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Benevento, 06-02-2020 21:15 ____
Grido d'allarme del presidente dei Dottori Commercialisti: Bisogna fare prevenzione al nostro interno e se occorre cacciare dagli studi certi clienti
Lo stesso concetto, senza voler criminalizzare nessuno o una categoria, lo ha espresso il procuratore nazionale Antimafia, Federico Cafiero de Raho al seminario su "Mafie di ieri e di oggi", anche nei confronti degli avvocati
Nostro servizio
  

Nella sala lettura dell'Università degli Studi del Sannio a Palazzo De Simone, si è svolto il primo incontro della sessione formativa del corso "Mafie di ieri e di oggi".
Ad aprire i lavori, condotti da Marcella Vulcano, avvocato e presidente di Advisora, è stato l'intervento del rettore Gerardo Canfora che, pur affermando di voler abolire lo spazio dedicato ai saluti che quasi sempre nulla aggiungono ai lavori, si è preso il suo spazio per dire che, nonostante egli non sia un giurista ma un ingegnere, avverte forte la intersezione tra le varie discipline soprattutto quando si parla di flussi immateriali che con le tecnologie corrono sempre più velocemente di quanto possano fare gli strumenti di prevezione degli illeciti.
Alberto Mazzeo, presidente dell'Ordine degli Avvocati, ha sottllineato l'importanza dell'evento che è di altissimo spessore e per questo l'Ordine è stato per felice di riconoscere ai temi trattati i crediti formativi.
Occorre, ha poi giunto Mazzeo, la sensibilità della collettività dinanzi alle problematiche che esistono perché dove non riesce ad arrivare lo Stato, l'attività delittuosa si sostituisce ad esso.
Fabrizio Russo, presidente dell'Ordine dei Dottori Commercialisti ed Esperti Contabili, ha voluto ringraziare il Dipartimento Demm dell'Università degli Studi del Sannio con il quale operiamo, ha detto, in sinergia nell'attività di formazione degli iscritti all'Ordine.
Russo però ha voluto anche fare una sottolineatura importante e cioè che i singoli Ordini professionali devono scendere in campo per compiere azioni di prevenzione.
Dobbiamo lavorare tutti per una corretta cultura d'impresa e della legalità non trascurando anche la capacità di cacciare letteralmente dai nostri studi professionali determinati clienti.
Abbiamo il dovere di espungere le mele marce dal nostro Ordine, quando ci sono, così come del resto è già avvenuto.
A questo punto, per la introduzione ai lavori, ha preso la parola il procuratore della Repubblica aggiunto, Giovanni Conzo il quale si è detto convinto che: Se si vuole si può vincere la lotta alle mafie così come abbiamo disarticolato il clan dei Casalesi.
L'azione certamente da compiere, ha proseguito Conzo, è quella di andare a cercare i beni che muovono l'economia e che sono nella disponibilità dei mafiosi. Non più dunque solo la ricerca delle persone, ma dei capitali e dobbiamo avere altresì la capacità investigativa di riuscire a dimostrare con elementi certi come il soggetto viva con il denaro scaturente da proventi illeciti.
Ogni reato produce reddito e sono quelli i redditi che vanno sequestrati.
Antonella Tartaglia Polcini, professore ordinario di Diritto Civile al Corso di laurea in Giurisprudenza e coordinatrice del dottorato "Persona, Mercato, Istituzioni", ha favorevolmente sottolineato come ancora una volta ci sia una partecipazione corale e di diverse forze e che vede in questa Università certamente il motore attivo nella sua azione educativa e di partecipazione.
Vedere poi in sala tanti giovani studenti, dottorandi, avvocati, commercialisti e magistrati convenuti con l'intento di approfondire la loro consapevolezza in materia, riempie il cuore ed è un mio privilegio osservarli tutti da qui.
Questo accresce in noi la responsabilità del compito assunto.
Il tema trattato si iscrive tra gli obiettivi del corso che sono quelli dell'analisi, della prevenzione, e del contrasto, obiettivi che devono ricondurre ad una sistematica via sia nella prospettiva di visione dei fenomeni da prevenire e contrastare, sia nella prospettiva di contrasto attivo che richiede un'azione funzionale.
E qui emerge l'importanza di condividere gli strumenti di analisi, la conoscenza e la specificità dei temi.
Primo fra tutti l'oggetto principale della nostra odierna indagine, che qualifica anche le misure di prevenzione, è il patrimonio che rappresenta l'elemento cardine ed il motore dell'agire giuridico.
E' ad esso che bisogna guardare nella sua dimensione dinamica e funzionale.
Quindi la professoressa Tartaglia Polcini ha anche sottolineato come esso patrimonio sia anche simbolo ed emblema ed espressione di dominio delle forze criminali, patrimoni che vanno osservati attentamente anche relativamente alle trascrizioni, ai passaggi di proprietà cioè, di beni immobili, appunto.
E qui la conslusione di Antonella Tartaglia Polcini che si è chiesta ed ha chiesto: La proprietà è o non è tra i diritti fondamentali?
In effetti esso, pur essendo annoverato tra i diritti fondamentali nella Carta di Nizza, è un diritto garantito nella nostra Carta costituzionale non come fondamentale.
La sua garanzia però incontra il limite e la sua giustificazione della funzione sociale che ne ha profondamente ridimensionato lo statuto.
La proprietà pubblica è funzione sociale, quella privata ha funzione sociale.
A questo punto il primo intervento è stato quello di Federico Cafiero de Raho, procuratore nazionale Antimafia ed Antiterrorismo il quale ha esordito dicendo che le mafie hanno cambiato aspetto e per confermare questo assunto ha passato in rapida successione l'evoluzione di queste organizzazioni criminali a partire dalla fine dell'Ottocento.
Non utilizzano più strumenti aggressivi ed evidenti.
Si tenga poi conto che siamo di fronte ad una frammentazione in clan che tentano di occupae il territorio con evidenza mafiosa. Queste sono prerogative delle bande più giovani, a volta confuse con la microcriminalità.
Ed allora usano la violenza anche come forma di terrore nei confronti della popolazione che peraltro subisce senza denunciare.
Nelle altre regioni le cosche non  hanno una capillarità così estesa come nei luoghi di origine.
E qui il procuratore nazionale Antimafia ha proseguito l'excursus lungo un ampio tratto della nostra storia repubblicana a partire dagli anni Ottanta, quando più impegnativa si comincia a fare la lotta alla mafia, alla camorra ed alla ndrangheta, organizzazioni che hanno anche operato insieme tramite la massonerie, infiltrandosi così in modo assolutamente silenzioso, nell'economia e nella politica.
La Ndrangheta, dopo il patto sancito con la mafia, recede dalla politica stragista perché, dice, sta bene con le istituzioni.
Ed infatti entra nei gangli dell'economia, della politica, ovunque agevolando ad esempio la formazioni di società ed inserendosi anche nella gestione delle formalità informatiche.
Le mafie agiscono con società ma anche con i necessari consulenti che sono essenzialmente avvocati e commercialisti.
Ed allora, ha detto Cafiero de Raho, senza voler generalizzare o criminalizzare qualcuno, bisogna però dire che qualche problema in questi Ordini c'è ed è di etica e di controlli.
Ed anche quando si va al voto, non si agisca mai per convenienza personale ma per il raggiungimento di un obiettivo che sia di convergenza per tutti.
La libertà, se non la sappiamo difendere, la potremmo perdere.
L'indifferenza è la prima alleata delle mafie e della illegalità, ha concluso il procuratore Cafiero de Raho.
Alessandro Barbera, generale di Brigata e comandante dello Scico della Guardia di Finanza, ha violuto subito mettere in chiaro che la nostra origine, quella cioè delle forze che contrastano la criminalità organizzata, sta nel sangue versato.
Tutto è mutato geneticamente negli anni e si è trasformato spostandosi dagli intenti predatori e parassitari, ad una criminalità che si inserisce nella economia, sia legale che illegale.
La mafia ha poggiato la pistola sul comodino e la violenza ora l'applica cion modalità chirurgica e dunque con la armi della corruzione, della collusione nei confronti di quanti siano disposti a scendere a patti con essa per ottenerne dei benefici.
Nonostante questo, il nostro lavoro è stato imponente e solo nell'ultimo quinquennio abbiamo confiscato beni per 18 miliardi di euro.
Alessandro D'Alessio, sostituto procuratore della Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli ha manifestato ed espresso il disagio di un pubblico ministero che si occupa del contrasto alla criminalità ed alle misure di prevenzione che, da materia negletta, è stata portata a materia importante nel nostro ordinamento giuridico.
Alessandra Consiglio,  consigliere di Sezione Misure di Prevenzione del Tribunale di Napoli, ha sottolineato come il Tribunale sia sovrano nella proposta patrimoniale ma si è posto il problema di come si possa fare a rendere costituzionalmente compatibile il procedimento della intera vita del soggetto, e non solo, dinanzi al Tribunale solo per una o due vicende e non invece per quelle che hanno caratterizzato tutta la sua vita.
E dunque no al sequestro o alla confisca, se non c'è una valutazione di pericolosità del soggetto.
Corinna Forte, consigliere di Corte d'Appello di Napoli, ha  evidenziato come lei si sia occuopata per 15 anni di misure di prevenzione e dunque in tutti questi anni cosa è cambiato per esse?
C'è il disagio di un giudice che cerca di arrivare comunque alla confisca dei beni, ma la verità è che le misure di prevenzione sono in una crisi profonda di efficacia e di risultati mentre ci appiattiamo sui principi che ci vengono proposti anche da parte di altri organismi internazionali.
Sull'altare del garantismo stiamo sacrificando l'efficacia delle misure di prevenzione che rischiano di essere la brutta copia della confisca penale.
A chiudere i lavori è stato Flavio Argirò, docente di Diritto Penale al corso di laurea in Giurisprudenza, che ha esordito mostrando qualche minuto di un filmato girato nei quartieri di Napoli e che vede protagonisti un gruppo di ragazzi, tutti bravi ragazzi, ha detto Argirò, evidentemente meritevoli di procedimenti di prevenzione.
Se osserviamo il video, il loro tenore di vita, l'uso del motorino...
Spaccino e fumano erba, sono senza casco sulle moto e vanno contromano, contestano le Istituzioni.
Ma per fortuna quelli che vediamo sono solo degli attori, ha proseguito Argirò, ma quest'opera mette in evidenza uno spaccato della vita di oggi in cui vengono a galla tante problematiche che entrano nella condotta di vita di questi ragazzi.
Ed allora mi domando: Cosa abbiamo fatto per rimuovere tutte le condizioni per fare in modo che alle mafie di ieri non succedessero poi quelle di oggi?
Nulla, evidentemente.
Abbiamo creato il diritto penale del sospetto, quello sì.
Un po' come tanti secoli fa si procedeva anche a Benevento con i processi alle streghe.
La mia attenzione è rivolta al sequestro ed alla confisca, ha detto ancora Argirò, arrivando sino ad oggi ed al nuovo codice antimafia.
In questa evoluzione, però, la logica del sospetto non è mai cambiata.
Ed infatti, non mi interessa se hai commesso il reato, ti sottopongo parimenti alla misura di prevenzione patrimoniale che è di forma ablativa.
Insomma, ha concluso Argirò, si agisce anche nei confronti di chi non ha commesso reati, ovvero non li ha commessi ancora, come dice Piercamillo Davigo.
Ci si avvale spesso degli indizi perché non si hanno prove.
Sin qui la cronaca del lungo seminario che è durato ben oltre quattro ore.
Prima dell'avvio dei lavori il procuratore nazionale Antimafia ed Antiterrorismo, Federico Cafiero de Raho, ha firmato il registro d'onore dell'Università degli Studi del Sannio lasciando su di esso una sua lunga dedica.

Le foto sono di "Gazzetta di Benevento". Riproduzione vietata.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

comunicato n.128970



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