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Benevento, 16-05-2020 17:20 ____
Lo spirito di sopravvivenza in noi e' forte. Siamo una categoria abituata a lottare e quindi prima o poi ne usciremo, ma sara' durissima
I ristoratori poggiano a terra, accanto a dei lumini, le loro giacche da lavoro. Segno del gravissimo stato di disagio in cui si trovano le loro aziende. Finora alla nostra attivita' e' stato dato un valore di 200 euro al mese, ridicolo
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La rappresentazione grafica è stata quella di un Cimitero dove le salme distese erano invididuate dalle giacche da ristoratore e da chef che riportano, ciascuna, ad un'attività del settore che oramai ha come prospettiva la morte.
L'iniziativa di "Emergenza Ristorazione", rappresentata da Mario Carfora e del "Gruppo della Piccola Napoli" (Gpn) con Gennaro De Luca, è stata molto efficace e si è svolta sotto un sole cocente, già da periodo estivo, in piazza IV Novembre ed ha raccolto una cinquantina di esercenti tutti accomunati da un unico desiderio: Poter riaprire in sicurezza le proprie attività e riprendere il cammino lì dove, tre mesi fa, era stato traumaticamente troncato.
Il lavoro di queste persone non sarà facile.
Debbono da una parte tener conto delle disposizoni normative che vanno rispettate per quanto riguarda l'afflusso degli avventori nei vari locali.
Dall'altro anche dell'aspetto psicologico dei loro clienti perché un luogo che naturalmente è di aggregazione e di convivialità, è ben difficile da gestire stando ciascuno ad un metro di distanza e con la palese rappresentazione di un pericolo sconosciuto che può essere dietro l'angolo.
La situazione economicamente è drammatica e non ci lascia molte prosettive, ci ha detto Carfora, anche se oggi, per quanto riguarda i protocolli di sicurezza, siamo un po' più sereni dopo l'accordo di ieri sera tra Governo e Regioni (la distanza ora è ridotta ad un metro ndr).
Ovviamente, però, le problematiche sono tante.
Siamo chiusui da tre mesi, nessun aiuto concreto ci è stato fornito ad accezione dei 600 euro che peraltro molti di noi ancora non ricevono, e se le nostre attività, le nostre vite professionali hanno un valore di 600 euro, 200 euro al mese, significa che siamo messi malissimo e questo ci obbligherà a pagare le tasse in proporzione a questa stima fatta dal Governo su di noi.
Siamo molto preoccupati anche per i nostri dipendenti i quali, per la stragrande maggioranza, non ricevono ancora la Cassa Integrazione Guadagni.
Riconosciamo il lavoro di chi ci è stato vicino in questi mesi, e tra questi il sindaco Mastella, ma c'è stata una oggettiva scarsa concretezza  riguardo il lavoro posto in essere dal Governo.
Per la settimana prossima, quando da giovedì sarà possibile riaprire, pian piano penso ci adegueremo alle nuove disposizioni, ci ha detto Carfora.
Lo spirito di sopravvivenza in noi è forte. Siamo una categoria abituata a lottare e quindi prima o poi ne usciremo.
Aspettiamo il decreto e la ufficialità sui protocolli di sicurezza.
Siamo pronti al rispetto delle norme ma chiediamo più chiarezza e soprattutt aiuti. Ad oggi sono state fatte solo chiacchiere.
Gennaro De Luca, in rappresentanza del Gruppo della Piccola Napoli (Gpn), pizzaiolo anch'egli, ci ha detto che oggi, quelle divise poste a terra, rappresentano lo stato in cui si trovano le loro aziende.
Le richieste che abbiamo fatto al Governo le possiamo così sintetizzare: Un equo canone per i locali commerciali perlomeno per la durata di 24 o 36 mesi; esenzione dei contributi per i dipendenti; concessione degli spazi pubblici esterni in maniera gratuita; contributi a fondo perduto per adeguere i locali e sostenere le perdite; bisogna poi tenere conto dei danni economici irreversibili ed i sindaci potrebbero pedonalizzare gran parte del territorio per dare la possibilità a pizzerie, bar e ristoranti di poter svolgere esternamente le loro attività riducendo i danni economici e quelli ambientali dovuti all'inquinamento.
I locali chiedono al Comune di poter utilizzare le strisce blu per porre delle pedane esterne alle nostre attività
Crediamo siano auspicabili e logiche, nonché legittime, le nostre richieste, ha concluso De Luca.
In mancanza del loro accoglimento, circa il 70% delle nostre attività legate al food, al cibo, dichiareranno fallimento.

Le foto sono di "Gazzetta di Benevento". Riproduzione vietata.

 

 

 

 

 

comunicato n.131805



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