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Benevento, 18-05-2020 20:03 ____
Siamo all'8 settembre del 1943, ma non al 9 maggio del 1945. Siamo alla fine dello scontro tra Italia e angloamericani ma non alla fine della guerra
Il vero conflitto era finito, ma non era ancora arrivata la vera pace. C'e' da augurarsi che l'attuale momento di passaggio di questa pandemia sia meno duro e meno incerto sia sul piano economico che su quello civile ed umano
di Roberto Costanzo
  

Siamo entrati nella cosiddetta "Fase 2".
Cosa significa? Sta finendo il coronavirus o siamo soltanto al passaggio da un livello ad un altro della pandemia?
Indubbiamente, si allentano alcune paure e preoccupazioni; si riaprono diversi servizi ed esercizi, ma la riapertura non significa ripresa.
Per fare il confronto con un'altra tragedia, di ben più diversa gravità, potremmo dire che siamo all'8 settembre del 1943 (nella foto i bombardamenti di quei giorni sulla città di Benevento), ma non al nove maggio del 1945: cioè siamo alla fine dello scontro bellico tra Italia e angloamericani ma non alla fine della guerra, che invece avvenne il nove maggio del '45.
Nell'autunno del '43 terminò la parte più drammatica della guerra, finirono i bombardamenti angloamericani su Benevento, ma poco dopo su Napoli arrivarono i bombardamenti tedeschi.
Anche in alcuni paesi della nostra provincia vi fu qualche assalto bellico dei tedeschi, che non fu però devastante come i bombardamenti angloamericani sulla città sebbene avessero fatto saltare, lungo la ritirata, i principali ponti delle strade provinciali del Sannio.
Comunque quel momento segnò l'inizio della fine della guerra: Una "Fase 2", ma non una fase post, così come questa del coronavirus, appena iniziata, non rappresenta una vera e propria fine della pandemia.
La vera guerra era finita, ma non era ancora arrivata la vera pace.
Quella, potremmo dire, fu la seconda fase dell'ultima grande guerra a Benevento: Una fase non di guerra e non di pace.
C'è da augurarsi che l'attuale momento di passaggio di questa pandemia sia meno duro e meno incerto, e sul piano economico e su quello civile ed umano; anche perché la riapertura dei bar, ristoranti, botteghe e servizi vari non può significare la totale ripresa delle attività precedenti.
Vi saranno problemi di assetto strutturale, adeguamento alla nuova normativa sanitaria e di distanziamento fisico e sociale, alle nuove spese di esercizio, al diverso numero di clienti, ai conseguenti nuovi costi e ricavi.
Nell'autunno del '43, nella "Fase 2" di allora, finirono i bombardamenti, si fermarono i pericoli bellici in genere e le più gravi restrizioni civili e alimentari, ma non finirono del tutto la povertà, la carestia e i disagi di vario tipo, provocati dalla guerra.
Non illudiamoci, in questa "Fase 2" del Covid '19, non si bloccheranno immediatamente tutti i divieti e limitazioni ma certamente si comincerà a vedere una luce in fondo al tunnel, a somiglianza di quanto avvenne a cavallo tra il '44 e il '45, a Benevento come in tutta Europa.
C'era anche allora un governo variopinto, piuttosto traballante, certamente meno autorevole e credibile di quello di oggi. Non ci vuole molto per riconoscere che Conte non è Badoglio. Per fortuna.
Infine, non dovremmo dimenticare che i tempi operativi di settantacinque anni fa erano obiettivamente di gran lunga più lenti e incerti dei tempi attuali.
Oggi siamo nell'era digitale e questo è confortevole per quanto concerne le modalità di intervento.
Non siamo nelle condizioni, come allora, di una nazione che esce da una guerra persa: Non siamo poveri, isolati e inaffidabili, ma siamo un paese membro dell'Unione Europea, la quale costituisce per noi una grandissima ancora di salvezza, sebbene qualcuno finga di non crederci.

comunicato n.131859



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