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Benevento, 28-07-2020 09:09 ____
Senza la conoscenza non si alimenta il circuito virtuoso del controllo democratico sull'operato dell'autorita'
Il Tar Lazio ha dato il via libera all'acquisizione, negata dal Governo, dei verbali del Comitato Tecnico Scientifico che sono stati alla base ai Decreti della Presidenza del Consiglio dei Ministri emanati durante l'emergenza sanitaria da Covid-19
di Vincenzo Baldini
  

"Sentendosi simile a Dio, la forza tende a rendersi inaccessibile: gli "arcana dominationis" sono una imitazione degli "arcana naturae" (o degli "arcana Dei").
Questa citazione di Norberto Bobbio ("Il futuro della democrazia, Torino, 1991, pagina 216) bene vale ad introdurre i contenuti della recente sentenza con cui il Tar Lazio (sezione I Quater, sentenza 13 luglio 2020 - 22 luglio 2020, numero 8615) ha dichiarato illegittimo il diniego opposto all’istanza di accesso civico generalizzato relativo ai verbali del Comitato Tecnico Scientifico prodromici ai Decreti della Presidenza del Consiglio dei Ministri emanati durante l'emergenza sanitaria da Covid-19.
Senza qui scendere nei particolari dei motivi che hanno indotto il giudice amministrativo ad accogliere il ricorso, interessa soprattutto evidenziare alcuni profili di rilievo, dal punto di vista del diritto costituzionale.
Il primo, che attinge alle moderne teorie della comunicazione, attiene alla relazione tra segreto, (in)consapevolezza ed ineffettività del sistema democratico.
In questa schema triduo, infatti, la conoscenza costituisce la premessa e, al tempo stesso, la condizione non solo etica ma giuridico-costituzionale dell'effettività del generale processo di consapevolezza che alimenta il circuito virtuoso del controllo democratico sull'operato (nello specifico) del Governo o di ogni altra autorità amministrativa, nutrendo il flusso della comunicazione pubblica.
Il secondo punto di rilievo, attiene alla reale consistenza dello Stato costituzionale democratico di diritto che non si esaurisce unicamente nella misurabilità dell'esercizio del potere attraverso il controllo di un giudice indipendente e imparziale ma si manifesta, tra l'altro, nella capacità di alimentare la trasparenza dell’azione amministrativa e la partecipazione popolare alla decisione amministrativa.
In definitiva, lo Stato costituzionale di diritto svuota di senso politico gli atti non normativi del potere amministrativo e ne sottomette l'esercizio ad un’istanza di razionalità, intesa come proporzionalità e adeguatezza delle misure irrogate, che si rivela anche attraverso la conoscenza di ogni segmento endoprocedimentale funzionale all’adozione dell'atto amministrativo adottato.
A ciò non fa eccezione neppure il ricorso a misure emergenziali che limitano diritti di libertà e altri diritti fondamentali, la cui razionalità non può che essere già espressa nella regola (legislativa) di conformità di queste ultime alle determinazioni previamente assunte dall'organismo tecnico-scientifico, che fungono da presupposto formale-sostanziale all'interno del procedimento di adozione delle misure da parte dell'organo amministrativo competente.
Dei contenuti di tali determinazioni deve poter conoscere ogni singolo in quanto interessato all'esercizio dei propri diritti fondamentali e limitato, in ciò, dalle misure emergenziali citate.
La sentenza del Tar Lazio citata fa strame, dunque, di ogni protervia dell'autorità di trincerarsi dietro il segreto procedimentale per, come si dice, "non spiegare pubblicamente i propri intenti o di esprimerle in una forma non veritiera, sottraendosi così alla curiosità della gente o mascherandosi".
I giudici sanciscono, in altre parole, che nessuna emergenza, proclamata o presunta, può valere ad emancipare la condotta della Pubblica Amministrazione dal controllo sociale sul percorso di formazione della volontà espressa negli atti in questione.
La conoscenza, funzionale tra l’altro all’attivazione del flusso della comunicazione pubblica, oltre che alla tutela anche giurisdizionale dell'interesse soggettivo individuale, resta la regola di principio che disciplina le relazioni tra la sfera dell'autorità pubblica e quella della libertà individuale e collettiva.
Libertà, trasparenza e legalità dell'azione amministrativa, diritto di difesa, indipendenza del giudice, sono dunque i capisaldi dello Stato costituzionale di diritto che soli possono garantire l'effettivo impiego fisiologico del segreto anche da parte della pubblica amministrazione nel quadro delle dinamiche del pluralismo democratico.
Un utile insegnamento (non l'unico, tuttavia) che può trarsi da questa sentenza sta, in conclusione, nella valorizzazione delle regole sostanziali e di metodo che, per un verso, impongono il criterio di razionalità come paradigma di legittimità dell'azione amministrativa, per altro verso intensificano il controllo e la partecipazione sociale all’esercizio dell'autorità nell'obiettivo, tra l'altro, di una tutela ottimale dei diritti costituzionali.

comunicato n.133488



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