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Benevento, 21-06-2020 09:03 ____
Tra le tante inchieste del giudice Donato Del Mese ci fu "La danza delle ore", riferita a medici che avevano il dono della "bilocazione"
Nel ricordare alcuni episodi legati al giudice, scomparso giorni fa, Peppino De Lorenzo trae lo spunto per soffermarsi su quanto si stia verificando nella magistratura e nella vita politica cittadina
Nostro servizio
  

Questa settimana, Peppino De Lorenzo, nel ricordare alcuni episodi legati al giudice Donato Del Mese, scomparso giorni fa, tra cui il noto processo "La danza delle ore", trae lo spunto per soffermarsi su quanto si sta verificando nella magistratura e nella vita politica cittadina.
Del Mese fu candidato a sindaco per la coalizione di centrosinistra (le foto, dell'archivio storico di Gazzetta, sono d'epoca, del 1993). Sono, in ultimo, considerazioni forti quelle di De Lorenzo, che invitano a riflettere, non poco.
"Giorni fa, nelle stesse ore, due notizie, apparentemente diverse, hanno interessato la nostra comunità.
La scomparsa di Donato Del Mese, da un lato, e l'assemblea tenutasi dalla sottosezione di Benevento dell'Associazione Nazionale dei Magistrati, dall'altra.
Quest'ultima ha fatto seguito, a distanza di pochi giorni, alla commemorazione del giudice Giovanni Falcone.
Ogni tanto, il passato torna a bussare al presente e permette di tuffarci in un mare di ricordi.
Non è affatto mia intenzione, sia ben chiaro, da subito, esprimere giudizi, negativi o positivi, sull'operato, qui a Benevento, del giudice Donato Del Mese.
Conobbi quest'ultimo nel corso del mio ingresso in politica, nel lontano 1993, divenendone, poi, amico, a sua sconfitta, avvenuta con la vittoria di Pasquale Viespoli.
Sarà la storia cittadina a giudicare, un giorno, quella stagione, tutta particolare, che, caso unico, registrò una ribellione popolare, senza precedenti.
Donato Del Mese fu scelto da un accordo tra Umberto Del Basso De Caro e Clemente Mastella, su suggerimento di don Guido, padre di Umberto, che, non vorrei sbagliare, di Del Mese era stato testimone di nozze.
Il popolo non condivise questo accordo, non lo giustificò.
Gli anni in cui Del Mese fu magistrato, qui da noi, erano diversi. La magistratura aveva ancora un valore. L'intransigenza del giudice, poi candidato a sindaco, era stata forte e decisa.
Il popolo, a parole, invoca la giustizia ed il rigore, ma, poi, in ultimo, preferisce chi si dimostra non eccessivamente legalista.
Tra le tante inchieste di Del Mese, a memoria, una molto nota fu quella definita "La danza delle ore", in cui si scoprì che alcuni medici, nello stesso orario, risultavano impegnati, lavorativamente, in ospedale, alle mutue di allora e negli studi privati.
Le inchieste di Donato Del Mese spaziarono, ad ampio raggio, arrivando a far condannare, in uno dei vari filoni, anche Cutolo.
"La danza delle ore", come spesso si verifica, nei successivi gradi di giudizio, si concluse in una bolla di sapone.
Quando conobbi Del Mese, nel corso delle nostre cene, con il comune amico, l'anestesista Nicola Marotta, ne parlammo a lungo.
Una sera gli dissi: "Donato, malgrado il tuo impegno, le danze continuano ed il ritmo è aumentato. Devi sapere che, puntualmente, ogni mattina, un primario del "Rummo" si reca in servizio alle 6.00.
Quando io arrivo, intorno alle 7.00, lui già va via, recandosi al suo ambulatorio al rione Libertà, ove rimane per l'intera mattinata. Il tutto in un silenzio assordante".
In quel tempo, era consentito il doppio incarico.
Ritornando alla vittoria di Pasquale Viespoli, non posso negare che del suo primo mandato abbia un ricordo piacevole.
Nel 2011, però, la sua comparsa sul palco con Mastella e Nardone, suoi acerrimi avversari politici, cancellò, con un colpo di spugna, anni di speranza. Non c'è nulla da aggiungere.
Quanto alle celebrazioni della locale magistratura, per natura, non ho mai condiviso le commemorazioni, segnatamente, quelle dopo la morte.
Giovanni Falcone, non dimentichiamolo, per onestà intellettuale, ricordato anche qui solo qualche settimana fa, prima di essere massacrato dal tritolo, in vita, fu massacrato dai suoi stessi colleghi.
Prima di parlare, è opportuno ricordare. Per tale motivo, ritengo che, in situazioni del genere, sia auspicabile il silenzio.
Del resto, lo spettacolo che, in questi giorni, sta offrendo il Consiglio Superiore della Magistratura è spregevole.
Lo scempio della giustizia comporta gravi ed enormi conseguenze che si riflettono, principalmente, sul cittadino onesto.
In magistratura ormai vi è una situazione davvero esplosiva che non si ha intenzione di risolvere e che si cerca di tamponare con riforme da quattro soldi.
Scrivo, è vero, da profano delle sottigliezze legali, ma è, comunque, inspiegabile che la magistratura sia l'unico potere forte esistente in Italia.
Una volta c'era il timore di Dio, adesso prevale il timore dei giudici.
In un momento di crisi come quello che stiamo vivendo, le false speranze portano a privarci della stessa vita.
Un groviglio intricato, dunque, e difficile, molto difficile, da comprendere e valutare. Ecco perchè è doveroso vedere in che modo leggi, etica e morale siano state manipolate in base ai singoli casi e circostanze.
Tempo fa, ebbi modo di ricordare che anche sulla nota inchiesta che coinvolse, a livello nazionale, la nostra Asl, stia calando il sipario. Nessuno pagherà.
Per questo, un avvocato difensore di uno dei maggiori indagati, invece di rivolgere lo sguardo in casa sua, ha avuto l'ardire di definire me: "Pregiudicato, truffatore, falsificatore di bilanci...".
Non so se, dinanzi a gratuite calunnie del genere, avrò giustizia. Ormai ne dubito. Fortemente.
Per colmo della beffa, in tutto questo, un familiare stretto, molto stretto, del magistrato che sarebbe dovuto intervenire, mi ha scritto: "Peppino, hai, pienamente, ragione. Tutta la mia solidarietà."
Al danno, ripeto, la beffa.
In un Paese civile, nel silenzio assordante che regna qui da noi, il ministro di Giustizia, da me interessato, sarebbe dovuto già intervenire.
Invece, si celebrano convegni. Discorsi intrisi di vento e di suono che, in ultimo, non portano ad alcunché di concreto".

 

comunicato n.132650



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