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Benevento, 28-06-2020 09:15 ____
Enrica Parente fu la prima donna ad entrare a far parte dell'organico dei sanitari del Pronto Soccorso del "Rummo"
Alle femmine questo impiego fu vietato fino agli inizi degli anni Ottanta. Alla mancanza delle sofisticate attrezzature di oggi, come la Tac, si sopperiva con la collaborazione tra medici ed i tanti ostacoli, quotidianamente, venivano superati
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Questa domenica l'attenzione di Peppino De Lorenzo si sofferma su di un ricordo particolare.
Lo stesso è, intimamente, legato alla storia dell'Ospedale "Rummo".
Del resto, solo chi, come lui, ha trascorso la vita intera tra quelle mura, può avere piena contezza e conoscere a fondo vicende che, qualora non rinverdite, sarebbero già coperte dall'oblio del tempo.
"La storia dell'Ospedale "Rummo", oggi appartenente all'Azienda Ospedaliera di Rilievo Nazionale "San Pio", ma che per me e tanti rimarrà sempre il "Rummo", essendo, tra l'altro, il più grande nosocomio cittadino, racchiude in sé tante vicende, alcune note, altre sconosciute.
Tra quelle mura sono custoditi dolori, gioie, storie, le più varie, che è bene non cadano nell'oblio. Così, il ricordo di tanti medici ed infermieri che lì hanno speso la propria vita.
Sino agli anni Ottanta, l'Ospedale, tra l'altro meno esteso come oggi, non prevedeva la presenza  di donne in servizio al Pronto Soccorso.
All'epoca, infatti, si riteneva che in un posto sì delicato, sempre in prima linea, di giorno e di notte, così come era ed è la vita in un Pronto Soccorso, si dovesse evitare, appunto, la presenza del gentil sesso.
Quindi, medici ed infermieri, lì in servizio, erano solo uomini.
Fu agli inizi degli anni Ottanta che questa consuetudine, condivisibile o meno, ebbe fine.
In quel periodo, nell'organico dei sanitari del Pronto Soccorso entrò a fare parte una donna, Enrica Parente (foto).
Laureatasi a 25 anni, a pochi mesi di distanza, dopo aver praticato, a seguito di avviso pubblico, il tirocinio, all'epoca obbligatorio, in Medicina d'Urgenza, divenne la prima donna in assoluto a lavorare, appunto, al Pronto Soccorso del "Rummo".
"Fu necessaria - oggi ricorda - una buona dose di coraggio, forza d'animo e carattere per accettare quell'incarico. L'impegno e la fatica non furono pochi".
Il nonno materno di Parente, di cui lei rinnova il nome, Enrico Cenicola, era ginecologo, mentre il bisnonno, Angelo, oculista.
Diremmo ch  sia figlia d'arte.
"Ricordo sempre - Enrica ha proseguito - quando, durante i primi turni, chiamavo te, Peppino, in consulenza. Allora il servizio di psichiatria era annesso alla neurologia. Eri sempre disponibile.
Con spirito di collaborazione cercavamo di risolvere insieme i problemi che, di volta in volta, si ponevano, solo e sempre nell'esclusivo interesse del malato. Per questo, trovare colleghi collaborativi come te, che non mi ponessero problemi, era per me veramente importante".
Nel ricordare l'arrivo in Pronto Soccorso della prima donna medico, il pensiero è andato ai tanti colleghi che al "Rummo", nel corso degli anni, si sono sacrificati e dei quali mi impegno di continuare a rinverdire, nei mesi che verranno, la memoria.
Erano tempi quelli in cui si lavorava tra difficoltà indescrivibili. Non si poteva, è vero, disporre delle sofisticate attrezzature diagnostiche di oggi, iniziando, ad esempio, dalla Tac.
Eppure, insieme si collaborava e tanti ostacoli, quotidianamente, venivano superati.
Tutto, oggi, rimane un ricordo, un dolce ricordo. I direttori, allo stato, vanno e vengono e, quasi sempre, sono estranei, non conoscendo affatto le realtà territoriali.
Si sentono forti poiché protetti dalla politica, di destra e di sinistra, senza alcuna differenza, che li distribuisce, come si trattasse di una lotteria a premi. Su quelle poltrone, dietro le scrivanie, sembrano onnipotenti.
Quando vanno via, il giorno dopo, non li ricorda più nessuno.
Anche i loro nomi cadono, impietosamente, nel nulla. Rimangono delle pedine, poste chi qui, chi lì. Nulla di più.
Anche negli anni addietro, è inutile negarlo, la politica imperava. Vi era, comunque, un minimo di umiltà, oggi, smarrita. E, poi, i nominati, sempre allo stesso modo, erano, quasi sempre, sanniti. 
Enrica Parente ha lavorato al "Rummo" sino a qualche anno fa lasciando, come tanti colleghi, un lieto e piacevole ricordo.
"Mi sono sempre impegnata - ha proseguito - con tanti sacrifici. In gravidanza ho lavorato, ininterrottamente, sino a due settimane prima del parto e, subito, nel corso del puerperio, rientrai in servizio seza neanche evitare turni notturni e festivi, l'uno dopo l'altro".
Non è, comunque, mancato in lei un filo di tristezza. "Tuttavia - ha concluso - le amarezze non sono mancate.
I diversi, Peppino, siamo noi che abbiamo sempre agito per un principio, un'etica, difendendo i deboli, senza coltivare interessi personali".
E' stato piacevole, davvero piacevole, il ricordo di quegli anni vissuti con Enrica e tanti altri medici.
A lei ed ai sanitari del "Rummo", di ieri, ma anche di oggi, ribadisco che, in ultimo, malgrado i tempi bui in cui viviamo, il piacere dell'onestà, questo almeno, alcuno potrà mai togliercelo".

comunicato n.132803



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