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Benevento, 22-05-2020 17:33 ____
Come sia stato possibile che la nostra unica e sola "nave" sia stata smantellata per far posto a un supermercato
E' cosa su cui occorre indagare per capire quale particolare congiuntura abbia fatto si' che trovasse accoglienza un'operazione del genere, commenta Giuseppe Iorio a proposito dell'abbattimento del Palazzo Inps
Redazione
  

Sull'abbattimento dell'ex Palazzo Inps, è intervenuto Giuseppe Iorio, ingegnere, con una nota indirizzata a "Gazzetta".
"Benevento - scrive - ha perso la sua nave.
Era approdata una grande nave, in città, con lunghe fiancate bianche e file di finestre, e alte ciminiere; e con tanto di ponte (significativamente, il primo a essere abbattuto).
Più o meno come quelle che attraversano il Canal Grande... ma qui da noi, a Benevento, che non ha mai visto il mare.
Come sia stato possibile che la nostra unica e sola nave, mi riferisco al Palazzo ex Inps, sia stata smantellata per far posto a un supermercato e a una settantina di abitazioni è cosa su cui occorre indagare: Non per scoprire ipotetici illeciti o abusi, non abbiamo né l'autorità né la competenza, né tutto sommato abbiamo l’interesse a individuare gli Schettino di turno. D'altro canto è tardi.
Quello che, invece, vorremmo capire è quale particolare congiuntura abbia fatto sì che trovasse accoglienza un’operazione del genere, e cioè la demolizione di un palazzo pubblico appena dismesso e ancora in buone condizioni, posto in luogo centrale e non degradato; quale collimazione di interessi e di fatale disattenzione e di perniciosa insipienza abbia fatto sì che un edificio potentemente "alieno" (ed estraneo evidentemente alla bimillenaria, sonnacchiosa e irrimediabilmente stanca Benevento), e suscettibile di infinite destinazioni, sia sostituito dall’ennesimo, brutale e inutile palazzone.
Deve scattare qualcosa nella testa di noi tecnici, e dei politici con funzionari al seguito appena si intraveda un’area libera, un pezzo di città inedificato o anche solo la possibilità di realizzare supermercati e abitazioni: un riflesso pavloviano, condito da forti dosi di horror vacui, che rischia di infettare, come un morbo, anche piazza Risorgimento e il vicino terminal.
Al primo anno di Ingegneria, corso di Disegno 1, dovendo progettare una piccola scuola o un poliambulatorio, affastellavo di stanzoni i due lati di un lungo corridoio; a corto di idee, non sapendo come concludere quel lugubre disimpegno, chiedevo suggerimenti a qualche collega che, irrimediabilmente, mi diceva di “metterci una batteria di cessi”: non una vetrata, non una scala antincendio, non un giardino pensile...
Siamo tornati lì, il meccanismo è quello: allora i cessi, oggi palazzoni con supermercato.
Capiamo l'interesse di investitori e imprese, non capiamo l'inerzia di chi dovrebbe indirizzare, governare, dirigere, vigilare.
Ma più di un freno inibitorio deve aver ceduto in una città che per tantissimi anni, con cocciutaggine e anche con un certo successo, ha cercato di preservare il vincolo di Pace Vecchia (la possibilità cioè di godere della vista della vallata del fiume Sabato).
Ricordo le forti sanzioni comminate a privati cittadini che non rispettarono quel vincolo, costretti per di più a demolire tetti a spioventi e a trasformali in meno invasive terrazze.
Guardate ora, dalle parti dell'ospedale...
Ma senza riandare a trent’anni fa, chi non ricorda il tentativo fallito di realizzare i tre piani fuori terra del palazzo di viale degli Atlantici?
Costruiti in tutta fretta in un torrido agosto, furono ridimensionati a uno solo, come doveva essere, per la ferma volontà di chi all’epoca governava il territorio.
A mio parere, quella di oggi è una chiara sconfitta per la città e per i beneventani, more solito troppo silenti.
Che diremo, che faremo quando la speculazione attaccherà ancora i fiumi e i parchi di Prg?
Ricordiamoci questi fatti, appena verrà il momento: e se i giocatori non si possono cambiare, cambiamo almeno l'allenatore".

comunicato n.131952



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