta ci sono cose che vanno riaffermate, anche a costo di perderne altre, proprio per fare in modo che il lavoro dei giornalisti sia tutelato e prosegua.
Qualcuno potrà anche banalizzare e dire: Tanto vociare perché non gli hanno fatto trovare la sedia...
Non è così.
Non vi augurate mai, cari lettori, che i cronisti scompaiano e che debbano rinunciare al loro lavoro perché con loro vorrebbe dire che sta scomparendo anche la democrazia.

comunicato n.134494



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