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Benevento, 31-07-2020 23:10 ____
Ritrovare l'Albertone nazionale, e' stato come fare un tuffo nel passato di un'Italia che aveva voglia di rinascere, tra piccolezze e grandezze
Narrare al Bct la vicenda umana e artistica di Alberto Sordi, romano doc, vissuto nel cuore di Roma a Trastevere, e' stata un'operazione riuscita. Bravo Claudio Santamaria anche nelle sue improvvisazioni
di Alessandra Renis
  

Albertone, il mitico, l’italiano per eccellenza nelle sottolineature della vita tragicomiche, sospese tra il passato e la voglia di guardare al futuro, del borghese o del marchese... io so' io... e voi nun siete un cazzo; Te c'hanno mai mannato a quel paese…
"Alberto Sordi. 100 anni da Re", splendida pièce teatrale interpretata con partecipata emozione dal bravo Claudio Santamaria, che ha dovuto anche sopperire, con provata capacità attoriale, alle mancanze della tecnologia che ha fatto bizze e capricci.
Anche il regista Massimo Cinque, al termine dell'incontro, si è scusato con il pubblico "per la fregatura" dei computer e altrettanto lo ha fatto Antonio Frascadore, rivolgendosi in particolare all'Università del Sannio che è stata il produttore dell’evento.
Ma oltre l'estemporaneità dei contrattempi, la rappresentazione è andata in scena in anteprima nazionale nell’ambito della sezione "Raccontami" del Festival diretto e fondato da Antonio Frascadore, con garbo e sorrisi, e il pubblico ha potuto assistere ai sorprendenti frammenti dell’esistenza del grande attore, a cento anni dalla nascita.
A impreziosire la serata già di per sé incantata e appassionata è stata la musica del Conservatorio "Nicola Sala" Ensamble, composta da Ferruccio Corsi, sax; Angelo Cioffi, tromba; Gianluca Podio, pianoforte; Vincenzo Di Gregorio, chitarra; Sergio Di Natale, batteria; Enzo Autuoli, basso.
Una colonna sonora lunga una vita che con armonica bellezza ha stemperato i piccoli inconvenienti tecnici e ha accompagnato con dolcezza e incanto la recitazione di Claudio Santamaria, eccezionale nell'ironica improvvisazione.
Il ritratto dipinto è quello di attore che, al di là delle dicerie che lo descrivevano avaro, si è dimostrato generoso con chi soffriva e poco propenso a farsi autopubblicità.
Sogni, speranze, amori, delusioni, di un uomo che è andato avanti per la sua strada nonostante grandissime difficoltà.
Ritrovare l'Albertone Nazionale, è stato come fare un tuffo nel nostro recente passato, di un'Italia che aveva voglia di rinascere, tra piccolezze e grandezze, tra sorrisi e sofferenze.
Santamaria ha reso quasi in maniera plastica le espressioni del Sordi caratterista, del grande interprete di pellicole d'autore, raccogliendo con delicatezza, i percorsi tracciati da Massimo Cinque.
Tanto che la peculiare estrinsecazione dell'esistenza si è materializzata nelle manie, negli sberleffi, nelle caricature, nelle drammatiche personalizzazioni delle virtù italiche.
Narrare la vicenda umana e artistica di Alberto Sordi, romano doc, vissuto nel cuore di Roma a Trastevere, è stata un'operazione riuscita perché ha evidenziato anche i lati nascosti di un uomo saldo nei principi e negli ideali.
Per l'attore, la famiglia ha sempre rappresentato un punto fermo nella sua vita grazie al calore e alla serenità che ha ricevuto fin dalla sua infanzia.
Con un papà direttore d'orchestra e concertista al Teatro dell'Opera di Roma, e la mamma Maria Righetti, insegnante.
Due sorelle, Savina e Aurelia, e un fratello, Giuseppe.
Un contesto familiare stimolante che lo ha reso sensibile a ogni forma d'arte, tanto che si racconta che già in seconda elementare girava l'Italia con la piccola compagnia del "Teatrino delle marionette", diretta dal professor Parodi.
Con questo straordinario bagaglio artistico, decide di iscriversi alla scuola dei Filodrammatici di Milano, dalla quale sarà espulso per la forte inflessione romanesca.
Un insuccesso che lo spinge a fare del suo "difetto" un punto di forza e l’origine della sua grande comicità.
Come non ricordalo nel mitico doppiaggio di Oliver Hardy e... poi le tappe di un successo dietro l'altro con incontri fortunati con tanti grandi artisti che ne apprezzano le doti di affabulatore.
Fino a quando arriveranno anche i successi cinematografici.
Poi negli anni compresi tra il 1953 e il 1955, la presenza di Alberto Sordi diventa, nelle case degli italiani, una costante allegra e spensierata, anche quando affronta tematiche di grande impegno sociale.
Il fustigatore dei benpensanti, il borghese che aveva voglia di trasgredire le "regole", la risata contagiosa a volte cinica ma unica, ha ammaliato gli animi del pubblico del Bct Festival, anche oltre le variazioni della "non perfetta" tecnologia, che ha strappato qualche sorriso in più, che sicuramente, sarebbe piaciuto ad Alberto Sordi.

Le foto sono di Antonio Caporaso per "Gazzetta di Benevento". Riproduzione vietata.

 

 

 

 

 

 

 

comunicato n.133587



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