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Benevento, 09-02-2020 09:08 ____
La citta' non ha reagito alla marcia contro le mafie. Le spiego il mio punto di vista sul perche' cio' non sia accaduto
La nostra rimane una citta' fondata sul lavoretto da trovare, sull'incarico da avere, sulle clientele di partito da proteggere... Peppino De Lorenzo scrive una lettera aperta al procuratore della Repubblica Aldo Policastro
Nostro servizio
  

Questa domenica, Peppino De Lorenzo, prende lo spunto da una frase che il procuratore della Repubblica, Aldo Policastro, ha profferito, giorni fa, nel corso di un intervento all'Associazione "Futuridea", per rivolgersi a quest'ultimo, attraverso una lettera aperta.
Quello odierno di De Lorenzo è un appello che rispecchia la realtà di oggi ed invita a riflettere.
Ecco quanto in esso si legge.
"Egregio procuratore, vorrà perdonarmi se mi rivolgo a lei, pubblicamente, ma un'affermazione, opportuna e condivisibile, profferita, giorni fa, nel corso del suo intervento all'Associazione "Futuridea", ha stimolato, e non poco, il mio interesse.
E, quindi, nell'assordante silenzio generale cui siamo usi, permetterà che qualcuno si soffermi sulla stessa, condividendola, senza, però, venire meno ad una convinta riflessione sul contenuto.
Lei, tra l'altro, testualmente, ha detto: "La città di Benevento ha vissuto la marcia di "Libera" come un dato di passaggio, senza nessuna reazione da parte delle istituzioni pubbliche e questo è un sintomo non positivo.
Prendere posizione è scomodo, molto scomodo in una città piccola come la nostra".
Bene. Preciso, da subito, che, nel corso della vita intera, sfidando anche il credo popolare, spesso, molto spesso, ho manifestato grande fiducia nel quotidiano lavoro, talvolta anche difficile e delicato, del magistrato.
In questi mesi, non sto mancando di rinverdire il ricordo, proprio attraverso "Gazzetta", di meravigliose figure di giudici che, nel corso del tempo, il nostro Tribunale ha avuto.
Mi sia, però, concessa la sincerità nell'ammettere che, con il trascorrere degli anni, lentamente, giorno dopo giorno, complice il dettato legislativo che, una volta per sempre, dovrebbe essere riformato, noi cittadini abbiamo smarrito quell'incarnata fiducia di un tempo.
Percorsi lunghissimi, processi che durano anni ed anni, macchinosità nelle procedure, in ultimo, lasciano il cittadino indifeso e davvero inorridito.
Questo, unitamente agli atri, è il motivo per cui ci si rende conto che, come ella sostiene, sia "scomodo prendere posizione, molto scomodo, in una piccola realtà come la nostra".
Al punto in cui si è giunti, si preferisce il silenzio. Girare, come si è soliti dire, lo sguardo dall'altra parte. E tutto dipende dal fatto che, poi, chi avrà il coraggio di prendere posizione, in ultimo, si troverà solo. Terribilmente solo.
L'azione posta in essere in questi giorni, qui da noi, contro i clan malavitosi è, senza dubbio, degna di ogni lode.
A conclusione, però, mi sia concesso, non cambierà nulla. Sono decenni che, attraverso conferenze stampa, ascolto che i clan  locali  siano stati, finalmente, sconfitti.
Dopo un po', tutto ritorna come prima e più di prima, in attesa della prossima puntata.
Si ripete che la stragrande maggioranza degli italiani sia onesta e voglia battere la mafia. Invece, quest'ultima rimane sempre al suo posto, viva e vegeta.
Né, rimanendo in casa nostra, di poco conto è lo spettacolo che la politica locale sta offrendo in queste ore.
Non c'è, infatti, nulla di nobile in questo sbranarsi tra di loro, come bestie impazzite, ma solo piccolezze umane di  persone che, d'un tratto, pensano di essere Dio.
Un vero e proprio disastro, un naufragio, una gran brutta figura. Così anche Benevento, come l'Italia intera, purtroppo, rimane una città fondata sul lavoretto da trovare, sull'incarico da avere, sulle clientele di partito da proteggere.
E l'eventuale dopo Mastella, sembrerà strano, spaventa ancora di più. Sono comparsi in prima fila personaggi che si credevano dimenticati. E si ha anche il coraggio di parlare del nuovo che avanza. Ecco perchè ci si defila in silenzio.
Quando entrai in politica, risultando il più votato in assoluto in città, ebbi l'ardire di pormi, da subito, contro il sistema imperante, alla faccia di tanti autorevoli critici che, puntualmente, evitano nomi e cognomi.
Mi sono battuto convinto di cambiare il mondo, ma, alla fine, ho dovuto fermarmi ritenendo che sia più giusto modificare la mia concezione del mondo stesso.
La solitudine, le cocenti delusioni, la malinconia si costruiscono, come nel mio caso, con le proprie mani e quando si sale sulle barricate è molto difficile scendere.
Ad un tratto, la mia vita è divenuta un folle tsunami. Sofferenze che, con la lucidità di oggi, mi sarei ben volentieri risparmiato.
Per questo regna l'omertà. Non c'è, allora, affatto da meravigliarsi. E' stato folle tentare l'impossibile, anche se ho vissuto rincorrendo questa speranza.
Oggi, gli anni mi concedono il lusso di essere diventato diverso da come ero in precedenza. Invecchiare significa imparare a scegliere. Ed, oggi, ho scelto di chiudere la bocca, anche dinanzi ad episodi gravi.
"Prendere posizione  è scomodo, molto scomodo", come lei, procuratore, ha ammesso, però, per esperienza personale, ho constatato che farlo mi ha stravolto la vita, quest'ultima, sempre più in salita, dura, piena di ostacoli.
Quindi, è stato difficile, davvero difficile, avere il coraggio della denuncia. Un coraggio solitario.
Mi sono ritrovato spesso a lottare dall'altra parte, in un mondo chiuso nei suoi privilegi, nella freddezza di un egoismo senza dubbi morali. Per anni, ho combattuto contro un sistema di potere arroccato, ma, in ultimo, con deludenti risultati.
E lo Stato non mi ha difeso. Anzi! Le mie vicissitudini giudiziarie sono troppo intrigate per narrarle tutte.
E' uno stillicidio di episodi che portano il segno della solitudine e della paura.
La storia di un uomo onesto, con la forza di chi vuole stare dalla parte giusta, cercando di lasciare ai posteri un mondo migliore, esempio raro in una piccola provincia ove la legalità ed i diritti basilari dei cittadini onesti vengono di sovente calpestati ed irrisi da chi ne dovrebbe essere garante.
Non si può affatto negare che quando un galantuomo cade nelle maglie della giustizia, quest'ultima diventa spietata come non mai.
Lei, procuratore, non è sannita e, quindi, è naturale che sia così, non può conoscere a fondo la storia, vecchia e nuova, di questo territorio. Io, invece, che sono beneventano puro sangue, so le vicende, piccole e grandi, della nostra terra.
Superato, per sincerità, solo da Umberto Del Basso De Caro. Invece che il medico, sarei dovuto essere un valido commissario di Polizia.
Avrebbe appreso da me vite e miracoli di tanti personaggi, anche di chi, nel tempo, è vissuto nelle stanze, oggi, meritatamente, occupate da lei. Storie davvero allucinanti.
Per prendere posizione ci vuole coraggio, molto coraggio, ma, poi, il Tribunale rimane, mi conceda la sincerità, un castello di vetro impenetrabile, e, quindi, ci si accorge che sia preferibile il silenzio.
Mi contraddica, se sbaglio.
Quando, dieci anni fa, dinanzi al complotto ben organizzato dalle truppe mastellate per licenziarmi, chiesi aiuto, a Benevento, non trovai che silenzio. Il procuratore di Napoli, invece, al mio appello rispose entro tre giorni.
Lì fui difeso e, con le intercettazioni, i miei accusatori furono portati via. Cosa mi risponde?
Ed ancora. Ho lottato per una sanità, negli ultimi anni, ridotta a pezzi. Esempio eloquente che avessi ragione è stata l'inchiesta che vasta eco ha avuto anche a livello nazionale, arrivando alle dimissioni di un ministro della Repubblica.
Il processo che dura quasi da un decennio finirà in una bolla di sapone.
Contemporaneamente, nessuno mi ha dato risposta del fascicolo del mio mobbing scomparso nel nulla, sono stato accusato di un morto, deceduto quando io avevo lasciato l'incarico, anche se l'esame autoptico ha parlato di morte naturale, eventi, l'uno dopo l'altro, cui nessuno mi ha risposto.
Un muro di gomma.
Un avvocato impegnato appunto nel processo Asl, nella comparsa di difesa , in sede civile, non limitandosi al suo compito, lui che difende uno dei maggiori indiziati di quello scempio a danno di tanti malati, ha avuto, invece, l'ardire di definire me: "Pregiudicato, falsificatore di bilanci, truffatore per frode processuale, diffamatore" e giù di lì.
La mia denuncia riposa su qualche scaffale dei suoi uffici da tre anni. Atto gravissimo! E, poi, ci si chiede di "prendere posizione". No, è meglio il silenzio. Mi creda.
Allora, egregio procuratore, non bisogna affatto sorprendersi se il cittadino si defili in una piccola comunità come la nostra. E' la strada più agevole onde evitare di vedere la propria vita distrutta.
Non credo possano passare sotto silenzio affermazioni del genere, gratuite ed infamanti, da parte di un avvocato poco attento al rispetto della deontologia professionale e noncurante neanche dell'amicizia.
Eppure della vita ricordo di aver rubato solo i barattoli di marmellata di ciliege nella polverosa dispensa della nonna.
La ossequio".

comunicato n.129018



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