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Benevento, 12-01-2020 09:02 ____
Claudio Mose' Principe nel breve spazio di un'ora, fu capace di mangiare, l'una dopo l'altra, ventidue zeppole...
Rivedo lo sguardo smarrito di Umberto Del Basso De Caro che rimase impietrito anche perche' il volto dei miei cognati, allora in vita, che si trovarono di fronte, era esterrefatto, racconta Peppino De Lorenzo
Nostro servizio
  

Peppino De Lorenzo (nella foto in basso il suo santino elettorale del 2001), questa domenica, senza entrare in valutazioni e scelte politiche, nel leggere il comunicato stampa diffuso dal movimento "Cittadini Protagonisti", coglie l'occasione, aprendo un altro cassettino della sua memoria, per soffermarsi su alcuni episodi, in verità tra il goliardico e l'allegro, vissuti nel corso della sua esperienza politica durata 17 anni.
Il personaggio, cui fa riferimento, è singolare, Claudio Mosè Principe.
Leggiamo quanto De Lorenzo ricorda.
"La vita di medico, in molti anni, mi ha portato a fare una quantità enorme di esperienze.
In politica, però, ne ho viste tante, proprio tante.
Comunque, è davvero magico il potere che il passato esercita sull'animo umano. Eventi trascorsi, anche spiacevoli, irrompono, furtivamente, nella mente, fatta tremula da un tenue velo nostalgico e di dolce rimpianto.
E' il miracolo della memoria che, quale filtro di finissima grana, ritiene le scorie e rimanda purificati uomini e cose.
Così, il passato ipoteca il presente, reso quasi sterile al confronto e pressocché privo di mordente. E l'uomo, inconsapevole, si lascia cullare da fantasime e desideri repressi e neppure sospetta che quel che oggi irride e neglige, avrà, un giorno, parimenti, a rimpiangere.
Nel ricevere la nota diffusa, qualche giorno fa, dal nascente movimento "Cittadini Protagonisti", si è aperto un altro cassettino della mia memoria.
Cominciò tutto nel lontano 1993, quando Umberto Del Basso De Caro (nella foto il suo santino elettorale del 1990) ed Annio Majatico, dopo non poche resistenze, riuscirono a convincermi alla candidatura per il rinnovo del Consiglio comunale, anche se, sino ad allora, non mi fossi mai interessato di politica.
Fu un successo. Fors'anche sbagliando, mi posi contro corrente non rendendomi affatto conto, lo ammetto, che in politica si debba accettare tutto ed il contrario di tutto.
Del resto, anche quanto si sta verificando oggi è dovuto al fatto che persone inesperte, d'improvviso, per un colpo di fortuna, si sono trovate a gestire incarichi molto più grandi delle proprie capacità politiche.
Ecco perché, oltre ogni considerazione, in tutto ciò si racchiude la realtà della politica come tale.
Fu in quegli anni che, d'improvviso, irruppe Claudio Mosè Principe.
Non è mia intenzione, sia ben chiaro, giudicare il suo operato, condivisibile o meno, le sue scelte passate o presenti, censurare alcuni comportamenti. Nulla di tutto questo. Lui è un personaggio particolare. E rimane tale.
Il pezzo di strada che percorremmo insieme fu lungo e, oltre alla politica, in questo momento, vedo sfilare dinanzi alla mente tantissimi ricordi, tutti dolcissimi, legati ad un passato che non ritornerà più.
E così, anche se le mie parole possono apparire imbevute di nostalgia, è pur vero che gli eventi piacevoli siano sempre così fuggevoli, che se pur capita, talvolta, di riviverli, già non sono più quelli.
Per tutta la vita, devo ammetterlo, sono stato sempre poco incline a lavorare in gruppo in quanto, per carattere, sono uso agire, anche sbagliando, solo con la mia testa.
L'unica cosa che ho sempre fatto è di restare libero.
Eppure, a modo suo, la presenza di Claudio si avvertiva, in taluni momenti, si imponeva, perchè lui era ed è fatto in modo particolare.
Ecco perchè, oggi, mi appare piacevole rivedere nella memoria, tra i tantissimi, alcuni eventi particolari.
La sera della festività di S. Giuseppe dell'anno 1994, ad esempio, mentre ero in casa a festeggiare, con i miei familiari, il mio onomastico, d'improvviso, comparve, imprevisto ed inatteso, Claudio, accompagnato da Umberto Del Basso De Caro, all'epoca, alla prima consiliatura parlamentare, interrotta, dopo due anni, per le note vicende che interessarono Bettino Craxi.
Da subito, dominò la scena e, nel breve spazio di un'ora, fu capace di mangiare, l'una dopo l'altra, ventidue zeppole.
Rivedo lo sguardo smarrito di Umberto che rimase impietrito anche perchè, lui lo ricorda spesso ancora oggi, lo sguardo dei miei cognati, allora in vita, che si trovarono di fronte a Claudio, sino a quel giorno per loro sconosciuto, era esterrefatto.
Ed ancora.
Una notte, intorno alle 2, squillò il citofono di casa.
Vedemmo Claudio presentarsi dinanzi alla porta. Senza profferire parola, entrò, aprì il frigorifero, pose sul tavolo quanto di suo gradimento, ed incominciò a mangiare non offrendo alcuna spiegazione.
Dopo la lauta cena notturna, il frigo, in ultimo, si trovò svuotato. Poi, rivolgendosi a mia madre che, intanto, sentito il trambusto, si era svegliata, disse: "Donna Margherita, preparatemi voi un buon caffè.
Vostra nuora e Peppino sarebbero solo capaci di produrre una ciofeca sport". Arrivammo così all'alba. Io andai a lavorare, in Ospedale, lui a dormire.
Un altro episodio particolare si verificò nel mese di ottobre 2006.
Eravamo tutti convenuti per l'inaugurazione del Centro Commerciale "I Sanniti". Il sindaco, Fausto Pepe, e Zamparini tardavano ad arrivare.
Nell'attesa, Claudio, d'improvviso, fu colpito da una delle sue manifestazioni d'affetto, talvolta non proprio tranquille e, abbracciandomi, mi strinse la mano sinistra con violenza. Il dolore che provai fu indescrivibile.
L'anulare si gonfiò al punto che, per potermi sfilare la fede nuziale, fui costretto a ricorrere all'Ospedale. Da quel giorno, non l'ho più messa. 
Nel novero dei tanti ricordi, indimenticabile rimane il periodo in cui, per le elezioni comunali del 1996, convenimmo di dar vita insieme ad una lista civica.
Fu, non lo nascondo, la più bella campagna elettorale cui ho partecipato e che ricordo con piacere immenso. Si verificò di tutto e Claudio, giorno dopo giorno, divenne un fiume in piena.
Di pomeriggio, poi, prese l'abitudine di presentarsi al mio studio.
L'intento era quello di fare propaganda tra i pazienti. Arrivava, si poneva al centro della sala di attesa, e, a modo suo, iniziava ad intrattenere i presenti cercando di convincere questi ultimi a convogliare la loro preferenza sulla nostra lista.
I pazienti lo ascoltavano manifestando un convinto divertimento al punto che l'appuntamento pomeridiano divenne una regola.
Quando la mia segretaria, che lui chiamava "Giuggiolotta", cercava, anche sollecitata da me e mia moglie, di limitare queste esternazioni, lui la zittiva: "Giuggiolotta - le replicava - fai silenzio. Devi comprendere che la mia azione è rivolta al bene della società.
Anzi, devi dire al dottore, tuo datore di lavoro, di venire ad ascoltare. Lui, che di politica non capisce nulla, solo così potrà indottrinarsi".
E' ovvio, che le risate dei presenti si sprecavano.
In ultimo, io risultai il primo eletto in città e lui il secondo.
Per il successo della nostra lista, andarono al ballottaggio Viespoli e Perifano. Il candidato di Mastella fu perdente, con gioia immensa di Mario Scarinzi, convinto sostenitore della nostra lista, in quel periodo, in rotta di collisione con il leader ceppalonese.
Ricordo, quella notte, in cui, ritirandomi, trovai, nella cucina di casa mia, Mario Scarinzi che mi aspettava con mia madre. Schizzava gioia da tutti i pori.
Potrei continuare a lungo ricordando tutte le esperienze vissute con Claudio Mosè Principe che, nel grigiore della politica, portò una nota allegra.
Oggi, cosa non darei per rivivere quegli anni, anche se comprendo molto bene che talune emozioni, quando si ripetono, non siano più quelle. E' la realtà della vita."

                                                                

comunicato n.128351



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