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Benevento, 12-05-2020 10:38 ____
Nasce un film che prende spunto dal libro di Emilio Barbarani "Chi ha ucciso Lumi Videla" il cui testo e' stato presentato a Benevento
L'ambasciatore, su segnalazione dagli allievi del Liceo Scientifico "Rummo" e' stato inserito nel "Giardino dei Giusti" dell'Umanita' ed in suo onore e' stato piantato un albero. Mistero poi su quella intervista mai andata in onda
di Enza Nunziato
  

"La via dei topi", edito da Ianieri, è l'ultima fatica letteraria di Emilio Barbarani.
Chi ha la fortuna di conoscere l'ambasciatore, oggi scrittore apprezzato e premiato, riesce a percepire immediatamente la sua carica umana che abbraccia e rassicura.
Ma soprattutto è facile lasciarsi irretire dai racconti delle imprese compiute durante la sua vita diplomatica.
Immagini forti, preziose, emozionanti, a volte anche dolorose, descritte con armonica narrativa storica, che scorrono dinanzi agli occhi del cuore.
Basta sfogliare i suoi libri, che le pagine si trasformano nella fantasia creativa, in veloci fotogrammi di una pellicola d'autore.
Prima di svelare risvolti cinematografici, addentriamoci nel libro "La via dei topi", che rappresenta un tassello interessante della nostra storia recente, ambientato in Argentina.
Un "romanzo storico", dove intrighi internazionali e follie umane danno la dimensione di orrori e scelte drammatiche vissute con sofferenza soprattutto dai cittadini inermi, a volte testimoni scomodi e inconsapevoli di decisioni a loro poco chiare.
In questo nuovo avvincente libro, compare l'ufficiale, un misterioso personaggio trasferitosi nel secondo dopoguerra in Argentina, con le maestranze di una fabbrica toscana per il trattamento della lana, di cui, spiega Barbarani, mio padre era direttore.
Mi hanno detto che l'"ufficiale" abbia infastidito la destra italiana in Argentina e, soprattutto, i Servizi e le Forze Armate di quel Paese, che stava ormai scivolando sotto il controllo dei militari.
Nel mio romanzo storico, parlo anche, ascoltando voci ricorrenti a Buenos Aires, dell’approdo clandestino di sottomarini nazisti sul finire della guerra e nel primo dopoguerra sulle coste desertiche della Patagonia argentina.
Le stesse voci che alludono anche al possibile avvenuto sbarco di gerarchi nazisti, assieme a scienziati, tecnici e materiali "sensibili".
Scenari inquietanti di un capitolo amaro e doloroso del mosaico composito della storia recente, che Barbarani affronta con passione e intelligenza documentata.
Anche quando gli chiediamo di "Odessa" che l’autore definisce "una delle varie organizzazioni, anche cattoliche, che aiutarono i nazisti ad espatriare verso paesi sicuri dopo la fine della guerra.
Il generale Peron accolse con favore gerarchi e scienziati tedeschi. Ma dei contenitori gialli con la scritta 235 si sono perse le tracce".
Emilio Barbarani, ancora una volta, non smentisce la sua carica umana di intervenire, per ridare luce a eventi drammatici della storia recente dei quali, spesso, ne è stato testimone diplomatico e scomodo.
La sua schiettezza, la sua singolare partecipazione emozionale ci fa andare con la memoria a un altro evento della sua vita post diplomatica.
E' di questi giorni la bella notizia che, superando gli ostacoli del coronavirus, sta per nascere un film che prende spunto dal libro "Chi ha ucciso Lumi Videla", edito da Mursia.
Testo presentato a Benevento, vincitore del Premio Flaiano.
Al lavoro, per le sceneggiature, un team italo-cileno composto dalla italiana Cinzia Bomoll e dal regista cileno Hernan Caffiero, più volte premiato agli Emmy Awards.
E' già stato vinto anche il bando del Ministero dello Spettacolo dalla produzione Madeleine, che si è aggiudicata in passato parecchi premi Donatello.
Barbarani, mentre ci racconta queste ultime splendide novità è un fiume in piena, o meglio, è un "libro" aperto su scenari futuri cinematografici.
Ricordiamo, con grande fierezza, che Emilio Barbarani, per la città di Benevento è più di un amico (nelle foto alcuni momenti della sua permanenza in città).
Grazie alla segnalazione degli studenti del Liceo Scientifico "Rummo" a Gariwo, che avevano letto il libro "Chi ha ucciso Lumi Videla", il nostro ambasciatore è stato inserito nel Giardino dei Giusti dell'Umanità dopo attenta supervisione di un comitato scientifico presieduto da Gabriele Nissim.
Proprio nell’istituto cittadino è stato piantato un albero, in memoria delle sue azioni meritorie profuse, anche a rischio della propria vita, durante la repressione di Pinochet, a favore dei perseguitati politici.
Emilio Barbarani ricorda i colleghi italiani, Enrico Calamai e Bernardino Osio che si sono distinti in analoghe situazioni a Buenos Aires e anche loro sono stati proposti per il titolo di Giusti.
Non potevano mancare all'appello le gesta del diplomatico svedese Harald Edelstam compiute in Cile, eccezionali azioni che salvarono la vita a centinaia di perseguitati.
Anche l'ambasciatore svedese Edelstam è stato insignito del titolo di Giusto da Gariwo, grazie alla segnalazione attenta e sensibile degli studenti del Liceo Scientifico "Rummo" di Benevento.
Ma il libro "Chi ha ucciso Lumi Videla" ha ancora qualche risvolto da raccontare come quella chiamata fatta dalla segreteria del regista Nanni Moretti, che, spiega Barbarani, mi chiese la disponibilità a farmi intervistare per un docu-film sul Cile, ai tempi del golpe militare.
L'intervista durò circa un'ora, filmata da una troupe di cinque-sei persone.
Ma... quando venne presentato il film, nelle sequenze cinematografiche apparivano gran parte delle persone che molti anni prima avevo accolto e assistito nella nostra ambasciata.
Con loro, anche alcuni miei colleghi che si trovavano a Santiago nei primi tempi del golpe, ma della mia persona e di Anna Sofia de Vergottini, moglie del mitico Tomaso de Vergottini che per molti anni rappresentò l'Italia in Cile, nemmeno l'ombra (le male lingue insinuano che ciò sia dovuto alla mancata coincidenza delle nostre posizioni politiche con quelle di Moretti).
Oltre ogni possibile disattenzione, speriamo invece, che in un prossimo recente domani, il Ministero degli Esteri, possa realizzare il viale dei Giusti, dedicato al ricordo di tutti i diplomatici, che nel tempo si sono distinti per azioni meritorie a favore dell'Umanità.
Nel Talmud è scritto: "Chi salva un uomo salva il mondo intero".

 

comunicato n.131688



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